Le Termopili europee

“Tsipras vendica il Cav., chapeau”

Le Termopili europee. Brunetta dà la linea di Forza Italia, rimpiange di non aver resistito nel 2011e spiega come si può essere europeisti pro Tsipras.
“Tsipras vendica il Cav., chapeau”

Alexis Tsipras, Matteo Renzi e Angela Merkel (foto LaPresse)

“Renzi dice che questo non è il paradigma della nuova Europa. Bene. Bravo. Sono d’accordo”, dice Renato Brunetta. “Ma finora lui dov’è stato, cosa ha fatto? Ha dormito, mentre l’Europa è diventata un mostro, come il titano Kronos che divorava i suoi figli. Adesso Kronos-Merkel si vuole mangiare la Grecia. Nel 2011 si è mangiata Berlusconi. Perché è stata la Merkel a fare fuori Berlusconi”. 

 

Non era Bossi, che non voleva riformare le pensioni? “Stupidaggini. Non è vero. Non è vero. Il 26 ottobre mandammo a Bruxelles una lettera che era stata perfettamente accettata. Il nostro era un governo responsabile e democraticamente eletto. Solo che Berlusconi doveva pagare. E lo hanno voluto eliminare. Questa Europa dei sorrisetti stupidi tra Merkel e Sarkozy. Adesso si stanno mangiando Tsipras. Renzi, a proposito dell’immigrazione, ha detto che se questa è l’Europa, l’Europa degli egoismi e delle frontiere chiuse, allora se la possono anche tenere. Bene. Perfetto. Ma perché allora dorme? Rilanci, piuttosto. Rilanci sugli Eurobond, che sono la soluzione al problema. Faccia politica, si dia una mossa. Altrimenti poi finisce davvero che entriamo in quella terra incognita e spaventosa di cui ha parlato Mario Draghi. Si usi il fondo salva stati, dico io, come ha proposto giustamente anche Tsipras. Si usi il fondo salva stati per ristrutturare il debito di Atene. Cinque anni fa sarebbero bastati cinquanta miliardi di euro per salvare la Grecia. Nel frattempo ne abbiamo spesi molti di più. E abbiamo ottenuto solo un disastro. Si è fatto troppo tardi troppo poco, e quello che si è fatto ha finito per peggiorare la situazione. Adesso non c’è dubbio che per noi, per l’Italia, sia meglio salvare la Grecia e recuperare quei trentacinque miliardi di euro che abbiamo prestato ad Atene. Dunque, Renzi: svegliati”.

 

A Brunetta l’Europa così com’è oggi, “vale a dire un’Europa tedesca”, non piace. “Non possiamo accettare che si stringa l’imbuto dei controlli e cresca la forza di una burocrazia comunitaria sempre più occhiuta, se questo non è controbilanciato da un rafforzamento dell’unione politica dell’Europa. Fermiamo questa deriva. O, se procedono le unioni bancaria, economica e di bilancio, in parallelo deve procedere anche l’unione politica. Così non sta avvenendo nell’Europa tedesca di oggi. E di deriva in deriva si stanno svuotando gli Stati della propria sovranità nazionale”.

 

Dove è finito lo spirito originario di costruzione di un’Europa politica? “Così come già nel 1997 il Trattato di Maastricht venne profondamente modificato dai due regolamenti che costituivano il Patto di stabilità e crescita; e così come nel 2012 e nel 2013 il Six Pack e il Two Pack sono intervenuti nella legislazione europea rendendo ancora più stringenti i parametri originari di Maastricht; allo stesso modo, dal documento cosiddetto Juncker di cui si è discusso nell’ultimo Consiglio europeo, ma di cui pochi sono a conoscenza, non potrà che derivare l’ennesima limitazione della sovranità nazionale dei singoli stati a vantaggio delle burocrazie europee. Questa accelerazione è inaccettabile se non accompagnata da una altrettanto rapida ripresa della costruzione politica europea, che era il cuore dell’Europa voluta dai padri fondatori.Ci sono quattro gigantesche crisi in atto, quella del terrorismo, quella dell’immigrazione, quella della nuova guerra fredda e quella greca. Su queste quattro enormi bombe innescate, l’Europa non è capace di dare una risposta. Sul terrorismo niente, sull’immigrazione solo egoismo e sordità. Sulla guerra fredda con la Russia l’Unione ha semplicemente chinato la testa agli Stati Uniti, avallando sanzioni masochistiche che danneggiano soprattutto le nostre economie. Con Putin l’Europa ha rinunciato a un intelligente ruolo di mediazione. E poi c’è la Grecia. Ma che Europa è questa? Io chiamo queste quattro emergenze quadrifoglio tragico. Ma è il quadrifoglio il problema dei problemi, che è spuntato su una terra avvelenata, arida, senza orizzonti e senza luce, che è l’Europa di oggi. Un’Europa che ha rinunciato all’essenza per cui è nata, che è la difesa della libertà dei popoli e dei paesi che hanno sottoscritto il patto. Ho riletto la biografia di De Gasperi. E’ morto di pena quando Scelba gli ha comunicato al telefono il rifiuto della Francia, per bocca di Mendès-France, a dire di sì alla Ced, la Comunità europea di difesa. La Ced avrebbe imposto un cammino rapido verso l’unione federale. Togliatti si compiacque di sapere che De Gasperi era morto male per l’infrangersi del suo sogno. Poi è stato Monnet a portare avanti questo disegno di unità politica coordinata con quella doganale e finanziaria, e ancora Jacques Delors, l’ultimo grande presidente di Commissione, ad avere questo disegno”.

