Spinte gentili, no grazie

Il pacchetto di sigarette raccapricciante e le vie infinite del paternalismo
Spinte gentili, no grazie

Dal ministero della Salute è stata annunciata una stretta sul fumo di sigarette: entro la fine dell’anno sarà imposta per esempio la pubblicazione di immagini choc sui pacchetti che ne dovranno essere ricoperti almeno al 65 per cento, perché così prescrive la versione fumosa del Trattato di Maastricht. In America misure simili sono chiamate “spinte gentili” (“nudge”, in inglese): “Un approccio cioè che non costringe nessuno a fare alcunché e salvaguarda la libertà di scelta di ognuno, ma che ha il potenziale di rendere la gente più sana, più ricca, più felice”, come da definizione del teorico Cass R. Sunstein, dal 2009 al 2012 arruolato nell’Amministrazione Obama. La spinta sarà pure “gentile”, nel senso che comunque tutti resteremo liberi di acquistare il pacchetto di sigarette in questione, ma il dubbio sulla natura e sull’efficacia della norma è più che legittimo.

 

Qui siamo oltre la mera esposizione di informazioni adeguate sugli effetti del fumo; in corso c’è piuttosto un tentativo deliberato di spaventare i cittadini, catturandone l’attenzione. Benessere e autonomia dell’individuo non possono che essere coartate da tale paternalismo. Per di più espresso in forma particolarmente odiosa, visto che i fumatori ricaveranno pure un piacere infinito da un tiro di sigaretta, ma lo stato italiano già oggi ricava molti soldi dal fumo. Sull’efficacia della norma dal punto di vista della salute, poi, è lecito dubitare; negli Stati Uniti, per esempio, gli studi sugli effetti dimagranti delle etichette caloriche per cibi e bevande hanno risultati contrastanti. Lo stato contemporaneo saprà pure essere “gentile”, ma ogni volta che si mette in testa di dover “spingere” l’individuo ci appare all’improvviso un po’ torvo.

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