"Diritto alla conoscenza". Le ragioni dell'economia comportamentale per la sua promozione

L'annuncio del ministero della Salute italiano che intende apporre immagini raccapriccianti sui pacchetti di sigarette, così da scoraggiarne l’acquisto? Secondo Cass Sunstein, giurista dell’Università di Chicago, “spinte gentili sono quegli approcci che influenzano le decisioni pur salvaguardando la libertà di scelta”.

Oggi, come ogni lunedì, su Radio Radicale è andata in onda la mia rubrica "Oikonomia". Qui potete ascoltare l'audio, di seguito invece il testo

 

La scorsa settimana ho introdotto il concetto di “spinte gentili” a proposito dell’annuncio del ministero della Salute italiano che intende apporre immagini raccapriccianti sui pacchetti di sigarette, così da scoraggiarne l’acquisto. Secondo Cass Sunstein, giurista dell’Università di Chicago che ha lavorato dal 2009 al 2012 per l’Amministrazione Obama, “spinte gentili sono quegli approcci che influenzano le decisioni pur salvaguardando la libertà di scelta”. La “gentilezza” è il tratto distintivo rispetto alla minaccia di una condanna penale, inflitta a chi non si allaccia le cinture di sicurezza in auto; come pure non rientrano nella categoria della “spinta gentile” un aumento delle tasse sulle sigarette, perché modifica gli incentivi economici, o una multa. Abbiamo però visto come le “spinte gentili” del Governo possano sfociare in atteggiamenti paternalistici, vuoi impressionando la psiche degli individui, vuoi addirittura coartandone i comportamenti.

 

Oggi vorrei discutere di un tipo di “spinta gentile” che non ha effetti collaterali paternalistici, e che piuttosto ha un nesso stretto con quello che i Radicali chiamano “diritto alla conoscenza”, e di cui verosimilmente si discuterà oggi a Roma durante una conferenza convocata dal Partito radicale nonviolento, intitolata appunto “Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l'affermazione del Diritto alla Conoscenza”.

 

Sunstein infatti, nel suo libro intitolato “Semplice. L’arte nel governo nel terzo millennio” (Feltrinelli), sostiene che la divulgazione di informazioni da parte delle autorità pubbliche è “classificabile come spinta gentile”, e che di per sé può essere “uno strumento di regolazione a basso costo e a elevato impatto che può sostituire o completare altri approcci”. Dirò dopo perché, ma inizio da due esempi pratici. Il giurista cita il caso di data.gov, un sito web costruito dall’Amministrazione americana per “democratizzare i dati”, e più in generale la “Open government initiative” concepita da Washington sapendo che sviluppatori privati avrebbero esaminato ed elaborato i dati messi a disposizione. Un altro caso che merita di essere segnalato è quello di “Open Budget” in Israele. Open Budget nacque nel 2010, dopo che un grande incendio aveva investito il Monte Carmelo nel paese mediorientale; seguirono polemiche sui media tra i vigili del fuoco e il governo di Gerusalemme a proposito di presunte carenze di risorse; alcuni cittadini si misero in testa di voler capire chi avesse davvero ragione. Un obiettivo praticamente impossibile da raggiungere, visto la scarsità e la confusione dei dati disponibili sul bilancio pubblico. Questi attivisti fondarono così il sito “Open Budget” nel 2011, quando finalmente ottennero da alcuni parlamentari la possibilità di rendere pubblico il dettaglio almeno del bilancio di previsione, cioè del bilancio che registra le risorse finanziare che si prevede saranno acquisite ed erogate dallo Stato nell’anno successivo. Rendere fruibili dati che sono forniti in formati diversi dalle autorità, poi anche graficamente accessibili, richiese molto lavoro; ma alla fine il governo israeliano rispettò la parola data e consegnò, prima della discussione parlamentare, il bilancio di previsione per l’anno 2013-2014. Il dibattito pubblico ne uscì decisamente arricchito. Tuttavia nei mesi successivi si scoprì che, durante l’anno, quel bilancio di previsione spesso cambia sulla base di trasferimenti diretti da una posta di bilancio all’altra, trasferimenti avallati dal Tesoro e che il Parlamento approva senza nemmeno dibattere. Alla fine del 2014, dopo le pressioni degli autori di Open Budget, congiunte con quelle di singoli legislatori, il Tesoro ha iniziato a condividere anche i dati di questi trasferimenti con qualche anticipo rispetto alla discussione nelle Commissioni parlamentari. Questo a sua volta ha consentito ai gestori del sito, che ricordo sono privati cittadini, di renderlo ancora più efficace nel seguire l’andamento e l’allocazione della spesa pubblica e quindi più accattivante e utile per gli utenti.

 

D’altronde, secondo Sunstein, la divulgazione di informazioni pubbliche ha almeno tre effetti che consentono di caratterizzare questo processo come una “spinta gentile”. Il primo effetto è sintetizzato dallo storico giudice della Corte suprema americana Louis Brandeis, secondo cui la luce del sole agisce come “il migliore dei disinfettanti”. Detto altrimenti: “La sensibilità dell’opinione pubblica e la funzione di controllo che esercita incoraggiano sia gli individui sia le istituzioni a operare meglio”. Non a caso un premio Nobel per l’Economia come Amartya Sen ricorda che non esiste paese con elezioni democratiche e libertà di stampa in cui si sia mai verificata una carestia. “Un secondo fine della divulgazione – scrive Sunstein – sta nel fornire alla gente informazioni facilmente reperibili e utilizzabili. Ciò non h nulla a che vedere con la responsabilità e il miglioramento delle prestazioni; riguarda, piuttosto, la diffusione di informazioni che consentano alle persone di compiere scelte migliori in materia di alimentazione, cura dei bambini, automobili, energia, salute, investimenti e altro”. Un esempio è la decisione del presidente democratico Clinton, adottata nel 2000, di non criptare più i segnali del Global positioning service (Gps); essa consentì a milioni di persone di prendere decisioni informate sul percorso da seguire alla guida di un’auto o di una barca.

 

“Un terzo obiettivo della divulgazione è quello di migliorare le decisioni prese dal governo – osserva infine Sunstein – garantendo che i suoi funzionari abbiano accesso a tutte le informazioni rilevanti disperse tra i cittadini”. L’ex dirigente dell’Amministrazione obamiana ricorda a questo proposito l’insegnamento di Friedrich von Hayek, anche lui Premio Nobel, che avvertiva come “nessun pianificatore governativo, per quanto esperto e animato dalle migliori intenzioni, potrà mai possedere tutto il sapere della società, per il semplice fatto che il sapere umano è per sua natura molto disperso”. Tre ottime ragioni, insomma, per ampliare lo spettro del diritto alla conoscenza, cioè della divulgazione di informazioni da parte delle Pubbliche amministrazioni.

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