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Chi ha paura del debito pubblico

L’Fmi predica calma, gli economisti s’appellano a Lutero. Nuovi scenari

di Marco Valerio Lo Prete | 10 Giugno 2015 ore 06:18

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Il presidente del Fmi, Christine Lagarde, e il ministro delle Finanze della Grecia, Yanis Varoufakis

Roma. “Se la leadership politica europea non può gestire un problema come quello della Grecia che rappresenta il 2 per cento della sua economia, quale sarà la reazione del mercati per paesi che affrontano problemi molto più grandi, come la Spagna o l’Italia che ha un debito pubblico di 2 mila miliardi?”. Intervistato dal Corriere della Sera, il premier greco Alexis Tsipras ieri non ha trovato di meglio da fare che rispondere a una domanda sul debito pubblico ellenico frapponendo tra sé e l’intervistatore il debito pubblico altrui. In quelle parole non è mancato chi vi abbia letto un velato ricatto, in vista dell’incontro di oggi a Bruxelles tra lo stesso Tsipras, Merkel, Hollande e il presidente della Commissione Ue Juncker. Come a dire: se cade Atene, comincia l’effetto domino e viene giù tutta l’Eurozona, a partire dall’Italia con il suo debito pubblico pari al 135 per cento del pil. Il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, si è detto “dispiaciuto” e “in totale disaccordo” con le tesi del premier greco.

 

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Un miraggio, per il dibattito europeo. Almeno a giudicare da un altro recente studio dell’economista tedesco Adrian Chadi e del collega svizzero Matthias Krapf. Nel quale, studi demoscopici alla mano, si dimostra come, in questi anni di crisi, gli europei di fede protestante siano diventati molto più scettici sulla tenuta della moneta unica, fino a vedere diminuire la “soddisfazione complessiva per la propria vita”. Dalla periferia dell’Eurozona, prevalentemente cattolica o ortodossa, qualcuno potrebbe ribattere con i dati sul calo del pil pro capite, altro che “soddisfazione”. Ma le interviste compiute tra i protestanti europei, inclusa la metà dei tedeschi, confermano la forza di antichi pregiudizi: se Lutero si batté nel XVI secolo contro la vendita delle indulgenze, oggi i protestanti restano convinti che “non punire i deficit fiscali potrà rafforzare l’azzardo morale” nel resto dell’Eurozona. Con buona pace del pragmatismo predicato dal Fmi.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI DEBITO GRECIA , GRECIA , ALEXIS TSIPRAS , FMI , CHRISTINE LAGARDE , DEBITO PUBBLICO , UNIONE EUROPEA

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