Oggi nuova mano di europoker

Così Tsipras mostrerà a Merkel un altro volto di Atene: quello austero

Il premier greco dialogante, il vulcanico Varoufakis e la Syriza no euro. Ma ecco i conti migliori da mostrare a Berlino.
Così Tsipras mostrerà a Merkel un altro volto di Atene: quello austero

Alexis Tsipras e Angela Merkel (foto LaPresse)

Roma. Non sarà l’ultimo giro di carte, quello di oggi, prima di chiudere la partita a poker tra la Grecia e i suoi creditori internazionali. Nemmeno l’Eurogruppo di domani a Riga – hanno fatto capire i partecipanti – potrà essere quello “decisivo” per sbloccare la rata da 7,2 miliardi di euro del programma di aiuti internazionali destinato al paese europeo più colpito dalla crisi. Così gli analisti adesso scommettono sull’11 maggio, per esempio: altro Eurogruppo previsto, con la differenza che il giorno dopo toccherà ad Atene restituire 780 milioni di euro al Fondo monetario internazionale. Ma per certo oggi a Bruxelles si gioca una mano importante dell’estenuante partita il cui esito è tornato da qualche giorno ad agitare i mercati; in queste ore si terrà infatti un incontro bilaterale fra il premier greco, Alexis Tsipras, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. E’ la seconda volta che i due si vedono faccia a faccia. Sarà il momento per fare il punto – al massimo livello politico – sui pourparler che non si sono mai interrotti, tra ministri delle Finanze, tavoli tecnici e plateali schermaglie politico-diplomatiche. E il premier greco Tsipras, dopo tanti annunci e messaggi trasversali, avrà alcuni numeri di cui parlare alla cancelliera. Gli unici numeri ancora buoni, a dire il vero, che restano nella disponibilità di Atene. O meglio, numeri quasi sorprendenti, specie se confrontati al resto del panorama statistico che è quello che segue: i rendimenti sui titoli decennali greci tornano a volare segnalando la sfiducia dei mercati; i correntisti riprendono a fuggire dalle banche elleniche (perciò ieri Handelsblatt scriveva che la Banca centrale europea ha aumentato ancora un po’ la liquidità d’emergenza o Ela); nemmeno il governo se la sente di garantire in pubblico liquidità sufficiente per continuare a pagare gli stipendi e far funzionare la macchina statale a lungo.

 

I numeri sorprendenti, almeno per una volta in senso positivo, sono quelli appena comunicati al premier greco dagli uffici del ministero delle Finanze sparpagliati nei pressi di piazza Syntagma al centro di Atene. Sono numeri che descrivono per esempio un gettito fiscale che in Grecia è oggi al di sopra di ogni attesa, segnalando un’insperata capacità da parte delle autorità pubbliche di prelevare le tasse. E poi numeri che raccontano una spesa pubblica decisamente inferiore alle previsioni. Cifre da non sbandierare troppo allegramente, perché al contribuente non piace mai essere vessato, nemmeno in Grecia; musica invece per le orecchie di Merkel. Ma davvero, dunque, Tsipras, leader del primo governo di sinistra radicale dell’Eurozona, ha deciso di applicare i princìpi dell’austerity fiscale in patria? “Il governo, in realtà, ha perfino aumentato l’austerity”, dice al Foglio Tom Warner, oggi analista finanziario dopo qualche anno come corrispondente del Financial Times, che segue da vicino i conti pubblici di Atene su mandato di alcuni investitori privati. “Tra dicembre e gennaio, al momento della campagna elettorale e delle sucessive elezioni, il gettito fiscale era caduto a livelli così bassi da farmi ritenere certo e imminente il default – dice Warner – Ma i numeri del gettito fiscale, a febbraio, sono balzati all’insù, e anche a marzo hanno superato l’obiettivo che l’esecutivo si era dato per rispettare i piani della ex Troika internazionale”. A ridosso del voto del 25 gennaio scorso, parecchi cittadini greci iniziarono a pagare meno tasse; con i sondaggi che premiavano i roboanti annunci anti stretta fiscale del partito di sinistra Syriza, si attendevano un rilassamento dei balzelli più odiati. A partire dall’odiatissima Enfia, imposta annuale sulla proprietà immobiliare introdotta nel 2011 su pressione dei creditori internazionali. A gennaio Atene ha incassato il 20 per cento in meno delle tasse che si attendeva: un intero anno a questi ritmi e a fine 2015 sarebbe tornata ad avere un deficit pari al 6 per cento del pil. Poi però è arrivata la sterzata rigorista di cui Tsipras parlerà alla Merkel.      

