L’editorialista (poco) innovatore

La prof. Mazzucato e i dati che danno ragione all’austerity inglese
L’editorialista (poco) innovatore

George Osborne (foto LaPresse)

Il governo conservatore britannico sotto la guida di David Cameron e del cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha attuato una delle politiche di austerity più incisive nell’epoca della Grande crisi, fatta di tagli significativi alla spesa pubblica. Gli hanno dato ragione prima i dati economici, con la crescita più alta d’Europa, record di occupazione (ai massimi) e disoccupazione (ai minimi), e poi gli elettori che hanno decretato i Tory vincitori assoluti smentendo ogni sondaggio. Secondo alcuni dati Ocse anticipati dal Financial Times, il Regno Unito tra il 2009 e il 2013 ha ridotto la spesa pro capite dell’1,5 per cento ogni anno, più di Italia, Stati Uniti e Portogallo e meno solo di Grecia, Spagna e Irlanda, paesi che per la loro situazione precaria sono stati assistiti finanziariamente dalla Troika. Il duo Cameron-Osborne ha intenzione di proseguire su questa strada, il Labour sta ancora elaborando la sconfitta e ha probabilmente individuato la causa della débâcle nella solita retorica tutta anti business e deficit spending.

 

Non la pensa così Mariana Mazzucato, economista anglo-italiana e sostenitrice dello “Stato innovatore” come primo motore immobile della crescita, che su Repubblica si propone come nuovo guru del Labour dicendo che Ed Miliband non avrebbe perso se solo avesse adottato la sua ricetta fatta di dosi massicce di spesa pubblica: “Gli Stati Uniti nel 2009 hanno avuto un disavanzo del 10 per cento e oggi crescono più di qualsiasi paese europeo”. Mazzucato dovrebbe ricordare che Londra nel 2009 aveva un deficit di oltre il 10 per cento e che Barack Obama, come Cameron, ha tagliato la spesa di oltre l’1 per cento l’anno. Lo “stato innovatore” è uno solo: quello che dimagrisce.

 

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