La Grecia ha detto "no". Ieri Tsipras ha vinto, oggi è un altro giorno. E Varoufakis si dimette

I festeggiamenti in piazza per il rifiuto (via referendum) delle proposte sui creditori. Il ministro delle Finanze: "Lascio per aiutare il premier". Ecco come si complicano adesso i rapporti tra Atene e le altre capitali europee.
La Grecia ha detto "no". Ieri Tsipras ha vinto, oggi è un altro giorno. E Varoufakis si dimette

Il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, parla alla stampa subito dopo l'esito del referendum (foto LaPresse)

Sui circa 6 milioni di greci che domenica si sono recati alle urne, alla fine il 61,31 per cento di loro ha detto "no", o "oxi" alle condizioni proposte dai creditori per continuare a offrire aiuti internazionali ad Atene. Una vittoria più larga del previsto per la posizione di sfida a Bruxelles e alle altre capitali sostenuta dal governo greco di Alexis Tsipras; contrariamente a quanto previsto dai sondaggi, quasi fino all'ultimo incerti su a chi assegnare la vittoria, soltanto il 38,69 per cento ha detto "sì", o "nai".

 

Dire "no" ai creditori internazionali – stati dell'Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale – equivale dunque a un sonoro "no" alla moneta unica? Molti leader europei, alla vigilia, avevano detto che questo sarebbe stato il senso ultimo della consultazione referendaria. Incluso il premier italiano Matteo Renzi che aveva parlato di "derby" tra euro e dracma. Tsipras invece ieri sera, parlando alla nazione con un messaggio televisivo, ha ribadito la volontà del paese di restare nell'euro e nell'Eurozona; ha ribadito però che la sua posizione negoziale, che lo scorso 26 giugno lo aveva spinto ad abbandonare il tavolo brussellese delle trattative per convocare a sorpresa questo referendum consultivo, sarà adesso ulteriormente rafforzata dal risultato della votazione.

 

Cosa succede adesso in Grecia? I festeggiamenti a piazza Syntagma, nel centro di Atene, sono andati avanti fino a notte fonda. Tanti i giovani presenti; le bandiere più sventolate sono state quelle della Grecia, appunto, mentre non si sono viste bandiere europee. "Occorre formare un forte fronte nazionale per trovare una soluzione" alla crisi greca, ha detto il premier greco Tsipras il quale in precedenza aveva detto che avrebbe chiesto al Presidente della Repubblica di convocare per lunedì mattina un incontro dei leader dei partiti politici greci. "Dobbiamo subito andare avanti - ha detto Tsipras al presidente Prokopis Pavlopoulos - Dobbiamo creare un forte fronte nazionale per ricercare una soluzione immediata". A sorpresa, stamattina, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, "il dilettante" come l'avevano definito i colleghi europei, ha rassegnato le proprie dimissioni "per aiutare Tsipras nelle trattative". "Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell'Eurogruppo e di 'partner' assortiti per una mia 'assenza' dai loro vertici, un'idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un'intesa", ha detto Varoufakis.

 

Cosa succede ora in Europa? Non l'ha presa bene Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell'Eurogruppo, che già ieri sera in un comunicato ha così commentato: "Il risultato del referendum è deplorevole per il futuro delle Grecia". Secondo il presidente dell'Eurogruppo, l'introduzione di difficili misure e riforme è "inevitabile" per l'economia greca. Questa mattina i presidenti della Commissione europea Jean-Claude Juncker, del Consiglio europeo (e dei leader dell'Eurozona) Donald Tusk, dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e della Banca centrale europea Mario Draghi si riuniranno in teleconferenza per discutere della situazione in Grecia. Per domani pomeriggio, inoltre, il Presidente del Consiglio Europeo Tusk ha ufficialmente convocato un summit dei Capi di stato e di governo dell'eurozona per le 16.

 

[**Video_box_2**]Il Grexit è lo scenario base. Entusiasmo in piazza, mentre le Borse asiatiche già subiscono i contraccolpi dell'incertezza generata dal referendum e mentre gli analisti di JpMorgan e Barclays scrivono che da ora l'ipotesi più probabile diventa l'uscita di Atene dall'Eurozona. Tutto dipenderà, almeno nelle prossime ore, dalle decisioni che saranno prese dalla Bce di Draghi: senza ulteriori iniezioni di liquidità alle banche elleniche, queste ultime potrebbero vedere i loro problemi di liquidità trasformarsi in problemi anche più gravi di insolvenza. A quel punto chi potrà intervenire a ricapitalizzarle? Uno stato greco che non riesce nemmeno a pagare i suoi debiti? E con quali soldi. Ed ecco che si ricomincia a parlare con maggiore insistenza della stampa di una nuova valuta.

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