Il modello Alexis incompatibile col business

L’alternativa alla non strategia di Syriza emerge nel “partito del sì”
Il modello Alexis incompatibile col business

Il premier greco Alexis Tsipras (foto LaPresse)

La richiesta alla nazione da parte del primo ministro greco Alexis Tsipras di rifiutare le proposte dei creditori di Atene avrà sicura presa sui militanti della frangia sinistra di Syriza, alveo dal quale lui proviene, ma non fa altro che confermare l’inquietante prospettiva di un governo al potere senza un piano né un’idea realistica di sviluppo economico. Senza un chiaro messaggio che la Grecia ha intenzione di restare nell’Eurozona accettando le obbligazioni che ciò comporta, con il consenso dei principali partiti, i pochi settori rilevanti – turismo, commercio navale, cantieristica, olivicoltura, estrazione di idrocarburi – non vedranno migliorare un clima per l’impresa, già pessimo, e cominceranno a guardare l’abisso da vicino. Le restrizioni sulla circolazione dei capitali, la chiusura temporanea delle banche, e la fuga di depositi più rapida nella storia del paese (30 miliardi di euro di uscite da gennaio) hanno dato un assaggio di quello che significa proseguire con la non strategy di Tsipras – che è figlio di un imprenditore edile vicino al Pasok. L’ibernazione del sistema creditizio deciso dalla Banca centrale europea, in conseguenza dell’abbandono delle trattative dei rappresentanti greci, ha acuito i timori degli imprenditori a livelli inediti e, secondo molti osservatori, avrà l’effetto di aumentare il consenso popolare a favore del “sì” (oscilla in una forchetta tra il 47 e il 57 per cento secondo due sondaggi diversi). Non a caso Yiannis Boutaris, 72 anni, uno dei principali imprenditori vitivinicoli e sindaco di Salonicco (lista indipendente), con buoni rapporti in Germania e Turchia, è tra i principali promotori della campagna “Sì alla Grecia, sì all’euro” da lui presentata giovedì al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos.

 

Le sedi della Confederazione greca del turismo sono il centro nevralgico della campagna referendaria appoggiata, tra gli altri, da camere di commercio, associazioni imprenditoriali, liberi professionisti preoccupati del salto nel profondo mare blu offerto da Tsipras. Il turismo è uno dei settori attraenti per i fondi di private equity stranieri che sviluppano resort, quest’anno è promettente dopo il record dell’anno scorso ma gli albergatori si chiedono se i clienti avranno problemi a prelevare. Problema tutto sommato marginale rispetto a quello di un produttore d’olio – che quest’anno ha la fortuna di vedere i concorrenti italiani e spagnoli in affanno – e deve spiegare ai clienti esteri se il paese resterà nell’euro o meno; i cinesi in particolare non sono intenzionati a proseguire i rapporti con aziende fuori dall’euro (il che la dice lunga sul presunto sostegno asiatico vantato da Tsipras). Al di là delle costrizioni momentanee (“grazie per avere sopportato”, dice ora il premier) le pene proseguiranno senza un  piano di governo credibile.

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