L’Italia esporta armamenti eccome (ma investe poco). Scenari

Il nostro è l’unico paese europeo ad aver incrementato le esportazioni  di armamenti e sistemi di difesa negli anni della crisi.
L’Italia esporta armamenti eccome (ma investe poco). Scenari

Roma. L’Italia è l’unico paese europeo ad aver incrementato le esportazioni  di armamenti e sistemi di difesa negli anni della crisi. A testimoniare questa eccellenza tecnologica è una indagine, che mette a confronto gli anni 2005/2009 e 2010/2014, condotta dal Sipri di Stoccolma, con l’anglo-britannico Ihs Jane’s i più accreditati istituti di studi sulla difesa. Tra un lustro e l’altro, le industrie del nostro paese hanno accresciuto dal 2 al 3 per cento la loro quota di mercato mondiale, stimato in 64,4 miliardi di dollari per il 2014 da Ihs Jane’s. L’Italia rimane, comunque, all’ottavo posto nella top ten mondiale, ben distante dal podio. Sul quale svettano gli Stati Uniti che, negli anni del presidente “pacifista” Barack Obama, hanno visto salire la loro quota dal 29 al 31 per cento, grazie al più 23 per cento segnato dalle esportazioni, al di sopra della media di crescita del mercato mondiale tra un quinquennio e l’altro, pari al 16 per cento. Un risultato raggiunto grazie alla maggiore aggressività sui mercati internazionali dei produttori, alle prese con i tagli del budget federale, e all’elasticità concessa dalla Casa Bianca e dal Congresso nelle autorizzazioni alle esportazioni. E ottenuto soprattutto a scapito dei produttori europei. La Germania è calata dall’11 al 5 per cento del mercato (perdendo la terza posizione nella top ten a favore della Cina) e la Francia dall’8 al 5, mentre Regno Unito (4 per cento) e Spagna (3) sono rimasti al palo. Tra i primi dieci al mondo è entrata anche l’Ucraina, la cui quota è aumentata dal 2 al 3 per cento, ma difficilmente potrà mantenerla: i suoi migliori clienti erano la Russia e la Cina. Un balzo l’ha compiuto la Russia, salita al 27 per cento dal 22, e sensibile è stata anche la crescita della Cina, passata dal 3 al 5 per cento, trainata quasi esclusivamente dagli acquisti di Pakistan, Bangladesh e Myanmar. Nella top ten rimane Israele che conferma il suo 2 per cento.

 

A chi vendono i top exporter mondiali? I clienti migliori sono in Asia, medio oriente e Oceania. Tra il 2010 e il 2014 l’India ha assicurato il 15 per cento delle importazioni mondiali, seguita da Arabia Saudita e Cina (5) Emirati arabi, Pakistan e Australia (4). E anche gli Stati Uniti hanno comprato molto (con il 3 per cento dell’import mondiale): miglior cliente della Germania, Washington ha chiuso uno dei principali contratti con Alenia Aeronautica (controllata da Finmeccanica) per una fornitura di 19 aerei da trasporto C-27J Spartan.

 

[**Video_box_2**]Il mercato mondiale è, però, in evoluzione. Nei prossimi anni, in particolare l’industria e la politica europea degli armamenti potrebbero essere costrette a profonde modifiche. Esportatori “storici”, come Germania e Francia, per evitare di impoverire la propria industria, hanno già annunciato un incremento della spesa nazionale: se il paese produttore non crede nei propri mezzi, difficilmente riuscirà a imporli sul mercato mondiale. Per combattere la concorrenza internazionale, inoltre, si moltiplicano i tentativi di alleanze tra paesi europei (sull’esempio del caccia Eurofighter Typhoon), nelle quali l’Italia, al momento, non sembra ben piazzata, scontando le recenti debolezze politiche e industriali. Non è detto, inoltre, che le crescenti tensioni internazionali riescano a tenere il mercato. Un recente report di Ihs Jane’s prevede, per quest’anno, un calo superiore al 10 per cento del budget militare globale, derivato soprattutto dal crollo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, oltre che dal riorientamento della spesa nei paesi più ricchi, dove gli investimenti militari sono in costante calo. Viceversa, i paesi che stanno investendo di più nella difesa (oltre il 3 per cento del pil) sono per buona parte quelli a minor reddito. Per i quali i sempre più sofisticati strumenti di difesa realizzati nei paesi avanzati raramente sono utili e gestibili. E di solito hanno prezzi irraggiungibili.

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