La rivincita dell’hamburger

Il progetto dei proibizionisti-salutisti di Los Angeles non funziona
La rivincita dell’hamburger

A Los Angeles il proibizionismo, nella sua versione più docile e soffusa, non è riuscito a fermare i malefici effetti del junk food, cioè l’obesità, bersaglio di campagne nazionali dall’orto della Casa Bianca ai progetti filantropici di Michael Bloomberg e degli altri campioni della salute pubblica. Sette anni fa il consiglio cittadino di Los Angeles ha approvato un’ordinanza che proibiva l’apertura di nuovi fast food e la ristrutturazione di quelli esistenti in alcuni fra i quartieri più poveri della città: questo, almeno, valeva per gli edifici indipendenti che ospitano catene di fast food. Proprio in quelle aree si registrava la maggiore percentuale di obesi, e tutti gli esperti non avevano alcun dubbio nell’attribuire il fenomeno alla massiccia presenza di McDonald’s e affini. Diminuta la presenza, sarebbe diminuita anche l’obesità, dicevano gli studi. Sette anni più tardi gli studi dicono che è successo il contrario. L’analisi dei ricercatori Roland Sturm e Aiko Hattori dimostra che il numero di fast food in quei quartieri è cresciuto a un ritmo simile a quello del resto della città, e le limitazioni imposte per la costruzione (non costruire in un edificio indipendente significa diventare quasi invisibili, un bel deterrente per chi vuole aprire un business) hanno ottenuto l’effetto di rendere pressoché invisibile il collegamento fra junk food e deterioramento della condizione sociale. Alla fine la percentuale di obesi è aumentata e contestualmente è aumentato anche il divario fra le condizioni di salute di quella popolazione rispetto alle aree della middle class.

 

Chi ha architettato la trovata proibizionista era convinto che le zone più povere venissero invase naturalmente da una quantità spopositata di fast food, che offrivano opzioni economiche alla fascia meno abbiente della popolazione, ma contemporaneamente alimentavano il suo stato di povertà e disagio. Un circolo vizioso che poteva essere spezzato soltanto riducendo l’offerta di velenosi hamburger e altri grassi insaturi propinati in forma vagamente appetitosa. L’esperimento di Los Angeles è fallito, segno che i progetti di ingegneria alimentare per renderci tutti sani e in forma non sono poi così semplici da realizzare. Ci sono troppe variabili da considerare, fra cui l’uomo, suprema variabile che non può essere ingabbiata in uno schema sociale, per quanto perfetto possa sembrare in teoria.

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