 

Ecco, dati alla mano, la svolta austera di Tsipras: a febbraio lo stato centrale greco ha avuto un gettito fiscale (che il mese prima era sceso a 3,6 miliardi di euro) di 4,1 miliardi, come da previsioni. A marzo il gettito è salito a 4,2 miliardi, mentre le attese erano di 3,1 miliardi. Sul fronte della spesa pubblica, il governo di sinistra radicale è apparso addirittura sparagnino. Di pochi giorni fa la notizia di un decreto ad hoc per requisire la liquidità inutilizzata degli enti locali, ma d’altronde già a febbraio l’esecutivo aveva speso 4,6 miliardi, 828 milioni in meno di quanto preventivato; a marzo 4,5 miliardi di euro, 672 milioni in meno dei piani: “Le spese del governo, esclusi gli interessi sul debito, a febbraio sono state più basse rispetto ai piani del 19 per cento, a marzo del 16. Un enorme e pianificato ‘sequester’ fiscale, come lo chiamerebbero in America”. Compiuto pure sulle spalle di istituzioni pubbliche che non hanno ricevuto i trasferimenti promessi dallo stato. Dopo il buco di gennaio, ben inteso, c’è ancora da recuperare per tornare in carreggiata, ma un segnale di raddrizzamento dei conti è evidente (pure se, a fronte di un pil asfittico, i rapporti deficit/pil e debito pubblico/pil non garantiscono nulla di buono). Come interpretare questa stretta? Prima ipotesi: TINA, there is no alternative. Dice Warner: “Tsipras sembra aver capito che il suo futuro dipende da queste risorse, e che senza la Troika o i suoi succedanei si avvicina uno scenario di default argentino”. Non solo: “Il presidente della Bce, Mario Draghi, e le altre controparti europee si sono mostrati più inflessibili di quanto Atene prevedesse”. Il ricatto di far fallire tutto, insomma, non avrebbe troppo funzionato. Seconda ipotesi, strettamente legata alla prima: “Con una posizione fiscale migliore, si rafforza la posizione negoziale a Bruxelles”, dice al Foglio una fonte vicina al governo che chiede di restare anonima. Infine, secondo François Cabau e Huw Worthington, analisti di Barclays, “la liquidità di Atene è quasi azzerata; però il paese, spendendo meno di quanto previsto e soprattutto dilazionando ancora i pagamenti all’interno, può fare fronte a scadenze di pagamento immediate”.  

 

[**Video_box_2**]Tsipras dunque tenterà di indossare pure la maschera del bravo scolaretto di fronte a Merkel. Mentre il funambolico ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, parlando in ottimo inglese e tessendo le lodi dell’Europa unita, preferisce sfidare a colpi di macroeconomia e filosofia morale i colleghi. Con il Parlamento di Atene che cova il terzo volto della Grecia odierna: quello dei ministri ultra-radicali di Syriza – Lafazanis, Voutsis e Baltas tra gli altri – impazienti di una rottura definitiva delle trattative con Bruxelles e di un’uscita dalla moneta unica. Un mostro a tre teste, quello greco, che almeno un po’ continua a spaventare i mercati.

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