 

Impossibile per Renato Brunetta lodare Romano Prodi? “A me stanno piacendo molto le cose che Prodi scrive sulla importanza di recuperare un dialogo con la Federazione Russa e sulla necessità dell’Unione europea, e in essa dell’Italia, di ritrovare un suo orgoglio essenziale per la pace. Tutto si tiene nel quadrifoglio tragico. I problemi vanno affrontati certo uno a uno, ma bisogna essere come quei medici olistici che si interessano della persona a cui sono spuntati quei quattro bubboni”. Allora Brunetta torna alla metafora più delicata del quadrifoglio. “La terra e i quattro petali, sono un solo problema. La ‘terra incognita’ di cui parla Draghi spero proprio sia evitata, ma anche quella che abbiamo adesso, pur ben nota, non è tanto bella da viverci, con una democrazia ridotta al lumicino. Va di certo bonificata, resa fertile, e invece del quadrifoglio avvelenato ci saranno grappoli di benessere”.

 

Prosegue Brunetta: “Ci sarà dunque un’Europa unita politicamente, con maggiori spazi di democrazia, penso a un presidente della Commissione eletto direttamente, dopo una competizione vera, avrebbe maggior forza. Non sarebbe certo uno Juncker a emergere… Sarebbe una potenza vera, non ridotta a ventre di 500 milioni di consumatori, priva di qualsiasi disegno sul mondo che non sia tenersi al riparo, a cuccia, mentre fuori c’è la tempesta. Impossibile. Oggi o si percepisce una missione, un senso al proprio essere nel mondo che non sia la pura sopravvivenza, oppure letteralmente si è destinati a essere spazzati via. L’invasione in corso, il terrorismo islamico che ci morde e impaurisce, la guerra fredda che rischia di diventare cruenta: sono figlie di questa Europa chiusa in se stessa, tenuta a bada da una Merkel che non vuole una Grande Europa, ma una Grande Germania in una piccola Europa”.

 


E come fate con Salvini, che è contro l’euro? “Con la Lega costruiremo presto un programma comune, quello delle ultime elezioni l’ho scritto io assieme a loro e dunque posso anche rifarlo. Noi partiamo dal programma. E nel programma di sicuro non può esserci l’uscita dall’euro. Ma d’altra parte questo non lo chiede nemmeno la Lega. Con loro siamo d’accordo sul fatto che l’Europa non si occupa delle quattro emergenze di cui parlavo prima. Con Salvini c’è la volontà di costruire un percorso comune, di immaginare una strategia vincente che ci riporti al governo del paese. Quante opinioni diverse ci sono all’interno del Pd? E quanta distanza c’è tra il Pd e i suoi alleati di Sel? Salvini dice tante cose giuste, gli è anche concesso un bonus su cose sbagliate”.

 


