Boeri vuole proteggere una generazione di "sessantottini" dal rischio povertà

Il presidente dell'Inps propone l'introduzione del reddito minimo per i 55-65enni.
Boeri vuole proteggere una generazione di "sessantottini" dal rischio povertà

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri (foto LaPresse)

Milano. Ai sindacati l'attivismo del presidente dell'Inps Tito Boeri non è andato giù. Ma l'economista non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro e dal terreno amico della Università Bocconi torna a ribadire il proprio diritto a fare proposte. Che l'Inps presenterà a giugno. A partire dal reddito minimo per i 55-65enni. "Stiamo elaborando delle proposte – ha detto l'economista da pochi mesi al timone dell'ente previdenziale nazionale durante un convegno svoltosi oggi nell'ateneo milanese su disoccupazione e precarietà – rivendico il diritto di poter fare delle proposte, non è un modo di violare la democrazia come qualcuno ha detto, a giugno porteremo le proposte al Parlamento e al governo". D'altra parte, Boeri ritiene che un ente come l'Inps abbia conoscenze e competenze che "può mettere a servizio del paese" e "dati importanti che ci permettono di valutare meglio di altri le politiche fatte sin qui in Italia". E, se la scarsità di dati è stata la causa della poca ricerca su povertà e disoccupazione in Italia, la speranza è di poter annunciare a breve, nel giro di un mese, informazioni importanti anche su questo fronte.

 

Per quanto riguarda il reddito minimo, Boeri non ha potuto fare anticipazioni, ma ha spiegato che vuole fare "una proposta organica che si muove sull'asse assistenza –previdenza", una proposta che deve essere "completa", ossia in grado di "autofinanziarsi e di reggersi sulle sue gambe a livello di infrastruttura". Il che significa che dal lavoro dell'Inps arriveranno proposte specifiche, per evitare i problemi che emergono di solito nella traduzione concreta delle proposte generiche. "Nel tradurre le proposte da generiche a specifiche emergono problemi nuovi – ha detto – in passato anche i governi sono stati superficiali su questo aspetto con il risultato che le proposte sono rimaste inattuate".

 

L'intervento dell'Inps si concentrerà sulla fascia dei 55-65 anni. Due i motivi per questa scelta, che lascia indietro in blocco il mondo dei giovani: è la fascia dove i dati indicano che è in corso una nuova emergenza sociale; le risorse finanziarie sono comunque limitate e non permettono di finanziare un reddito minimo garantito per tutti.

 

Distratti dalle discussioni sulla disuguaglianza, ci siamo infatti dimenticati dei poveri. "Nella crisi – ha spiegato Boeri – in Italia gli indici di disuguaglianza sono aumentati marginalmente mentre è aumentata fortemente la povertà che è cresciuta di 1/3". Ma non è aumentata in maniera uniforme. Se prima l'incidenza della povertà era molto alta tra i giovani tornando poi ad appiattirsi per ricominciare a crescere  tra gli over 65, oggi l'incremento della povertà colpisce in modo significativo non solo i giovani ma anche la fascia d'età centrale. "Questo è un fenomeno relativamente nuovo per il nostro paese – dice Boeri – Il fattore trainante è stato la perdita dell'occupazione e tra i 55 e i 65 anni è difficile ritrovare lavoro. Solo uno su dieci ci riesce. La povertà degli ultra 65 è invece rimasta stabile".

 

[**Video_box_2**]Un fenomeno per Boeri tutt'altro che inevitabile. Soprattutto se si guarda quello che è successo in altri paesi. "Lo stress test più autentico della recessione si è verificato rispetto ai sistemi di protezione sociale – ha detto Boeri – in Italia basta un calo del pil dello 0,5 per cento perché la povertà aumenti, in altri paesi è necessario un calo del 2 per cento mentre i paesi nordici riescono ad avere una recessione anche molto pronunciata senza che la povertà aumenti". La lezione, per Boeri, è che "la povertà è qualcosa contro cui ci si può tutelare", adottando per esempio strumenti come il reddito minimo che ormai in Europa sono molto diffusi. "Anche la Grecia – ha fatto notare – si è dotata di strumenti di questo tipo. A questo punto gli unici a non averli siamo noi".

 

Tuttavia, ha ricordato comunque Boeri, "le riforme avviate sul mercato del lavoro con il Jobs Act sono rilevanti. La percentuale di assunzioni dei contratti a tempo indeterminato va al di là degli effetti sull'occupazione netta perché ciò che noi volevamo era aumentare la percentuale di assunzioni con contratto a tempo indeterminato per evitare questa concentrazione del rischio su alcune fasce d'età e per migliorare la produttività e le condizioni di lavoro".

 

Certo è che anche i giovani sono in forte sofferenza, anzi in vera e propria emergenza. Perché non includerli? "Vogliamo trovare delle forme di finanziamento degli interventi proposti – ha spiegato durante il convegno Boeri – e garantire il reddito minimo a tutti costerebbe molto di più delle risorse a cui stiamo pensando". Inoltre, per l'Inps l'idea di concentrarsi sui 55-65enni ha senso anche per altri due ordini di motivi: non sono necessarie infrastrutture nuove per attuare le politiche del reddito minimo garantito e il rischio di azzardo morale è basso, ossia il rischio che chi riceve il trasferimento di risorse non si metta più alla ricerca di lavoro, perché si tratta di persone che difficilmente troveranno un nuovo impiego. "Questa proposta che faremo a giugno è complementare – ha chiosato l'economista bocconiano – sarei felice se il governo riuscisse a trovare più risorse per finanziare il reddito minimo garantito per tutti perché sotto i 55 anni c'è un problema molto serio di povertà. Il nostro intervento permette al governo di concentrare altre risorse sui giovani e su chi è sotto i 55 anni".

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