Perché la tragedia Germanwings è un duro colpo per i vettori tradizionali

Le grandi compagnie che vogliono sviluppare il "low cost" dovranno ringiovanire la flotta e rivedere le priorità
Perché la tragedia Germanwings è un duro colpo per i vettori tradizionali

foto LaPresse

La tragedia del volo Germanwings, dove sono perite 150 persone, apre dei grandi interrogativi nel mondo del trasporto aereo. La compagnia è posseduta al 100 per cento da Lufthansa, il primo operatore tradizionale europeo, che ha trasportato oltre 105 milioni di passeggeri lo scorso anno.

 

Germanwings è la filiale low cost del colosso tedesco, anche se difficilmente può essere paragonata alle vere compagnie a basso costo che operano nel mercato europeo. Dopo la liberalizzazione del 1997, i principali vettori low cost hanno iniziato a svilupparsi e a crescere, affermandosi nel panorama europeo. Le principali compagnie sono Ryanair ed EasyJet, con oltre 80 e 60 milioni di passeggeri annui. Queste, a oggi, non hanno sofferto nessun grave incidente aereo.

 

Questi due vettori hanno dei costi molto ridotti, ma non risparmiano sulla sicurezza, dato che i controlli sono identici per tutte le compagnie. L’aereo di Germanwings precipitato, un Airbus A320, sembra avere oltre 20 anni di operatività e indubbiamente questo è un fattore di rischio.

 

Le compagnie low cost come EasyJet e Ryanair hanno invece un’età media della flotta molto bassa, poiché gli aeromobili nuovi permettono dei risparmi di costo molto importanti. Un aereo nuovo permette un risparmio di carburante fino al 30 per cento rispetto ad uno con un’anzianità superiore a 20 anni e nel trasporto aereo, i costi del carburante arrivano fino al 35 per cento dei costi totali. E' dunque logico per dei vettori che hanno la riduzione di costo come primo obiettivo, quello di avere una flotta completamente nuova per avere maggiore competitività.

 

Per rispondere a questa ondata di competitività anche le compagnie tradizionali hanno creato una serie di operatori a basso costo per le tratte europee. Sono delle filiali che operano all’interno delle compagnie tradizionali stesse. E' il caso, appunto, di Germanwings in Germania, ma anche quello di Iberia Express in Spagna. La stessa politica di Alitalia era quella di sviluppare in passato AirOne come operatore low cost per competere con EasyJet e Ryanair. Tuttavia questi vettori “low cost” non sono certamente delle vere compagnie a basso costo. I costi sono indubbiamente inferiori alle “case madri”, ma spesso l’omogeneità della flotta non è completa e al contempo questa abbastanza vecchia. Questi due fattori sono da tenere in considerazione, perché sui costi di manutenzione e sui costi operativi, avere degli aerei tutti identici e nuovi, aiuta molto ad aumentare la competitività.

 

Cosa succederà ora a Lufthansa? La copmpagnia aerea, nell’ultimo anno, era andata incontro a un peggioramento del proprio conto economico, con l’utile che si era assottigliato in maniera preoccupante. Inoltre aveva sperimentato una serie di scioperi proprio perché voleva spostare parte del proprio traffico dal vettore tradizionale a quello della filiale “low cost” (oltre che per la minaccia di aumento dell'età pensionabile). Questo processo è abbastanza comune in tutto il panorama europeo tra i vettori tradizionali, ma indubbiamente la tragedia odierna bloccherà questa tendenza o la renderà quantomeno più complicata. Lufthansa sperimenterà delle difficoltà economiche sempre maggiori, nonostante la posizione monopolistica che continua a mantenere in alcuni aeroporti tedeschi (Francoforte in primis). Questa tragedia paradossalmente aumenta i dubbi non tanto sulle compagnie low cost comunemente dette, quanto sui vettori tradizionali che vogliono fare le low cost.

 

Andrea Giuricin (Università Milano Bicocca - Istituto Bruno Leoni) 

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