Andorra, l'ultimo paradiso fiscale d'Europa che rischia di fallire

Dopo la “resa” della Svizzera anche il princiapto dei Pirenei rischia di diventare un inferno. Le ultime elezioni hanno portato a uno stravolgimento politico che riflette l’inquietudine dell’elettorato per il terremoto finanziario che il piccolo paese sta affondando.
Andorra, l'ultimo paradiso fiscale d'Europa che rischia di fallire

Il Bpa di Andorra (foto LaPresse)

L’ultimo paradiso fiscale d’Europa dopo la “resa” della Svizzera rischia di diventare un inferno. “Il grande Carlo Magno, mio Padre mi ha liberato dai Saraceni/ E dal cielo mi ha donato la vita di Meritxell, la grande Madre./ Principessa nacqui e Vergine, neutrale tra due nazioni./ Sola resto l'unica figlia dell'Impero Carolingio”, recita l’inno di Andorra. Ultimo avanzo di quella Marca Spagnola che il creatore del Sacro Romano Impero creò dopo Roncisvalle, il Principato di Andorra ha 86 mila abitanti su 468 chilometri quadrati, che equivalgono alla popolazione della Provincia di Isernia sulla superficie di quella di Gorizia: dimensioni comunque superiori a quelle di altri micro-stati europei come Città del Vaticano, Monaco, San Marino, Liechtenstein e anche Malta. Unico stato indipendente al mondo ad avere come lingua ufficiale il catalano, insieme al francese, si distingue anche per un regime politico unico: capi dello stato come co-principi sono infatti due stranieri, il vescovo della diocesi spagnola di Urgell e il presidente della repubblica francese, come erede dei re di Francia. “Credente e libera per undici secoli, credente e libera voglio essere./ Siano le leggi i miei tutori e i miei Principi difensori!”, continua l’inno. Sono incarichi comunque formali, rappresentati da due delegati, mentre i poteri effettivi appartengono al Cap de Govern, che deve avere la fiducia di un Conseil General elettivo. Le elezioni, anzi, si sono tenute il primo marzo, e hanno visto i Democratici per Andorra del primo ministrio Antoni Martí Petit precipitare dal 55,15 per cento dei voti del 2011 al 37,03, mentre il nuovo Partito liberale ha ottenuto il 27,68 per cento. Uno stravolgimento politico che riflette l’inquietudine dell’elettorato per il terremoto che il piccolo paese sta affondando.

 

Aggrappato sulle montagne dei Pirenei, Andorra è una città rurale che però ha sempre avuto poca terra coltivabile per la sua popolazione. Una volta gli andorrani vivevano dunque soprattutto di pastorizia, più di recente erano nate industrie tessili e siderurgiche per sfruttare risorse locali ma, prima dell’ingresso della Spagna nella Comunità europea, Andorra era soprattutto una terra di contrabbandieri. In senso hard, montanari con le sporte in spalla in stile spalloni prealpini; e anche in senso più soft, con il grande flusso di spagnoli che venivano semplicemente a fare shopping a prezzi più favorevoli. Finita la pacchia, Andorra ha allora puntato al turismo montano, ma soprattutto alle banche, che ancora potevano sfruttare l’eccezione fiscale del Principato. E l’Europa per parecchio tempo lo ha consentito perché gli andorrani di qualcosa dovevano pur campare. C’era una specie di divisione dei compiti: le grandi fortune in Svizzera e quelle intermedie, tra i 2 e i 10 milioni di euro, a Andorra. Il settore delle banche e assicurazioni rappresenta nel principato il 19,6 per cento del pil e l’attivo delle cinque banche locali arriva complessivamente a 15,869 miliardi di euro, pari a 6 volte e mezzo il pil. Ed è anche più del doppio della media Ue (dove solo Lussemburgo e Malta dipendono di più dal settore bancario), ma se si considerano i 41,267 miliardi di euro di patrimoni che le entità andorrane gestiscono, arriviamo a 17 volte il pil. Più o meno le dimensioni cui erano arrivate Irlanda, Islanda e Cipro, prima che le rispettive bolle si sgonfiassero: o fossero fatte sgonfiare.

 

E anche quella di Andorra adesso è scoppiata. Un primo brontolio c’era stato nel 2009, quando in piena offensiva G20 contro i paradisi fiscali Sarkozy aveva minacciato di rinunciare al ruolo di co-principe, se le cose non iniziavano a cambiare. Andorra ha allora rinunciato al segreto bancario ma il sistema di scambio automatico dei dati partirà ufficialmente solo nel 2018. La contromisura delle banche andorrane è stata quella di aprire filiali in altri paradisi fiscali per attrarre patrimoni più elevati: una strategia che però le ha esposto troppo alle infiltrazioni delle mafie internazionali. Una seconda avvisaglia si era avuta nel 2012-13 con lo scandalo che ha coinvolto Jordi Pujol, padre storico dell’autonomia catalana, che assieme ai familiari avrebbe imboscato a Andorra somme che qualcuno ha stimato addirittura in 5 miliardi. Ma il vero botto è arrivato lo scorso 10 marzo, quando il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha definito la Banca Privada de Andorra (Bpa), che da sola rappresenta il 21 per cento del settore bancario del principato, “a primary money laundering concern”, un problema di denaro sporco di prim’ordine. Tra i riciclatori sono stati indicati quattro istituti bancari americani suoi corrispondenti, gruppi criminali cinesi e russi oltre che gerarchi del governo venezuelano. Il 13 marzo è stato arrestato il consigliere delegato del Bpa, Joan Pau Miquel Prats, mentre le autorità andorrane e spagnole hanno preso il controllo del Bpa e della sua controllata spagnola, il Banco de Madrid. Il 16 marzo il quest’ultimo ha cessato le operazioni e ha avviato la procedura per la bancarotta, mentre i clienti della Bpa sono stati sottoposti a un regime tipo il “corralito” argentino del 2001, con il divieto di ritirare più di 2,500 euro a settimana.

 

[**Video_box_2**]“Andorra è una piazza finanziaria di riconosciuto prestigio, solvenza e liquidità, al di sopra degli standard internazionali”, ha provato a spiegare il ministro delle Finanze, Jordi Cinca. Ma anche lui ammette che “la situazione è angustiante”. Tra l’altro, anche se Andorra riceve 7,7 milioni di visitatori all’anno, il settore turistico per via della recessione ha subito un crollo che ha già fatto contrarre il pil del 16,5 per cento. Invece il settore bancario, che per giunta detiene la metà degli 897 milioni del debito pubblico oltre a essere il principale finanziatore dell’impresa privata, finora aveva retto. Anche se le altre banche sembrano per ora salve, per evitare il boicottaggio finanziario degli Stati Uniti il governo deve chiudere il Bpa. Ma a Andorra non esiste una banca centrale e il governo ha un bilancio da 425 milioni, insufficiente al compito. Unica possibilità: aprire Andorra al capitale straniero. La fine di un mondo. 

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