Dall’eurofisco alle banche, la versione degli ordoliberali tedeschi

E’ bastato che il settimanale Der Spiegel diffondesse la notizia che Berlino e Bruxelles sarebbero pronte a istituire un super-ministro europeo del Bilancio perché in Germania si scatenasse la reazione contro Wolfgang Schäuble.
Dall’eurofisco alle banche, la versione degli ordoliberali tedeschi

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble (foto LaPresse)

Berlino. E’ bastato che il settimanale Der Spiegel diffondesse la notizia che Berlino e Bruxelles sarebbero pronte a istituire un super-ministro europeo del Bilancio, dotato di un proprio budget per l’Eurozona da finanziare con anche aumentando il gettito condiviso tra gli stati di Iva o Irpef, perché in Germania si scatenasse la reazione dei falchi conservatori, ostili al disegno del braccio destro della Cancelliera, Wolfgang Schäuble. Mentre dai liberali dell’Fdp si è levata una timida richiesta che sia il Parlamento europeo e non il super-ministro a graduare l’aliquota dell’addizionale, dal gruppo dei cristianodemocratici della Cdu al Parlamento europeo si è registrata una prima apertura. Non pervenuto, invece, il partito socialdemocratico. La critica più serrata alle idee del ministro delle Finanze di Berlino è arrivata invece dal cuore dell’establishment tedesco, ossia dal consiglio degli esperti in materia economica dell’esecutivo, noti come “cinque saggi”. Il loro rapporto speciale, intitolato “Le conseguenze da trarre dalla crisi greca per garantire la stabilità dell'Eurozona”, è apparso martedì scorso sul quotidiano conservatore Faz. Accanto a una valutazione positiva della gestione della crisi da parte del governo tedesco, il consiglio economico ha avanzato proposte per migliorare e completare il quadro regolatorio su quattro fronti: l’unione bancaria, i titoli di stato, la sorveglianza economica e di bilancio e le procedure di insolvenza.

 

Per quanto riguarda l’unione bancaria, i saggi chiedono di istituire una vigilanza slegata dalla Banca centrale europea soprattutto per la concessione di crediti di emergenza (Ela) e invitano a dare attuazione quanto prima al meccanismo del bail-in (il salvataggio delle banche a opera di creditori e azionisti) e al fondo di risoluzione unico; per i titoli di stato il consiglio sostiene la tesi del capo della Bundesbank, Jens Weidmann, per cui essi non dovrebbero godere di trattamento regolatorio preferenziale rispetto ad altri titoli, in modo da evitare che le banche commerciali investano troppo allegramente in bond pubblici. Per il resto, i saggi sostengono la necessità che l’Eurozona si doti di un meccanismo per l'uscita di uno stato membro dall’Unione economica e monetaria, mentre giudicano affrettati gli ulteriori passi verso forme di integrazione economica e politica. Un governo dell’economia come vorrebbero i francesi è la via maestra verso la Transferunion, un’unione fondata su trasferimenti finanziari permanenti dei paesi ricchi ai paesi poveri. Secondo i saggi, gli stati membri dell'Eurozona finirebbero per trarre vantaggio dalle misure varate con le risorse comuni – tra le quali si ipotizza anche un’assicurazione comune contro la disoccupazione – senza cedere sovranità sulla sorveglianza dei bilanci nazionali. Il consiglio economico ricorda insomma a Schäuble le tesi care agli ordoliberali, secondo cui una “comunità di stabilità” (Stabilitätsgemeinschaft) è necessariamente apolitica e si regge su un quadro di regole e obiettivi chiari: inflazione a un tasso inferiore il 2 percento, finanze pubbliche sane, divieto di bail-out e bilancia dei pagamenti sostenibile. A un controllo severo, che spetta innanzitutto al mercato e non a istituzioni politiche, devono in ultima istanza fare riscontro sanzioni certe.

 

[**Video_box_2**]L’esponente di minoranza del consiglio economico, il keynesiano Peter Bofinger, è invece dell’avviso che, per essere stabile, la comunità non possa operare senza una guida poltica e un controllo democratico. Dello stesso avviso Marcel Fratzscher, presidente dell’istituto economico Diw di Berlino. Ad oggi, è la Bce a garantire che l’Unione rimanga in piedi, ma se si vuole evitare di delegare alla Banca centrale compiti che non le sono propri non ci si può semplicemente fidare dei mercati (che hanno dimostrato di essere alquanto irrazionali) ma occorre porre le basi per un’unione politica, con organi europei che godano di una qualche forma di legittimazione democratica per controllare e imporre restrizioni di sovranità.

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