Pensateci bene, prima di esaltare la "vittoria della democrazia"

La democrazia deve guardarsi le spalle costantemente da un un nemico infido e insidioso, il populismo, quel fenomeno che spaccia per democrazia l’isteria collettiva, la perdita di contatto con la realtà e la demagogia. Ieri in Grecia nessuno ha reso omaggio alla democrazia, quella vera.
Pensateci bene, prima di esaltare la "vittoria della democrazia"

Sostenitori del "no" al referendum greco festeggiano in piazza per la vittoria (foto LaPresse)

“Nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia”. Con queste parole Norberto Bobbio avvertiva del pericolo di trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia di-retta. La preoccupazione principale del filosofo torinese era quella di salvaguardare la specializzazione del lavoro dell’élite di governo e di non affidare al cittadino comune l’incombenza di essere chiamato quotidianamente a esprimere il proprio voto su questioni di particolare complessità.

 

La democrazia rappresentativa, del resto, consente, come ben aveva inteso Benjiamin Costant, di affidare ad alcuni individui (i rappresentanti) ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini non può e non vuole fare perché interessata a esercitare la libertà dei moderni, la libertà, cioè, di occuparsi degli affari ordinari della vita privata senza essere continuamente costretta a sviscerare il merito degli affari pubblici per potere partecipare alle decisioni collettive.

 

Karl Popper un secolo dopo, pur avendo avvertito la necessità di contrastare l’idea di democrazia come governo dei migliori, ha ritenuto che l’essenza dei regimi democratici non risiede nel governo del popolo, sotto forma di esercizio diretto della sovranità, ma nella possibilità per i cittadini di sbarazzarsi pacificamente e senza spargimento di sangue dei governanti giudicati incapaci.
Come ha correttamente ritenuto Giovanni Sartori la democrazia diretta avrebbe bisogno di un demos davvero informato e competente, altrimenti “povera democrazia e poveri noi!”.

 

Eppure, nonostante la dottrina e la storia abbiano dimostrato come la democrazia rappresentativa sia uno dei frutti migliori dell’evoluzione delle istituzioni sociali dell’occidente, la proposta di Alexis Tsipras di utilizzare il referendum popolare per decidere se la Grecia debba accettare le condizioni proposte dai creditori internazionali ha letteralmente ringalluzzito i teorici nostrani della democrazia diretta. I regimi pseudo democratici (compreso quello italiano naturalmente) dove a decidere non sia direttamente il popolo sovrano sono stati additati al pubblico ludibrio. “Quella greca è  vera democrazia!”: questo è stato il leitmotiv degli ultimi giorni di quanti si ritengono interpreti ultimi ed esegeti impeccabili della democrazia del nuovo millennio.

 

Nessuno dei novelli “ateniesi” però si è fatto carico di spiegare come dovrebbe funzionare in epoca di società di massa questa nuova agorà, né come si dovrebbero superare le obiezioni di chi, Bobbio fra i tanti, ritiene che la democrazia rappresentativa sia la sola forma di democrazia esistente e funzionante.

 

[**Video_box_2**]Neppure viene spiegato, al di là di slogan e frasi ad effetto buone per qualche comizio virtuale, perché, ad esempio, l’articolo 1 della nostra Costituzione repubblicana impone al popolo di esercitare la sovranità entro “limiti”  e secondo  “modalità” definite all’interno della medesima Carta fondamentale, o perché ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato (67 Cost), oppure perché non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali (75 Cost), perché la funzione legislativa è esercitata dalle camere e non dal popolo direttamente che non può vantare alcuna corsia preferenziale per le proprie istanze (70 Cost) e perché, infine, non si fa luogo a referendum sulle leggi di revisione della Costituzione allorché queste siano state approvate nella seconda votazione con la maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna camera (138 Cost).

 

La risposta è semplice: la democrazia deve guardarsi le spalle costantemente da un un nemico infido e insidioso, il populismo, quel fenomeno che spaccia per democrazia l’isteria collettiva, la perdita di contatto con la realtà e la demagogia. Ieri in Grecia nessuno ha reso omaggio alla democrazia, quella vera.

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