Ribellione delle élite

Fare “rotta verso il centro” non basta. Il Labour faccia “rotta verso il basso”, senza disdegnare il popolo
Ribellione delle élite

Ed Miliband è stato sconfitto al voto inglese da David Cameron (foto LaPresse)

Roma. Perché il Partito laburista è andato peggio delle attese alle elezioni inglesi di giovedì scorso, quelle stravinte dai conservatori di David Cameron con tanto di maggioranza a Westminster? “Perché il Labour è grandemente e irreparabilmente disconnesso dall’opinione pubblica in generale, oltre che dalla sua base tradizionale”, ha scritto Brendan O’Neill su Spiked. Le tesi del direttore della rivista libertaria, ex marxisteggiante e certamente corsara, sono solo in parte sovrapponibili a quelle ben più pubblicizzate del padre fondatore del New Labour, l’ex premier Tony Blair. Quest’ultimo ha suggerito ai suoi ex compagni di partito di tornare a “fare rotta verso il centro”, senza irrigidimenti a sinistra. O’Neill, invece, è come se consigliasse di “fare rotta verso il basso”. Infatti sulla sua testata (online) ha scritto che “il Labour si è trasformato da partito delle trade unions in partito della nuova intellighenzia metropolitana che è stanziata a Londra e che fa opinione. Un partito nato per rappresentare gli interessi della classe lavoratrice – scrive il direttore di Spiked – è oggi poco più di una specie di rifugio sicuro per una nuova élite che si considera un mondo a parte dalla politica tradizionale e dalle masse”. O’Neill ha iniziato la sua carriera giornalistica scrivendo per il giornale-predecessore di Spiked, la testata (oggi defunta) che si chiamava Living Marxism. Ora scrive pure per varie testate britanniche e australiane di stampo mainstream; ma non ha mai perso il gusto per la provocazione verso i suoi compagni di strada: nel 2010, di fronte a quanti volevano impedire al Papa di parlare nel Regno Unito o addirittura suggerivano di cogliere l’occasione per arrestarlo imputandogli i casi di pedofilia di alcuni esponenti del clero, O’Neill si scagliò pubblicamente contro l’“Inquisizione secolare”.

 

La rivista Spiked, ragionando a partire dalla distribuzione dei nuovi seggi elettorali, osserva che il Labour ha perso praticamente tutta la Scozia (gli è rimasto un seggio dei 41 del 2010) a favore degli indipendentisti e dei Tory (anche loro con un seggio). La sinistra batte in ritirata pure nel nord dell’Inghilterra e nel sud del Galles che solitamente la premiavano. C’è un luogo in cui il Labour ha fatto meglio rispetto al 2010, e quel luogo si chiama Londra. Come ha scritto l’Evening Standard, in maniera asettica ma per forza di cose ironica, “il Labour ha accresciuto il suo controllo su Londra… A fronte di pesanti perdite ovunque nel resto del paese”. Non c’è soltanto il conteggio dei seggi. O’Neill, nelle sue analisi pubblicate dopo gli (inattesi) exit poll di giovedì sera, ha compilato un florilegio che testimonia di quella che lui chiama “la morte della socialdemocrazia” o anche “la furia delle élite” contro il popolo. Detto in altre parole, più comprensibili per il lettore italiano: la sinistra che ostenta “superiorità morale” verso gli elettori, conservatori in particolare. A dimostrarlo, ci sono commenti come quello di Kevin Maguire, del quotidiano Mirror (che sostiene i laburisti), il quale descrive gli inglesi come “elettori dal cervello gelatinoso” che hanno eletto “la sgradevole infermiera conservatrice”, dimostrando tutta la loro “propensione a essere politicamente manipolati”. Sull’Independent, quotidiano di sinistra che prima del voto aveva ammesso che conservatori e liberali avevano “governato con competenza”, gli inglesi sono stati definiti dei “tacchini che votano a favore del Natale”, vale a dire a favore della propria stessa morte.

 

“The real Two Britains”

 

[**Video_box_2**]L’approccio pedagogico-ortopedico (cit. Giovanni Orsina) pare aver contagiato la sinistra inglese, lascia intendere O’Neill quando descrive il pregiudizio di tanti commentatori gauchisti che da settimane descrivono gli elettori come una massa di obnubilati dai tabloid di Rupert Murdoch, una massa ovviamente bisognosa di redenzione. Con “l’alto sacerdote delle chattering classes” – così O’Neill definisce il reverendo Giles Fraser – che, di fronte ai risultati che hanno premiato i conservatori e la loro politica di austerity pro crescita, non si è trattenuto e ha criticato la democrazia stessa che degenera in “aggregazione di self-interest”: “E poi perché i poveri votano se alla fine, votando, si limitano a legittimare un sistema connivente con la loro oppressione?”. Il direttore di Spiked le chiama “le due Inghilterre”. Non è più Tory da una parte e Labour dall’altra. “Da un lato c’è l’intellighenzia morale, quella pro Ue, multuculturalista, anti tabloid, politicamente corretta, devota al welfarismo e al paternalismo. Dall’altro lato c’è il resto di noi inglesi, delle masse, di quelle persone che vengono sempre più viste come imperscrutabili, incomprensibili, bisognose di politiche di nudge (o spinta gentile) e di reingegnerizzazione dei nostri comportamenti”.

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