Il partito di Schäuble

La Grexit fa proseliti al Bundestag e il superministro conquista un manipolo di sessanta deputati. Intanto l'idea di un'uscita dall'euro della Germania circola pure in ambienti del Fondo monetario internazionale, per Berlino è il "piano C".
Il partito di Schäuble

Roma. Con 439 sì, 119 no e 40 astenuti, il Bundestag ha dato ieri il via libera all’avvio dei negoziati con il governo di Atene per l’adozione di un terzo pacchetto di salvataggio. Nel corso della sessione straordinaria, la cancelliera Angela Merkel e il suo braccio destro, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, si sono difesi dalle pesanti critiche delle opposizioni e anche di parte dei socialdemocratici. Sotto accusa c’erano la gestione e l’esito delle trattative condotte nella notte tra il 12 e il 13 luglio scorso, prima in sede di Eurogruppo e poi di summit tra i 18 capi di stato e di governo europei. Per l’opposizione, la durezza del governo federale nei confronti di Atene avrebbe contribuito a rafforzare l’immagine negativa della Germania all’estero.

 

A differenza di quanto accaduto a Bruxelles a inizio settimana, la Merkel e Schäuble sono apparsi molto coesi, sia nei modi, sia nei contenuti. Durante il suo discorso, Merkel ha ringraziato affettuosamente Schäuble per gli sforzi profusi, provocando un lungo battimani nella parte destra dell’emiciclo dove siedono i deputati della Cdu/Csu. La tanto discussa ipotesi avanzata da Schäuble di una Grexit temporanea ha infatti provocato molti più maldipancia agli alleati dell’Spd che non al gruppo cristiano-democratico e cristiano-sociale. Merkel ha spiegato che l’uscita della Grecia dall’euro è stata scongiurata fino all’ultimo e che la Grexit temporaneo era parte di un piano B portato al tavolo delle trattative, nel caso in cui queste si fossero arenate. Con il loro “no” all’avvio del negoziato, 50 deputati democristiani hanno però fatto capire che la tanto criticata boutade di Schäuble è una strada condivisa da larghe fette di elettorato.

 

Così, circa il 15 per cento del gruppo parlamentare dell’unione Cdu/Csu pensa che la Grecia debba ripudiare parte del suo debito e uscire dall’Eurozona. Mai prima d’ora così tanti deputati avevano voltato le spalle al leader del proprio partito in un voto sugli aiuti alla Grecia. Sia Merkel, sia Schäuble ribadiscono tuttavia che non potrà esservi alcun taglio del debito ellenico detenuto dai creditori pubblici, fin quando Atene sarà nell’euro. A proibirlo sarebbe l’art. 125 del Trattato di Lisbona, in base al quale il bailout di uno stato membro è vietato nella misura in cui esso fa venir meno i presupposti per il consolidamento fiscale. Un taglio del debito avrebbe effetti deleteri perché ridurrebbe l’incentivo a mantenere la finanza pubblica ellenica in ordine. Secondo Berlino, così facendo, si trasformerebbe l’Unione economica e monetaria in una Transferunion, un’unione di trasferimenti permanenti da parte degli stati del nord a quelli del sud. A quel punto, l’Unione come “comunità giuridica” (Rechtsgemeinschaft), ha detto Merkel, si dissolverebbe. Fatto sta che Fmi e Bce insistono per sgravare Atene del suo enorme stock di debito.

 

[**Video_box_2**]Se le riforme greche non dovessero dare i loro frutti, la cancelliera Merkel potrebbe anche cambiare idea e sostenere apertamente un haircut. A quel punto però Schäuble difficilmente rimarrebbe al suo posto. Viceversa, se il governo tedesco dovesse mantenere la linea dura, di fronte all’ipotesi di un taglio del debito senza Grexit, Berlino potrebbe anche sbattere la porta, provocando il cosiddetto “Dexit”, ossia l’uscita della Germania dall’euro. Per quanto remota, questa ipotesi è sostenuta  dagli euroscettici dell’AfD ed è stata suggerita ieri anche da Ashoka Mody, già capo missione del Fmi nell’Irlanda post collasso, con un corsivo su Bloomberg.

 

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