Chi è il magnate “tutto matto” che scommette sulla Grecia

Wilbur Ross è diventato uno dei più audaci “contrarian” di Wall Street. Dopo Cipro, pensa alla crisi “sopravvalutata” di Atene
Chi è il magnate “tutto matto” che scommette sulla Grecia

Wilbur Ross

Milano. Da giovane Wilbur Ross sognava di fare lo scrittore. Ma dopo un semestre di corso di scrittura creativa all’Università di Yale, anno 1956, decise di rimettere la penna nel cassetto. “Dopo un paio di mesi – dice – avevo esaurito la vena creativa”. La letteratura ha perso così un possibile talento, ma la finanza ha acquistato uno dei suoi più audaci e fantasiosi “contrarian”, ovvero uno di quei geni del business che sa trarre profitto scommettendo contro le tendenze che vanno per la maggiore andando a rovistare tra le macerie (finanziarie) in giro per il mondo. Senza concedere nulla al senso comune, come attesta il titolo con cui venne premiato da BusinessWeek: “Ma Wilbur è davvero matto?”. Matto per modo di dire, visto che, in 15 anni di attività, la premiata ditta che porta il suo nome gli ha fruttato un patrimonio che sfiora i 3 miliardi di dollari, accumulato facendo rivivere acciaierie, industrie tessili, banche ed altre società, all’apparenza decotte ma rivendute con profitto dopo la cura.

 

Ma ammettiamolo: un po’ visionari bisogna essere per investire come ha fatto Ross 1,3 miliardi di euro nella terza banca greca, la Eurobank Ergasias. Un anno fa, quando sull’orizzonte già si profilava l’ombra di Alexis Tsipras e cominciava l’esodo dei capitali (più di 30 miliardi in meno di sei mesi) dai forzieri del Pireo all’ospitale Svizzera. Ma, forse, di questi tempi, solo i matti possono impartire lezioni di saggezza ai retori del Peloponneso e agli eurocrati di Bruxelles. “Quella greca – ha detto mister Ross ai microfoni della Cnbc – è una crisi sopravvalutata, senza alcun senso. Guardiamo i numeri: Atene vale il 2 per cento del pil europeo. I suoi scambi con l’Europa arrivano a 50 miliardi di euro. Insomma una goccia nel mare”. Possibile che l’Europa voglia affogare per così poco, ragiona il presunto matto che, per la verità, di suo rischia poco più di 30 milioni di dollari (mica noccioline comunque) perché il resto l’hanno messo i suoi clienti più affezionati, tipo la canadese Fairfax Financial Holding controllata da Prem Watsa, noto come il Warren Buffett di Toronto, o i grandi fondi americani. Per loro è suonata l’ora di contabilizzare le perdite, visto che le azioni dell’istituto valgono ora solo 13 euro (contro i 60 del 2010). O forse no perché Wilbur, romanziere mancato, è bravo a confezionare finali a sorpresa. E’ capitato a Dublino, nel bel mezzo della tempesta finanziaria che nel 2011 aveva messo in ginocchio l’Irlanda e le sue banche. Wilbur, assieme ai suoi soci, all’epoca ha rastrellato i titoli in svendita della Bank of Ireland. Il risultato? L’allegra compagnia ha venduto l’anno scorso al doppio del prezzo pagato. E’ presto per contare i profitti di un’operazione simile condotta a Cipro, anche lì nel cuore della crisi.

 

[**Video_box_2**]Ma le cose si stanno mettendo bene: se il Parlamento, come pare, darà il via libera a una nuova legge per facilitare la vendita delle sofferenze, il nostro “contrarian” guadagnerà ancor di più con la vendita della sua quota nella Bank of Cyprus. E chissà, forse, il buon senso farà tappa anche ad Atene. “In caso di rottura – dice – o sacrifici per i greci sarebbero immensi, molto superiori a qualsiasi austerità”. E se le cose si sistemassero? “Ci penserà Mario Draghi – s’illumina – Sono certo che la Bce fornirà tutta la liquidità necessaria per far ripartire l’economia. E in breve tempo si riapriranno le porte dei mercati finanziari”. E Ross, passata la paura (“sono preoccupato, è ovvio”) potrà tornare nella sua casa a Palm Beach. Una residenza modesta, che non dà nell’occhio, niente a che vedere con la reggia di Donald Trump, il suo esuberante vicino di spiaggia. A parte il suo “vizio”: collezionare opere di René Magritte, finora 25. Tra cui il celebre “Pellegrino”, la testa separata dal collo e la bombetta sospesa sopra le spalle.

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