Bando all'ideologia, parliamo (seriamente) di neutralità della Rete

Riceviamo e pubblichiamo un intervento critico della concezione obamiana di una Rete come servizio pubblico controllata dai governi nazionali di Gérard Pogorel, professore di Economia e management alla Ecole Nationale Supérieure des Télécommunications di Parigi.
Bando all'ideologia, parliamo (seriamente) di neutralità della Rete

Il presidente americano Barack Obama (foto LaPresse)

Al direttore - Internet è tutto fuorché neutrale. Se è vero che le parole hanno un peso, ciò vale ancora di più per alcuni termini come “libero”, “aperto”, “universale”, “neutrale”. In quel gran palcoscenico che è il dibattito pubblico, l’onere della prova si fa particolarmente gravoso quando si tratta di svelare quel che c’è in ballo, mostrando la realtà nascosta dietro alla fantasia.

 

Oggi, in ballo, c’è il futuro di internet. Gli Stati Uniti sono impegnati in un tentativo piuttosto goffo teso a estendere la regolamentazione di Internet per riclassificarlo come servizio pubblico. Possiamo solo immaginare la gioia di paesi come Cina e Russia, e di tanti altri che fino a oggi ci hanno provato inutilmente, di veder riconosciuto a livello internazionale – e soprattutto in seno all’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) – il controllo di Internet da parte dei governi nazionali. Il pasticcio istituzionale, poi, è aggravato da “idee sulla neutralità” quantomeno opinabili in campo tecnico ed economico: gli operatori dovrebbero così chiudere gli occhi e aprire il portafoglio per trasportare qualsiasi carico e fornire gli stessi servizi sempre al top della qualità. Segue la sindrome di Pollyanna, ovvero un ottimismo ingenuo: le startup hanno bisogno di servizi al top, e non hanno i mezzi per pagarli. Rifacendosi allo stesso ragionamento, non bisognerebbe tollerare alcuna discrasia di performance tecnica, sia nel caso in cui i bit in questione siano estremamente sensibili al fattore tempo (da una frazione al nano secondo), sia che possano godere in maniera adeguata dei privilegi dell’esser inviati agli antipodi della Rete in pochi secondi. Come spesso accade, dietro al velo della fantasia o di parole superlative come “neutralità”, si nascondono interessi ben più terragni: è molto facile che prestatori di servizi particolarmente remunerativi finiscano per copiare Ulisse e i suoi compagni nel tentativo di passare sotto l’occhio di Ciclope bendato (l’operatore gigante), travestiti da simpatici animaletti con indosso pelli di pecora.

 

Tanto per esser chiari, c’è una distinzione netta fra “il mondo che verrà” (Haolam Haba in ebraico) e il nostro mondo (Haolam Haze). In quest’ultimo niente è gratis, le risorse sono limitate e la loro allocazione deve essere il frutto di considerazioni economiche nell’ambito di un contesto giuridico socialmente definito.

 

L’enorme mole di investimenti necessaria a mantenere attivo e funzionante l’Internet, nonché a far fronte alla crescita esponenziale del traffico in Rete, necessita di una bussola. La conseguenza di operare alla cieca è quella di produrre un sistema inefficiente. Bisogna stabilire delle priorità, definire il tipo di servizio richiesto, risolvere le diverse equazioni finanziarie ed economiche. È necessario fissare delle soglie. Tutto ciò si traduce in complesse considerazioni di efficienza in un frangente in cui l’assenza stessa di efficienza è dannosa per gli investimenti nel futuro della Rete. Bisogna poi considerare l’esistenza della competizione fra gli operatori e i fornitori di servizi, e che i consumatori insoddisfatti sono liberi di passare alla concorrenza.

 

Ciò detto, negli Stati Uniti il dibattito sulla neutralità della Rete è divenuto un autentico campo di battaglia che ha visto l’introduzione di un numero infinito di distinguo e di definizioni arcane. Se l’esperienza serve a qualcosa, queste finiranno per essere ingestibili e produrre faide interminabili il cui unico beneficiario non sarà il grande pubblico, ma le professioni legali.  

 

Per fortuna, in Europa, si sta facendo largo un punto di vista davvero positivo dopo che la presidenza lettone ha messo sul tavolo dei colloqui con il Parlamento e il Consiglio Ue una serie di proposte molto intelligenti e ragionevoli.

 

C’è sempre il rischio, purtroppo, che nel Parlamento europeo le proposte sensate finiscano per doversi scontrare con le fantasie (vive e vegete) di alcuni stati membri. Così, l’apertura e la neutralità corrono il rischio di tramutarsi in miti politici onnipotenti. Si faranno allora largo le giustificazioni dei più ottimisti secondo cui nessun principio potrà mai essere applicato alla gestione della Rete.

 

L’obiettivo è evidente: si tratta di coniugare l’imprescindibile apertura verso le libertà di cittadini e consumatori con un certo livello di attività economiche, in particolare gli incentivi a innovare e investire in un sistema esigente e in perenne mutamento.  

 

Temiamo che nessun sistema di norme, specialmente quando eccessivamente dettagliato e finalizzato a coprire ogni singola fattispecie, sarà in grado di operare distinzioni realistiche, nonché definire le regole e le norme di servizi in perenne mutamento a fronte di un ambiente tecnologico in rapida evoluzione. Anche se si potrebbe pur sempre ricorrere alla tutela offerta da c.d. principi di alto livello, la concorrenza fra i network provider resta la miglior garanzia per gli interessi dei consumatori, sia in termini di capacità tecniche sia di costi. E' comunque opportuno provare a immaginare in quali circostanze tale concorrenza potrebbe essere assente (il che, sembra, vale per il 70 per cento dei consumatori statunitensi).

 

La concorrenza non può funzionare in assenza di informazioni adeguate agli utenti e ai clienti, grandi e piccoli che siano. Si potrebbe dire che la concorrenza genera spontaneamente la migliore informazione possibile, che è l’essenza di tutto: i clienti finirebbero per accorrere in massa verso il miglior fornitore di servizi informativi. L’esperienza, comunque, specialmente per settori caratterizzati da offerte complesse come telecomunicazioni o servizi finanziari, insegna che la fornitura spontanea di informazioni può anche beneficiare dell’apporto di un regolamento. L’offerta di regole deve essere però essenziale, rapida e schietta, lasciando spazio alla valutazione dei clienti.

 

In questo contesto, sarebbe una vergogna se l’Europa combinasse le fantasie sulla neutralità con un atteggiamento difensivo rispetto ai giganti di Internet. Piuttosto, dovrebbe focalizzarsi sul futuro dei servizi basati su Internet sfruttando i suoi punti di forza in settori come automobili, gestione e pianificazione urbanistica, salute e così via, per fare in modo che i fornitori di reti e di servizi Internet continuino a servire i clienti, innovando, investendo e contribuendo a una crescita sostenibile.

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