Fondazioni in subbuglio sulla strada della Cassa depositi rottamanda

La riunione delle Fondazioni bancarie, azioniste di minoranza della Cassa depositi e prestiti, non è stata quella passeggiata di salute che ipotizzava qualche giornalone
Fondazioni in subbuglio sulla strada della Cassa depositi rottamanda

Franco Bassanini (foto LaPresse)

Roma. La riunione delle Fondazioni bancarie, azioniste di minoranza della Cassa depositi e prestiti, non è stata quella passeggiata di salute che ipotizzava qualche giornalone, tipo il Corriere della Sera, nel dare come fatto il ribaltone alla cassaforte pubblica: alla presidenza via Franco Bassanini e dentro Claudio Costamagna, alla poltrona di amministratore delegato Fabio Gallia al posto di Giovanni Gorno Tempini. Le fondazioni hanno il 18,4 per cento della Cassa, con Cariplo, Compagnia San Paolo (a loro volta controllori di Intesa Sanpaolo), CariTorino e CariVerona (azioniste invece di Unicredit) che detengono le quote maggiori. Formalmente è stato dato mandato a Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri – l’associazione della casse di risparmio e fondazioni bancarie – di chiedere un incontro urgente a Matteo Renzi e al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che attraverso il Tesoro è azionista di maggioranza della Cdp con l’80,1 per cento. Per porre una domanda precisa: “Chiarezza sugli obiettivi del governo e sui cambiamenti di politica industriale” riguardo alla Cassa. “Solo in un secondo momento si affronterà il tema della governance e del ricambio dei vertici”.

 

Già in questo passaggio c’è un nota di – del tutto voluta – irritualità. Il riferimento istituzionale sarebbe infatti il solo Padoan, ma è a palazzo Chigi che si discute di un nuovo e “più attivo” ruolo della Cdp. In pratica della sua trasformazione in una sorta di fondo sovrano italiano, in grado di tradurre rapidamente gli input governativi in investimenti strategici; o anche in salvataggi di settori e aziende in crisi. Un piano generalmente attribuito ad Andrea Guerra, consigliere renziano per la politica industriale, ruolo  ottobre che lascerà a ottobre, destinazione Eataly. E proprio martedì dal versante politico qualcuno, avvertito dell’aria non proprio favorevole, aveva minimizzato attribuendo il tutto – nomine e cambio di pelle – a una “fuga in avanti di Guerra”. Versione che ieri non è apparsa plausibile. Soprattutto le Fondazioni minori sono in allarme, giudicano la mutazione avventurosa, minacciano di uscire dal capitale. Ma molti dubbi sarebbero venuti anche dalle due azioniste di Unicredit, CariTorino e CariVerona. Con qualche imbarazzo neppure troppo sotteso: Guzzetti è infatti a capo della Cariplo, e si muove in tradizionale feeling con l’area prodiana alla quale appartengono sia il presidente di Intesa Giovanni Bazoli, sia il candidato Costamagna. Senza contare che Intesa è poi azionista del Corriere, sul quale Bazoli, specie in questa fase, esercita una certa influenza. La coda velenosa sarebbe stata però ben altra. Quando, secondo l’agenzia Radiocor, alcuni partecipanti avrebbero ricordato come Costamagna nel 2007 per una consulenza di un mese sulla fusione Unicredit-Capitalia abbia percepito una parcella di 7 milioni. Brividi nei vecchi saloni di via del Corso. E’ presto per dire se a questo punto sia bruciato solo il candidato (probabile) o l’intera operazione. Benché la nomina del presidente della Cassa sia prerogativa delle Fondazioni, il Tesoro può in teoria anche designarlo da solo facendo dimettere tutti i propri consiglieri d’amministrazione. Ma sarebbe lo scontro.

 

Non solo. Da altre indiscrezioni Bassanini è stato anche dato per candidato renziano alla Corte costituzionale, le cui prossime decisioni (a cominciare dallo sblocco dei contratti pubblici) vengono viste con apprensione sia da palazzo Chigi sia da Padoan. Ma per nominare un giudice costituzionale servono i due terzi del Parlamento, la prima convocazione delle camere riunite era addirittura in calendario da oggi, e ancora fresche sono le impallinature di Luciano Violante e Antonio Catricalà. Mentre la Consulta si occuperà  di statali e dintorni martedì 23. I tempi, e non solo, non quadrano.

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