Tutti sulla banda

Avanti, avanti. Finché c’è spazio. Perché la concorrenza sul fronte della banda larga si fa sempre più stringente. O stretta.
Tutti sulla banda

foto LaPresse

Milano. Avanti, avanti. Finché c’è spazio. Perché la concorrenza sul fronte della banda larga si fa sempre più stringente. O stretta. Fino a una settimana fa, a duellare sulla guida della crescita digitale italiana erano Telecom, pronta a trattare con gli altri competitor purché venisse riconosciuta la leadership dell’ex incumbent, e l’accoppiata Cdp-Fsi, apertamente scettici sui mezzi finanziari e le reali volontà della società guidata da Marco Patuano. Poi, una volta saltato il possibile accordo su Metroweb, sono spuntati a sorpresa concorrenti nuovi: prima l’Enel che avrebbe in mano quasi tutto quello che serve per far correre la fila lungo le sue canaline accorciando tempi e costi della cablatura. Non si tira indietro nemmeno A2A: ieri il presidente dell’utility lombarda Giovanni Valotti si è candidato a un “ruolo da protagonista nella partita per lo sviluppo della fibra ottica a livello locale”. Infine, il colpo grosso: anche Terna, controllata dalla Cdp e guidata dal suo ex direttore generale Cosimo Del Fante, potrebbe contribuire alla creazione di un’infrastruttura di nuova generazione per portare la fibra “spenta” nelle case degli italiani. Ovvero solo il cavo in fibra ottica su cui i singoli operatori potrebbero arrivare i servizi. Insomma, per usare un paragone facile, si profila l’ipotesi di affidare la costruzione di un nuovo stadio ad un soggetto terzo, per poi consentire agli operatori di competere. Magari con lealtà, magari con qualche colpo sotto la cintura, come si conviene nei business più ricchi.

 

Come medita di fare Li Ka Shing, l’uomo più ricco d’Asia, tra l’altro proprietario di “3” che si accinge a celebrare le nozze italiane con Wind, diventando il numero due del mercato di casa nostra. Shine, una consociata israeliana dell’impero di Hutchison Whampoa, rivela il Financial Times, ha messo a punto una tecnologia in grado di bloccare (con il consenso dell’utente) dalla fine di quest’anno, la pubblicità sui mobile dei vari giganti di Internet, tipo Google, Yahoo o Aol. Una minaccia drammatica se si pensa che la pubblicità sui mobile alla fine di quest’anno ammonterà a 69 miliardi di dollari, tre volte tanto dodici mesi fa. Facile prevedere che i Big di Internet reagiranno alla sfida delle tlc, forti come sono sul fronte dei vari sistemi operativi e dei produttori di smartphone. Questi scontri tra giganti, possibili nell’era della banda larga e ultralarga, sembrano cose dell’altro mondo a confronto con il panorama della banda larga italiana, da sempre fanalino di coda del Vecchio continente: poco più di un italiano su cinque dispone di una connessione a banda larga, dietro alla Spagna, davanti solo a Grecia e Portogallo. Ma guai a fermarsi alle statistiche, come ben sapeva Trilussa. Dietro questi numeri c’è una realtà in grande fermento. “Dal nostro osservatorio emerge che il digital divide con il resto d’Europa è quasi colmato”, afferma Alessandro Foti, ad di FinecoBank, la banca elettronica che dal ’98 in poi ha misurato la crescita del digitale nelle famiglie. “Gli italiani – spiega – sono passati con facilità dal vecchio mobile che serviva a telefonare allo smartphone”. Nel 2014 gli italiani hanno speso in smartphone 1.087 milioni di euro, nel 2015, secondo le stime, la cifra quasi raddoppierà. Nel frattempo il Mobile commerce (cioè gli acquisti sulla Rete attraverso smartphone e tablet) ammonteranno a 1,8 miliardi di euro, tre volte tanto la cifra del 2013.

 

[**Video_box_2**]Ancora poco rispetto ai valori che si registrano altrove (2.100 miliardi, il 5 per cento del commercio globale), ma con prospettive eccellenti, caso mai andasse in porto l’ambizioso piano in cui confida Matteo Renzi: reti di quarta generazione a banda ultralarga disponibile per l’85 per cento degli italiani entro il 2020. “Il Mobile Broadband,è stato negli ultimi anni, e sarà ancora in futuro, la principale opportunità strategica e commerciale per l’industry Tlc mobile”, si legge non a caso nel piano strategico di Telecom Italia. Un terreno eccitante, per le tante squadre che intendono competere. Così, in questi giorni, negli uffici dell’ex monopolista continua a circolare un altro dato: in Italia sarà pure poco diffusa la banda larga, ma il nostro paese primeggia in quanto a banda occupata dal traffico mobile. Ci sarà dunque spazio (e necessità) per crescere.  Ma prima si tratta di decidere chi costruirà lo stadio (vedi la rete) a banda larga, magari aggiudicandosi i servizi più redditizi. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi