Che cosa si dice in Asia della Grecia

I risultati del referendum greco sulle proposte dei creditori internazionali hanno influenzato le Borse asiatiche. E non c’è solo un problema di mercati, ma anche geopolitico. Gli attori principali dell’area asiatica hanno iniziato a riflettere sulle conseguenze della Grecia dentro o fuori l’Europa.

Che cosa si dice in Asia della Grecia

I risultati del referendum greco sulle proposte dei creditori internazionali hanno influenzato le Borse asiatiche. E non c’è solo un problema di mercati, ma anche geopolitico. Gli attori principali dell’area asiatica hanno iniziato a riflettere sulle conseguenze della Grecia dentro o fuori l’Europa, della Grecia con la dracma o con l’euro, del pericoloso precedente e di un’Europa indebolita economicamente e politicamente. Analizziamo paese per paese le reazioni.
 

CINA.   La prima dichiarazione ufficiale di Pechino dopo il referendum in Grecia è quella del ministro degli Esteri Cheng Guoping: “Ritengo che con lo sforzo di tutte le parti la situazione economica della Grecia cambierà, perché la capacità o meno di gestire questa crisi avrà un impatto importante non solo sulla Grecia e sul suo popolo ma sul mondo intero”. Tradizionalmente, è difficile che la Cina si occupi/preoccupi o prenda posizioni ufficiali su crisi che avvengono al di fuori dei propri confini. Per la Grecia, invece, sì: “La Cina vuole che la Grecia resti nell’Eurozona”, ha detto oggi ufficialmente Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino.  E un editoriale del Global Times lo conferma (con bacchettata a Bruxelles).
Del resto, è prevedibile che la Cina abbia l’interesse di tutelare lo status quo. Da una ventina di giorni l’indice  Shanghai Composite è in caduta libera, la Borsa cinese sull’ottovolante. Il fatto che la bolla del mercato azionario possa scoppiare da un momento all’altro produce un panico irrazionale, che il governo di Pechino sta tentando di contenere immettendo liquidità. Allo stesso tempo, la Cina è esposta in Europa, dopo aver acquistato negli ultimi cinque anni una bella fetta di bond europei (2,5 miliardi di euro, stima Reuters) . Secondo Goldman Sachs, nel caso del peggior scenario greco, l’export cinese si contrarrebbe del 2,2 per cento. Il Dragone si muove su due piani, quindi: il mercato internazionale e – molto ben separato – quello interno. Secondo l’economista Fan Mingtao dell’Accademia cinese di Scienze sociali di Pechino, la Cina potrebbe aiutare la Grecia direttamente, “con Asian Infrastructure Investment Bank e la Silk Road Economic Belt”.
In un’intervista alla Stampa, Romano Prodi ha detto che un intervento della Cina (e dell’America) eviterà il crollo dell’euro.
 

GIAPPONE. Subito dopo i risultati del referendum, il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha diffuso un comunicato. Proprio come il Segretario Capo di Gabinetto Yoshihide Suga, Kuroda si è affrettato a dire che i rapporti commerciali tra Giappone e Grecia sono “estremamente limitati”. Ma nonostante questo, “il governo giapponese e la Banca del Giappone restano pienamente preparati per affrontare altri possibili sviluppi in Grecia. A questo proposito, il governo e la BoJ hanno convocato una riunione questa mattina”. Il pericolo viene infatti dalla Borsa di Tokyo: l’indice Nikkei in apertura ha perso il 2,1 per cento. E non è niente in confronto al giorno in cui Tsipras ha annunciato il referendum, una settimana fa, quando il Nikkei è sceso a -2,9 per cento, ha spiegato Kenichi Hirano della K Asset Management al Wall Street Journal. Nel frattempo però lo yen si è rafforzato, perché gli investitori hanno ridotto la loro esposizione al rischio nell’ultima settimana aumentando la domanda per la valuta giapponese. Il governo di Tokyo –  oltre a essere nel pieno delle riforme dell’Abenomics per ridurre la deflazione e affrontare l’enorme debito pubblico giapponese, spesso paragonato proprio a quello greco  – sta cercando di prepararsi al piano della Federal Reserve americana di aumentare i tassi di interesse alla fine di quest'anno.
 

COREA DEL SUD. Il mercato finanziario della Corea del sud, come quello di altri paesi emergenti, è stato colpito dal rifiuto di un nuovo accordo di salvataggio dei cittadini greci attraverso un referendum durante il fine settimana. L’attacco dell’articolo del Korea Herald sembra scritto con il disclaimer: no panic. L’indice Kospi ha aperto a -2,4 per cento. La Banca centrale coreana ha indetto una riunione d’emergenza con i membri del governo per discutere degli effetti sui mercati locali. Contemporaneamente, proprio stamattina, la Borsa di Seul ha annunciato un nuovo indice, il KTOP 30, composto dalle 30 maggiori compagnie del paese, che partirà il 13 luglio prossimo.
 

INDIA. Nuova Delhi segue con particolare interesse la crisi greca, la miglior copertura mediatica di un evento oltre asiatico. La Borsa di Mumbai ha aperto a -1,7 per cento con la rupia in ribasso rispetto al dollaro – dato peggiore da un mese. Per l’Economics Times, si tratta di una reazione istintiva dei mercati (“knee-jerk reaction”). Il governo indiano ha fatto sapere che il “no” greco sta spaventando i mercati, ma anche che “l’India è ben isolata dalla crisi, anche se la rupia potrebbe essere influenzata a causa della fuga d’investimenti” (qui il live blog del Times of India).

 

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