Non ci potrà mai essere una ripresa solida e robusta se Renzi non penserà agli italiani “classe 2007”

Chi è nato subito prima della crisi dovrà compiere 19 anni per rivedere quei livelli di benessere. I consigli del capoeconomista di Nomisma (presto tra i “saggi” del Parlamento)
Non ci potrà mai essere una ripresa solida e robusta se Renzi non penserà agli italiani “classe 2007”

foto LaPresse

Il pil nel primo trimestre (più 0,3 per cento) è risultato migliore delle attese, ma la composizione della domanda è stata deludente, con consumi nuovamente in marginale calo, investimenti in macchinari e impianti persistentemente deboli, esportazioni in frenata a fronte di un rallentamento del commercio mondiale. L’attività produttiva è stata trainata dalla forte espansione della domanda rivolta al settore dei mezzi di trasporto, da una prima inversione di tendenza delle costruzioni, dalla ricostituzione del magazzino prodotti dopo l’intenso destoccaggio dei mesi precedenti. La fiducia delle imprese industriali si conferma in miglioramento, facendo però riemergere, come già avvenuto tra metà 2013 e inizio 2014, uno iato rispetto agli andamenti effettivi della produzione industriale che vanno a determinare il pil trimestrale. Il clima di opinione delle famiglie si è in parte ridimensionato dopo il forte balzo sperimentato nei primi mesi del 2015, correggendo la favorevole percezione sulla situazione dell’economia che si era diffusa tra i consumatori a inizio anno.

 

Il mercato del lavoro ha sperimentato un sensibile miglioramento in aprile, con il ritorno del numero di occupati sui livelli di fine 2012. Non è ancora chiara l’incidenza su questo risultato degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato (in vigore da gennaio) e dell’abolizione dell’articolo 18 (in vigore dal 7 marzo). I dati riferiti al primo trimestre (escludendo quindi il balzo di aprile) mostrano che la positiva dinamica occupazionale rispetto all’anno precedente è stata guidata dagli ultracinquantenni (a fronte diflessioni nelle altre classi di età), da una sorprendente trazione delle regioni meridionali (grazie agli andamenti in controtendenza, rispetto al Centro-Nord, nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni) e dalla crescita dei lavoratori dipendenti a termine. Un’evidenza, quest’ultima, in parziale contrasto con i dati di fonte amministrativa che invece mostrano per i primi mesi dell’anno un deciso aumento dei contratti a tempo indeterminato. Nell’insieme, la crescita dell’occupazione riscontrata con la rilevazione di aprile, associandosi a una dinamica più contenuta dell’attività economica, sembra implicare un tendenziale indebolimento della produttività pro-capite.

 

Si tratta nel complesso di dinamiche congiunturali dell’economia compatibili con i quadri previsivi elaborati negli ultimi mesi dal governo nel Def e dagli organismi internazionali (Commissione europea e Ocse) che stimano una crescita del pil dello 0,6 per cento nella media di quest’anno (più 0,7 per cento per il governo) e dell’1,4-1,5 per cento nel 2016 (più 1,4 nello scenario programmatico del governo). La ripresa dunque è in atto: è sufficiente?

 

L’Ocse, esprimendo una certa insoddisfazione, da un voto di “B” all’evoluzione dell’economia globale. Non sembra il caso di assegnare una votazione anche alla ripresa italiana. L’essere usciti, dopo tre lunghi anni, dal tunnel della recessione è già di per se un fatto positivo. E’ però possibile effettuare alcune considerazioni in prospettiva per valutare l’intensità della ripresa e le difficoltà della risalita dal “fosso” in cui si è caduti con la crisi. Un modo per farlo è considerare un individuo che, nato nel 2007 e cioè appena prima dello scoppio della crisi finanziaria, ha oggi 8 anni e domandarsi a che età potrà rivedere il livello medio di benessere (misurato dal reddito pro-capite reale) che caratterizzava l’Italia nell’anno in cui è venuto al mondo. Dipende evidentemente dal ritmo che assumerà la crescita economica nei prossimi anni.

 

[**Video_box_2**]Se il pil aumentasse a un ritmo medio di sviluppo dell’1,5 per cento all’anno, questa persona avrà 19 anni quando, nel 2026, potrà ritrovare il livello del pil pro capite reale che si aveva in Italia alla sua nascita. Con una crescita più consistente, del 2 per cento nel 2017 e del 2,5 dal 2018 in poi, i tempi di recupero si abbrevierebbero di alcuni anni: quell’individuo sarà un quindicenne quando, nel 2022, potrà celebrare la riconquista dei livelli italiani di benessere vigenti alla nascita.

 

Ma anche se lungo e faticoso, il percorso che porta la “classe 2007” a rivedere i livelli italiani di benessere del momento della nascita implica comunque una perdita, da considerare, se non accelera la crescita, in gran parte permanente. (…) La seconda recessione (avviata a metà 2011) ha ulteriormente allontanato il benessere del paese dai livelli impliciti nella dinamica di fondo del periodo 1970-2010. Con una crescita dell’1,5 per cento all’anno, il pil pro capite dell’Italia a prezzi 2014 sarebbe in media nel decennio 2016-2026 di circa 8.000 euro all’anno inferiore rispetto al livello determinato dal trend 1970-2010. Una perdita significativa da considerare, irrecuperabile anche nella prospettiva di lungo periodo. Se invece la crescita fosse più elevata – secondo le ipotesi precedenti, del 2 per cento nel 2017 e del 2,5 dal 2018 in poi – la perdita media nel decennio risulterebbe più contenuta, ma pur sempre consistente (pari a circa 6.000 euro all’anno). Tuttavia, si potrebbe osservare una graduale tendenza dell’indicatore di benessere a riaccostarsi all’evoluzione di lungo periodo che caratterizzava l’Italia prima della seconda recessione: nel 2026, la perdita di pil pro capite rispetto al trend sarebbe di circa 4.000 euro, contro i 7.000 del 2016.

 

Proiettando in avanti tali dinamiche si osserverebbe che la “classe 2007” potrebbe ricongiungersi ai valori di reddito pro-capite impliciti nel trend 1970-2010 intorno ai 27 anni, cioè nel 2034.

 

Sergio De Nardis è Capoeconomista di Nomisma, è stato appena selezionato per far parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio.  Quelli che anticipiamo sono stralci dello Scenario “Prospettive di benessere” che è stato pubblicato giovedì 11 giugno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi