Tra fattore C e meriti italiani

Ma la ripresa c’è o ci fa?

Secondo i dati diffusi dall'Istat, l'indice composito del clima di fiducia dei consumatori, aumenta a 110,9 da 107,7 di febbraio 2015. L'indice sulle imprese cresce a 103,0 da 97,5 di febbraio. Ecco perché imprese e famiglie "vedono" un segno più.
Ma la ripresa c’è o ci fa?

Roma. Per la prima volta dal 2007, quest’anno tutti e 19 gli stati dell’Eurozona avranno una crescita positiva. In media, il pil dovrebbe salire dell’1,3 per cento. E venerdì il governo italiano, via Twitter, celebrava l’accordo di Fincantieri con Carnival per costruire cinque navi da crociera da qui al 2022: un indizio del fatto che “#italiariparte”. Per non dire di Confcommercio che venerdì prevedeva una crescita dell’1,1 per cento per l’anno in corso, più del doppio di quanto stimato finora dal governo che nel Def di aprile potrebbe diventare un filo più ottimista (0,8). Poi però, nelle stesse 24 ore, l’Istat confermava che a gennaio fatturato e ordinativi dell’industria sono stati negativi, rispettivamente meno 1,6 e meno 3,6 per cento da dicembre; d’altronde gennaio era stato gelido per la produzione industriale. La ripresa c’è o ci fa?

 

Per Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma, “la ripresa la vedremo quest’anno, ma tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le tendenze produttive sono tutte nell’ordine della stagnazione”. De Nardis infatti distingue tra “indicatori hard” – come produzione industriale, ordinativi e fatturato – tutti “negativi”, e “indicatori soft più brillanti”. “Migliora soprattutto la fiducia delle famiglie verso il clima economico generale. Meno la fiducia sulle condizioni personali. Sale la fiducia delle imprese, meno quella del comparto manifatturiero”. Generalmente indicatori soft positivi anticipano un rialzo degli indicatori hard, “ma nel 2014 non andò così. Questa volta una qualche ripresa effettivamente seguirà, perché il prezzo basso del petrolio, il deprezzamento dell’euro e la politica monetaria espansiva della Banca centrale europea spingeranno davvero la crescita”. Sono gli stessi fattori che, decantati in ogni tg o talk-show che si rispetti, alimentano la “fiducia” delle famiglie. “Io li chiamo i ‘magnifici quattro’, vi includo pure una politica fiscale non più restrittiva – dice al Foglio Gregorio De Felice, capo economista di Intesa – Garantiranno un rimbalzo ciclico o una ripresa duratura? Il loro effetto prima o poi svanirà”. Dunque, per capire se la crescita c’è o ci fa, “meglio analizzare dinamiche profonde. Siamo per esempio un paese che fatica a far rendere il capitale. L’unico paese in cui, dall’inizio della crisi, è rimasta stagnante la produttività totale dei fattori, non solo quella del lavoro”. Finché non s’inverte tale tendenza, vivremo più di crescita riflessa che di crescita propria.

 

[**Video_box_2**]Il presidente di Confindustria, Squinzi, per motivare il suo pacato ottimismo sceglie di guardare alle 76 mila richieste arrivate all’Inps per accedere alla decontribuzione per assunzioni a tempo indeterminato. Mario Seminerio, analista e autore del blog Phastidio.net, è scettico sul fatto che, a fronte di dinamiche produttive così esigue, si possa parlare di “creazione di occupazione aggiuntiva”. “Se un singolo dato non fa mai tendenza – dice – si prendano le medie mobili a tre mesi. Il fatturato industriale negli ultimi tre mesi cala dello 0,1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Si è solo interrotto un calo, insomma. D’altronde non ho sentito di revisioni al rialzo del pil potenziale italiano, come potrebbe succedere dopo riforme radicali sul lato dell’offerta”. Perfino sul quadro internazionale, sostanzialmente positivo, si staglia qualche incertezza, come il pil americano meno forte del previsto nell’ultimo trimestre 2014 (comunque più 2,2) e le estenuanti trattative tra Grecia e creditori internazionali. Don Koch, ceo australiano di Ing Bank Italia, a margine di un incontro organizzato venerdì dal sottosegretario agli Esteri Della Vedova, ha detto al Foglio: “A fine 2014, il nostro indice di benessere finanziario per l’Italia  per la prima volta ha smesso di calare. Ora percepiamo che il combinato disposto di politiche monetarie espansive, riforma del mercato del lavoro e poi delle Popolari da parte del governo Renzi, stanno galvanizzando la fiducia negli investimenti personali, nei consumi e nell’accesso al credito”.

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