Tutti i rischi dello schiaffo renziano all’Autorità dei Trasporti

Svilire l’Authority giova solo al monopolista Fs. Il precedente di Poste. I dubbi in Antitrust sulle gare per il trasporto locale
Tutti i rischi dello schiaffo renziano all’Autorità dei Trasporti

Roma. Le Autorità indipendenti sono molte, ma non è una ragione valida per confinarle al ruolo di spettatori del mercato. E’ il caso dell’Autorità dei Trasporti, creata dal governo Monti e ora svilita dal governo Renzi. Le modifiche al decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla concorrenza nel mercato ferroviario, approvate dal Consiglio dei ministri giovedì scorso, paradossalmente ridimensionano molto le funzioni di garante della concorrenza affidate all’Autorità dei Trasporti. Il canone d’affitto base e il relativo sovrapprezzo per gli operatori che usano la rete di binari di proprietà di Rete ferroviaria italiana (Rfi), controllata dalle Ferrovie dello stato (Fs), a sua volta controllata dal ministero dell’Economia, vengono ora solo formalmente fissati dall’Autorità che deve “sentire” il ministero dei Trasporti e quello dell’Economia per di più con l’obbligo di “salvaguardare” l’equilibrio economico di Rfi.

 

Che ne è della terzietà dell’Authority? Peraltro, sempre in forza del decreto, ha un potere sanzionatorio minimo, inefficace ad arginare eventuali abusi da parte del monopolista. Infatti viene posto un tetto alla sanzione massima (1 milione di euro) a vantaggio del gestore che ha introiti maggiori. Insomma, l’operatore più forte, ovvero il monopolista pubblico, avrà quindi convenienza a bypassare le segnalazioni. In precedenza le sanzioni erano comminate in percentuale al fatturato, cosa che resta in piedi negli altri settori vigilati (aeroportuale, stradale, portuale). L’impianto contrasta con la direttiva comunitaria che adotta, anche se Fs ritiene non sia così. “In questo recepimento ci sono gli strumenti per abolire tutta la liberalizzazione di fatto finora realizzata, e l’Italia ha attuato una completa liberalizzazione legale già dal 2001. E’ il classico caso in cui il monopolista interviene per allargare il suo monopolio cambiando dei codicilli”, dice Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica dell’Università Bicocca. Il caso odierno è speculare a quello del settore postale nel 1997, richiamato da Arrigo sul sito stradeonline.it. A livello legale il settore postale era liberalizzato ma nel recepire una direttiva europea si decise di aumentare il monopolio sino al massimo consentito dalla direttiva stessa, più conservativa della legislazione italiana dell’epoca. Fu un errore: oggi il mercato del recapito è totalmente liberalizzato dal punto di vista legale ma la liberalizzazione è stata così malfatta che ci sono pochi operatori privati e i volumi sono in rapido declino pure per il monopolista pubblico.

 

[**Video_box_2**]Nuovo trasporto viaggiatori (Ntv), concorrente di Trenitalia (Gruppo Fs) nell’alta velocità, impugnerà il decreto per fare esposto presso la Commissione europea. Il caso però va oltre i treni veloci e investe indirettamente le prossime gare per l’assegnazione dei bandi nel trasporto pubblico locale regionale, dal Friuli all’Emilia Romagna, dove l’Autorità dei Trasporti avrà un ruolo chiave di salvaguardia del sistema concorrenziale in collaborazione con l’Antitrust. “Il rischio è che la funzione di garanzia sia indebolita, e con essa la concorrenza, proprio nel momento in cui si avviano le gare che dovrebbero individuare i gestori più competitivi, che assicurino la migliore qualità dei servizi per i consumatori e il minore sussidio a carico dei contribuenti”, dice al Foglio Salvatore Rebecchini, componente del collegio dell’Antitrust.

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