Lezioni dal caso Poggiani per scegliere il prossimo capo dell'Agenzia digitale

Questa volta evitare dubbi curricolari e soprattutto astenersi aspiranti consiglieri regionali o simili
Lezioni dal caso Poggiani per scegliere il prossimo capo dell'Agenzia digitale

Alessandra Poggiani (foto LaPresse)

Roma. Il direttore dell'Agenzia per l'Italia digitale, Alessandra Poggiani, ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni in Veneto sostenendo dall'esterno Alessandra Moretti, front woman del Partito democratico e sfidante di Luca Zaia e di Flavio Tosi.

 

Poggiani abdica dunque al compito di completare il piano digitale del governo, attraverso la modernizzazione della pubblica amministrazione e delle infrastrutture di telecomunicazione, ovvero due storiche incompiute dell'agenda digitale, a pochi mesi dalla nomina da parte del governo Renzi nel luglio scorso.

 

Da allora non sono mancate polemiche sui suoi requisiti curricolari (un titolo di accademico acquisito in Gran Bretagna vale come una laurea?) dato che 150 presentarono domanda per sostituire l'ex direttore dell'Agenzia Agostino Ragosa, dimessosi in ossequio all'ambizione del ministro della Pa, Marianna Madia, di dare un segno di discontinuità (leggi: rottamazione).

 

Alla scelta di Poggiani di dedicarsi alle elezioni venete possono avere concorso diversi fattori: l'amicizia con la candidata presidente di regione, la vicinanza al Partito democratico – corrente lettiana, poi renziana –, la voglia di "dare una mano" a Venezia – è dirigente dell'agenzia informatica del comune, la Venis – e la prospettiva di trovarsi a dirigere un'Agenzia per l'Italia digitale destinata ad avere un ruolo marginale rispetto a prima (il governo starebbe pensando a una redistribuzione delle competenze, forse sotto l'ombrello di Palazzo Chigi). Oppure, come si chiede provocatoriamente Michele Arnese, direttore di Formiche.net, sito d'informazione che ha seguito minuziosamente il "romanzo" Poggiani, la rivoluzione digitale si fa meglio da consigliere della regione Veneto (qui la ricostruzione)?

 

[**Video_box_2**]La speranza è che il caso possa servire da lezione nella scelta del prossimo direttore (la caccia è iniziata) visti soprattutto i ritardi accumulati all'inseguimento della riduzione del divario digitale in Italia. Magari facendo più attenzione agli accertamenti curricolari in fase di esame e verificando le ambizioni politiche dei candidati. Ma per questo basterebbe un'avvertenza da scrivere in rilievo: astenersi aspiranti consiglieri regionali et similia.

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