C’è un’idea a Berlino

Gli intellò italiani, presi dal fascinoso Varoufakis, sottovalutano Schäuble

Il ministro tedesco apre a un’unione fiscale. I difensori di Atene ironizzano sull’“eurotassa”. I Madoff della democrazia hanno di che trastullarsi anche sotto l’ombrellone, il tandem Varoufakis-DSK promette sfracelli. Così si perde un treno? Eccezioni: Padoan e Visco.
Gli intellò italiani, presi dal fascinoso Varoufakis, sottovalutano Schäuble

Wolfgang Schäuble (foto LaPresse)

Roma. Che cosa si porta a mezza estate tra gli intellò de sinistra (e non solo), un po’ a secco di suggestioni economico-politiche dopo la sconfitta in Grecia, e senza un Thomas Piketty pronto all’uso con capitale e diseguaglianze varie? Certo, nella borsa da mare l’enciclica papale potrebbe tornare buona; e le brigate Kalimera vorrebbero riorganizzarsi in spiaggia, vedi l’appello del manifesto alla sollevazione dei popoli mediterranei. Ma niente paura. C’è una nuova stirpe di Avengers che non dorme mai, come quelli della Marvel, e la star è ovviamente e sempre Yanis Varoufakis: l’ex ministro delle Finanze greco si ripropone in team con Dominique Strauss-Kahn, fresco consigliere di Raúl Castro, e – ci informa Repubblica – assieme al Nobel Joseph Stiglitz “sono l’anima di un nuovo movimento transeuropeo che è la novità del momento”. Mentre all’estremo opposto del campo di gioco è pronto il nemico di sempre. Un evergreen: il rilancio della questione tedesca, e con la Merkel “buona” e per giunta in caduta dalle sedie, l’odiato crucco assume decisamente le sembianze di Wolfgang Schäuble. Il ministro delle Finanze di Berlino propone un fondo europeo da finanziare con quote di imposte, cioè un passo avanti verso quella cessione di sovranità che tutti hanno sempre rimproverato alla Germania egemonica di non volere? Ebbene, qui l’idea diviene automaticamente “un’eurotassa”, anzi “una super-eurotassa”: da Repubblica a Libero, ai blog grillini a Gad Lerner, fino a Matteo Salvini (“Con noi al governo non passerebbe mai!”).


Il dibattito italiano si divide su uno Schäuble ulteriormente affamatore di europei e uno che invece bluffa volendo invece dar fuoco all’Europa, una sorta di Grexit-Valhalla.

 

Così i Madoff della democrazia hanno di che trastullarsi anche sotto l’ombrellone, il tandem Varoufakis-DSK promette sfracelli. Intanto la pressione è costante: l’ultima dell’ex ministro rock è la diffusione delle telefonate. “In nome della trasparenza e del dialogo”, il sito finanziario londinese open-minded Omfif (Official monetary and financial institutions forum) pubblica quelle di inizio luglio nelle quali Varoufakis parla di una valuta greca parallela all’euro. Cosa dimostra? Niente, come lo streaming grillino. Fatto è che sulla scena resta lui, e in Italia trova pure l’omaggio di due esponenti delle classe dirigente altoborghese come l’ex ministro Giulio Tremonti e l'economista Paolo Savona, che indirizzano a Varoufakis e a DSK una lettera aperta – che abbiamo pubblicato sul Foglio sabato scorso – “Caro Yanis, Caro Dominique”, ricordando che “la vita non è solo un differenziale di tassi d’interesse”.

 

Gli Avengers smentiscono contatti con Marine Le Pen, mentre Rep. assicura che “ci sono e continuano” quelli con il Movimento cinque stelle. L’ultimo adepto è però Oskar Lafontaine, “stagionato ma vigoroso leader della sinistra tedesca della Linke”. Difatti l’obiettivo non è tanto far tesoro dell’esperienza greca, troppo semplice (esperienza che invece interessa oltre confine, e preoccupa gli ex gemelli spagnoli di Podemos in calo di consensi mentre sotto il governo Rajoy aumenta il pil e cala la disoccupazione; quisquilie); si tratta invece di trasformare il caso greco in un caso tedesco. La proposta Schäuble così assume tinte forti. Né importa che sia discussa in Germania e fuori: i cinque consiglieri indipendenti del governo tedesco si sono espressi contro, come già fecero per la politica commerciale della Merkel. Mentre ieri il Corriere della Sera riportava l’opinione di Pier Carlo Padoan consegnata al Financial Times: “Idea interessante quella di Schäuble, a condizione che la politica fiscale comune risponda a un Parlamento eletto”. Il ministro l’aveva anticipato nell’intervista al Foglio del 22 luglio: “Sull’idea del collega tedesco Schäuble di un superministro delle Finanze dell’Eurozona, precisa: ‘Ulteriori cessioni di sovranità presuppongono la costituzione di un’autorità politica, democraticamente legittimata a decidere almeno su quegli ambiti che le sarebbero delegati’”. Il giorno dopo, sempre con il Foglio, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aveva osservato che “una moneta non può rimanere senza stato. Bisogna pensare all’unione politica, che non può che passare attraverso la tappa intermedia dell’unione di bilancio”. L’establishment dichiaratamente europeista italiano pare deciso, vuole andare a “vedere” cosa c’è davvero dietro le parole del ministro tedesco. Invece intellò e giornaloni pronti alla lotta, cosa scoprono? Non gli è bastato Tsipras?

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