Non è strano che Brunetta stia a fianco di Tsipras? “Tsipras io lo invidio, perché tiene testa agli euroburocrati, a Schäuble e alla Merkel. Se lo avessimo fatto anche noi nel 2011, quando eravamo al governo, con la legittimazione elettorale e le spalle coperte da una politica seria, avremmo potuto ottenere molte cose, e molto prima. Il mio rammarico è di non aver avuto la prontezza luciferina di contrapporci all’asse tedesco. Non siamo stati in grado di far valere la nostra forza. Al di là degli scazzi tra Berlusconi e Tremonti quello era un governo molto, molto serio. Come ha recentemente ricordato anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, oggi un minimo sforamento del rapporto deficit/pil oltre il 3 per cento espone gli Stati alla pubblica deplorazione, senza possibilità di appello, mentre il surplus della bilancia commerciale viene considerato elemento di virtuosità. Al contrario, mentre un rapporto deficit/pil eccessivo produce conseguenze tendenzialmente solo per il paese che lo genera, i surplus commerciali hanno effetti negativi devastanti sulle economie di tutti gli Stati dell’area monetaria unica. Mentre con le monete nazionali, infatti, a un aumento eccessivo del surplus commerciale di un paese seguiva sempre la rivalutazione della sua moneta, che significava un riequilibrio quasi automatico della bilancia commerciale; con la moneta unica lo Stato che consegue il surplus gode dei benefici derivanti da quest’ultimo, mentre il costo della rivalutazione della moneta ricade su tutti i paesi dell’area unica. In un’ottica di Europa solidale, pertanto, diventa prioritario sanzionare quest’ultimo comportamento, piuttosto che concentrarsi solo sul rapporto deficit/pil. Ne deriva un cambio di prospettiva nelle regole europee: l’eccesso di virtù (surplus) produce più danni dell’eccesso di deficit”.

 


Tajani, ieri, ha criticato Brunetta e Santanchè per le parole su Tsipras. “Il titolo dell’intervista sulla Stampa non corrisponde a quello che dice Tajani. E’ un titolo idiota”. Tajani critica Tsipras, dice che lui con i no global non ci sta. “Ma Tsipras è evidentemente quanto di più lontano ci possa essere da Forza Italia e dalla mia storia personale di socialista riformista. Ma Tsipras adesso sta facendo giustizia di un’ingiustizia che qualche anno fa abbiamo subito pure noi. Tutto mi divide da Tsipras, eppure la sua forza e il suo coraggio adesso m’impongono di dirgli: chapeau”. Tsipras ha scritto alla Merkel. Ha accettato un accordo molto simile a quello rifiutato pochi giorni fa. “Adesso è in corso un gioco. Juncker dice di non rompere i negoziati, Tsipras e Varoufakis hanno scritto la lettera, l’Eurogruppo si riunisce… Ma, lo ripeto, a Tsipras invidio la capacità di dire che il re è nudo, che la leadership tedesca è insopportabile. Se dopo la Seconda guerra mondiale si fosse fatto con la Germania quello che oggi la Merkel sta facendo con la Grecia, la storia sarebbe andata tutta in un altro modo. Ma per fortuna nella storia d’Europa, prima della Merkel, è sempre prevalso il buon senso e un principio di solidarietà. Adesso bisogna cambiare. E’ stata costruita un’unione monetaria senza unione politica. Questa situazione non dura. E se non ci si mette mano prima o poi esplode tutto. Premesso che le trattative sono in corso, e la situazione cambia di minuto in minuto, l’ultima lettera di Tsipras è chiara: da un lato va incontro alle richieste dei creditori sulle cose da fare; dall’altro chiede di uscire dalla mentalità della Troika e di usare il Fondo salva stati per i finanziamenti. Bene, tanto più che da anni ci chiediamo se il Fondo salva stati ha o meno una qualche utilità. E’ arrivata l’ora di renderlo finalmente operativo”.

 


Intanto emergono i populismi. “I populismi sono il frutto avvelenato dell’egemonia tedesca. La Fed americana, la Banca centrale degli Stati Uniti, ha risolto in due anni la crisi, e nel paese in cui tutto questo marasma finanziario era originariamente esploso prima di propagarsi anche in Europa. Se l’euroburocrazia sapesse risolvere il guasto, evviva. Ma non è così. Dopo sette anni di crisi, con le politiche economiche del sangue, sudore e lacrime, ancora non c’è crescita e la disoccupazione aumenta. Di conseguenza cresce anche il populismo del no euro”.

 


[**Video_box_2**]Ma Salvini è il no euro. Come Grillo. “Io sono occupato a costruire. Con la Lega abbiamo governato l’Italia per molti anni. E loro sono al governo anche nelle più ricche e industrializzate regioni, non da oggi: la Lombardia e il Veneto. La Lega è una forza di governo. Il populista è Grillo, non Salvini”. Era la Lega di Bossi. Salvini invita a ritirare i soldi dai bancomat. “Non è su una battuta che io giudico Salvini. Tra i pariolini di sinistra e lui, tra i radical chic che vogliono i campi rom e parlano di un’integrazione a spese di chi vive nelle periferie, e sanno di mentire, preferisco la sincerità di Salvini, che parlando di ruspe crede sul serio a quel che pensa, e cioè che i campi rom sono la peggior soluzione, per le periferie in cui sorgono, e per i bambini dei rom privati della scuola e costretti a concepire l’elemosina e il furto come un valore. Confermo. Meglio la ruspa di Salvini”.

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