Più di un tesoretto

La crescita tedesca genera 20 miliardi in più delle attese. Think tank contro l’austerity di Schäuble. Bene ridurre il debito, ma senza accelerare. Idee da economisti tedeschi su tasse e infrastrutture
Più di un tesoretto

Wolfgang Schäuble (foto LaPresse)

Berlino. Basso costo del petrolio ed euro debole mettono le ali all’economia tedesca. Nel consueto rapporto semestrale sullo stato economico della Germania, i principali istituti di ricerca hanno spostato verso l’alto l’asticella del prodotto interno lordo (pil), pronosticandone una crescita del 2,1 per cento nel 2015 e dell’1,8 per cento nel 2016. Anni grassi, con l’export sempre in grande spolvero e il consumo interno che finalmente fa la sua parte, grazie all’aumento dei salari e al buon andamento del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione scenderà dal 6,7 per cento dello scorso anno al 6,3 per cento nel 2015 e al 5,9 per cento nel 2016.

 

In soldoni lo stato incamererà più tasse del previsto, consolidando e rafforzando l’avanzo primario. Non un “tesoretto”, come usa chiamarlo in Italia, ma un vero e proprio forziere che gli economisti quantificano in 20,7 miliardi di euro nel 2015 e in 25,6 miliardi nel 2016. E che, all’unisono, chiedono al governo di utilizzare non solo per abbattere il debito ma anche per allentare la pressione fiscale su ceto medio e piccole e medie imprese e investire nelle infrastrutture, recuperando un ritardo che rischia di penalizzare la competitività futura del paese. La preoccupazione che i ricercatori esprimono è che per inseguire il feticcio del pareggio di bilancio si possa perdere l’occasione di finanziare a basso costo riforme fiscali e investimenti infrastrutturali a lungo rinviati nella prima economia dell’Eurozona. Oggi ci sono le condizioni ideali, bassi tassi di interesse e consistente avanzo primario, domani chissà. E la Germania potrebbe pagare l’ossessione restrittiva del suo ministro delle Finanze, il cristiano-democratico Wolfgang Schäuble.

 

Gli esperti tedeschi concordano praticamente senza eccezioni sull’idea di non anticipare oltremodo – come invece intende fare il governo tedesco – la riduzione del rapporto debito pubblico/pil al di sotto della soglia del 60 per cento, dall’attuale 74,7 per cento (l’Italia è a 135). Piuttosto gli economisti si dividono fra loro al momento di individuare le priorità di utilizzo del tesoro fiscale: meno tasse, più investimenti, oppure un mix di tutte e due le cose?

 

“Ci troviamo di fronte a una crescita più forte rispetto a quanto previsto solo sei mesi fa”, spiega Timo Wollmershäuser del Leibniz-Institut für Wirtschaftsforschung di Monaco (Ifo), “ed è il momento di pensare a ridurre le tasse. In rapporto agli altri paesi Ocse, la Germania è appesantita da un costo del lavoro fra i più alti, dovuto al carico del suo stato assistenziale. Questo è il momento giusto per alleviare la stretta soprattutto attorno al ceto medio”. “Non abbiamo alcuna tabella precisa di riforma fiscale da presentare ai politici”, aggiunge Oliver Holtemöller, economista dell’Institut für Wirtschaftsforschung di Halle (Iwh). “Il nostro compito è solo di avvertirli che questo è il momento migliore per alleggerire il carico fiscale e mantenere l’economia tedesca competitiva rispetto a quella di altri paesi. Nelle cifre che abbiamo presentato c'’è un ampio spazio di manovra per mettere mano alla riduzione delle tasse”. Tanto più che, secondo Roland Döhrn, del Rheinisch-Westfälisches Institut für Wirtschaftsforschung (Rwi), “ogni riforma fiscale contiene un effetto di ritorno: i soldi che restano nelle tasche di cittadini e imprenditori verranno spesi in consumo o investimenti, generando nuove entrate fiscali per lo stato”.

 

[**Video_box_2**]Chi si distacca dal coro anti tasse è la squadra del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (Diw) di Berlino che invece propone di inserire una sorta di clausola di priorità per gli investimenti nelle infrastrutture che scatti ogni volta che si realizza un avanzo di bilancio. “C’è un buco di 19 miliardi di euro da colmare per realizzare le opere più urgenti, dalle quali dipende il benessere di lungo periodo della Germania”, avverte il presidente Marcel Fratzscher, che sul tema ha anche scritto “L’illusione tedesca”, un libro a lungo in vetta nelle classifiche di saggistica. Quest’ultimo, su impulso del ministro dell’Economia Sigmar Gabriel, ha coordinato una commissione di esperti con il copresidente di Deutsche Bank Jürgen Fitschen e Reiner Hoffmann, il capo della Dgb, la maggiore confederazione sindacale tedesca, mettendoli tutti d’accordo: prima di ridurre le tasse, il tesoro va investito in infrastrutture e istruzione. Manca solo il via libera di Angela Merkel e Schäuble.

 

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