Come funziona il metodo Merkel

Altro che programma di Salonicco con il quale Syriza trionfò alle elezioni. Quel documento, per dire, prevedeva il taglio del debito pubblico con tanto di Conferenza europea “sulla falsariga di quanto fatto nel 1953 per la Germania”.
Come funziona il metodo Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel (foto LaPresse)

Roma. Altro che programma di Salonicco con il quale Syriza trionfò alle elezioni. Quel documento, per dire, prevedeva il taglio del debito pubblico con tanto di Conferenza europea “sulla falsariga di quanto fatto nel 1953 per la Germania”; elettricità, pasti, trasporti e case gratis per i poveri, esenzione fiscale fino a 12 mila euro, 300 mila assunzioni nello stato in un paese dove la spesa pubblica ufficiale supera il 60 per cento del Pil e le entrate arrivano al 40. Ieri, con la sinistra del partito in subbuglio, lo staff di Alexis Tsipras ha fatto balenare la minaccia di un referendum sulle misure che comunque dovranno ricevere entro venerdì l’ok definitivo dei leader europei.

 

Al contrario, non corre alcun rischio Angela Merkel, pur se il Bundestag, come i parlamenti di Olanda, Finlandia ed Estonia, dovrà ratificare l’accordo. Il senso è chiaro: la Cancelliera ha vinto anche questa mano, come fa da otto anni, da quando cioè utilizza contro la crisi la ricetta dei conti in ordine e dell’avanzo primario. Disciplina esportata in Europa in base al principio che non può più esistere un welfare finanziato in deficit – tanto meno con soldi europei – né crescita senza riforme: variante continentale della linea “meno welfare, meno tasse” by David Cameron.

 

Si dirà che contro la Grecia alla frutta la vittoria era scontata: non è così, perché il default di Atene proprio a lei sarebbe stato addebitato, così come una Grexit magari in direzione di Vladimir Putin. Un terremoto geopolitico di dimensione, questo sì, mondiale. Mentre avrebbe stabilito un rischio fatale concedere a un debitore verso gli stati di non ripagare la propria “Shuld”. Magari ci sarà modo di rimodulare in modo soft il debito greco, tra qualche tempo: però intanto Atene si impegna a rimborsare, mette mano alle pensioni e alle tasse, introducendo pure una clausola di salvaguardia del 2 per cento del pil. E qui attenzione anche agli ordini di grandezza: la garanzia greca vale 4,5 miliardi, poco più della liquidità erogata in sole 48 ore dalla Banca centrale europea alle banche di Atene, fondi che sfiorano ormai i 90 miliardi. Valori imparagonabili che però nel principio tutelano paesi e politici che i sacrifici li hanno fatti: Spagna, Portogallo, Irlanda, tutti anti-Tsipras, e dei quali sempre lei, la Merkel, si è fatta garante.

 

E dunque ha voglia di dire Romano Prodi che “la Merkel non ha visione”. Prodi difende un’idea multilaterale, e ad oggi vagamente irreale, della politica mondiale; sulla Libia insiste per esempio su una soluzione subordinata sempre e comunque al via libera dell’Onu. Ma alla linea onusiana, peraltro quasi mai pervenuta, la Cancelliera oppone la difesa dell’interesse nazionale, che su alcune grandi questioni – vedi l’euro, ma anche la crisi ucraina – diventa spesso giocoforza interesse generale. Non è stato facile da accettare neppure in Italia, ancor meno per chi oggi è all’opposizione; eppure per un Renato Brunetta (Forza Italia) sempre in guerra contro “il rigore tedesco che non ci piace”, c’è stato un Cav. che chiedeva di tagliare la spesa e condivideva il “colpo di frusta” delle riforme merkeliane.

 

La Merkel vince, anche se certo c’è poi il falco Wolfgang Schäuble, il quale però non pare avere dietro il grosso della Cdu, né della società, vista la crisi dei nazionalisti euroscettici di Alternative für Deutschland. In attesa di capire se il dualismo Markel-Schäuble non sia una divisione di ruoli (lo stesso Tsipras alla fine si è prodigato in elogi alla Cancelliera già raffigurata ad Atene con i baffetti di Hitler), quello merkeliano si impone come un potere pragmatico, stabile, con le relazioni diplomatiche che combaciano con quelle economiche. Magari non sarà l’attraente “soft power” propriamente inteso, visto che una fresca inchiesta del bimestrale americano Foreign Affairs dedicata al “mito di una Germania potente” ricorda che la diffusione della lingua tedesca perde posizioni mentre la Germania stenta ad affermarsi come modello pure su altri fronti fuori dall’economia, compresa la green economy, nuova scommessa merkeliana.

 

[**Video_box_2**]Tuttavia, come dimostra una ricerca sui dieci principali leader mondiali dello Ash center for democratic governance and innovation della Harvard Kennedy School, condotta nel 2014 in 30 paesi, la Merkel risulta prima per “Capacità di padroneggiare gli affari nazionali” ma anche quelli internazionali, superando in Europa David Cameron e a livello mondiale il cinese Xi Jinping. Se poi si guarda all’importanza che le viene riconosciuta, la Cancelliera, dopo che in Germania e Francia, tocca il massimo proprio in Italia. E intanto anche sulla Grecia, salvo colpi di scena dell’ultimora, vince ancora lei.

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