Oibò! Conversione à la Tsipras dei magistrati tarantini su Ilva

La corsa della magistratura tarantina per calmare il conflitto con il potere esecutivo attorno all’acciaieria pare cominciata ieri. Il confronto dei vertici della procura di Taranto con il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola.
Oibò! Conversione à la Tsipras dei magistrati tarantini su Ilva

Lo stabilimento dell'Ilva di Taranto (foto LaPresse)

Roma. La corsa della magistratura tarantina per calmare il già acuto conflitto con il potere esecutivo attorno all’acciaieria Ilva pare cominciata ieri. I vertici  della procura di Taranto hanno avuto un confronto “tecnico-giuridico” davanti al procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, che è competente anche per il distretto tarantino, per chiarire “una situazione che ha generato una serie di equivoci per notizie riportate sui giornali e non filtrate nel modo più opportuno” e arrivare alla “massima convergenza” per un provvedimento che tuteli “diritto alla salute e mantenimento del posto di lavoro”. La vicenda è quella dell’altoforno 2, il penultimo in funzione al siderurgico, sequestrato dopo un incidente mortale a giugno e tenuto in attività grazie a un decreto governativo cui la magistratura tarantina ha però opposto dubbi di incostituzionalità chiedendo il vaglio della Corte costituzionale. L’incontro restituisce l’idea di una spaccatura tra i magistrati.

 

Il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, ha infatti sostanzialmente sostenuto lo stesso parere del giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, dicendo che il decreto del governo è efficace fintanto che non si arriva a un pronunciamento della Corte costituzionale; come d’altronde previsto dall’ordinamento che considera più forte il provvedimento di legge rispetto al provvedimento giurisdizionale. Sebastio, prossimo alla pensione, la pensa all’opposto rispetto alle azioni intraprese nei suoi uffici. Il pubblico ministero, Antonella De Luca, il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e il giudice per le indagini preliminari, Martino Rosati, hanno infatti mandato avanti il custode giudiziario sostenendo che l’operatività dell’altoforno era fonte di pericolo e andava subito vietata, superando di fatto il decreto. Il che la dice lunga sul clima in cui oggi al Tribunale di Taranto si deciderà il rinvio a giudizio o l’archiviazione per i 47 imputati per “disastro ambientale” coinvolti nell’inchiesta “Ambiente svenduto” dalla quale sono originati i primi sequestri nell’estate 2012. Alla fine dell’incontro una fonte anonima a conoscenza dei colloqui, contattata dall’agenzia Agi, ha inteso di quietare i toni (“non c’è accanimento giudiziario”) ed è emerso il tentativo di cercare una “via d’uscita” per evitare un insidioso pronunciamento della Corte costituzionale nel merito sulla liceità del decreto a favore dell’Ilva controfirmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, già docente di Diritto costituzionale a Palermo, componente della stessa Corte costituzionale (fino al giorno dell’elezione al Quirinale) e oggi presidente del Csm. Dall’organo di autogoverno della magistratura si segnalava “attenzione” e “preoccupazione” per l’incontro di ieri, così il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini.

 

Il piano che filtra dalle indiscrezioni per fare cadere i dubbi di incostituzionalità consisterebbe nel giungere alla conversione in legge, pare senza modifiche, del cosiddetto decreto a favore dell’Ilva – in realtà delle norme inserite nel decreto fallimenti oggi all’esame della Camera su cui il governo ha posto la fiducia; voto finale venerdì – dove si stabilisce che l’esercizio di un’impresa strategica “non è impedito dal provvedimento di sequestro”. Tanto, in teoria, dovrebbe bastare a evitare che il conflitto venga sollevato di nuovo. Tuttavia resta da capire se all’atteggiamento conciliante della procura tarantina corrisponderanno i fatti. E’ previsto un incontro tra procura e gli avvocati dell’Ilva per affrontare la situazione dell’altoforno 2. Sarebbe notevole se i magistrati tarantini cambiassero posizione arrivando a un accordo senza immaginare una contropartita. Il segretario generale della Anm, potente sindacato di categoria, Maurizio Carbone, attualmente sostituto a Taranto, nell’immediatezza del decreto ha parlato di una “contrapposizione tra potere giudiziario e potere legislativo”. Si potrebbe parlare dunque di una conversione degna del premier greco Tsipras davanti alla Troika se davvero i magistrati che consideravano l’Ilva come un avversario, o come un “mostro d’acciaio” sulla città, cambiassero del tutto opinione e logica d’azione nel momento in cui il siderurgico è prostrato. Mai dire mai.

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