Che cosa cambierà quando anche il nostro portafoglio sarà su Facebook (molto presto)

Anche il social network di Zuckerberg si lancia nel mercato dei nuovi sistemi di pagamento. Acquisti più rapidi e con meno costi di transazione. Gli utenti scambieranno le informazioni su di loro per potere pagare di meno. Nuove prospettive per banche e aziende.

Che cosa cambierà quando anche il nostro portafoglio sarà su Facebook (molto presto)

Anche Facebook si lancia nel mercato dei nuovi sistemi di pagamento e attraverso Messenger, la sua applicazione di messaggistica, consentirà di trasferire somme di denaro. Oltre a messaggi, foto, link e faccine, dopo aver collegato l’account a una carta di debito Visa o Mastercard, si potranno inviare soldi con un clic. Si partirà dagli Stati Uniti, ma l’innovazione è destinata poi a coprire anche gli altri paesi. A Menlo Park hanno esperienza e know how consolidati nei sistemi di pagamento nella pubblicità e nei giochi, dove gestiscono quotidianamente milioni di transazioni. Ma Facebook è solo l’ultima arrivata in un settore dove si è già buttato un competitor come Snapchat, l’applicazione di messaggistica istantanea fondata dal ventenne Evan Spiegel che Zuckerberg aveva tentato invano di acquisire e che ora vale circa 20 miliardi di dollari. A presidiare il campo ci sono anche i colossi di Cupertino e Mountain View con Apple Pay e Google Wallet che attraverso la tecnologia Nfc consentono di pagare con lo smartphone. Sempre nel campo dei trasferimenti di denaro ci sono startup innovative come Abra, una specie di Uberpop dei cambiavalute, che trasforma ogni utente registrato in una specie di bancomat che cambia pagamenti digitali via smartphone in banconote.

 

Insomma, nei sistemi di pagamento è in corso una rivoluzione che consentirà di abbattere notevolmente i costi di transazione, ma non solo. “Facebook e Google e Apple non hanno l’obiettivo di aggredire le commissioni di transazione, ma di estendere il mercato della comunicazione e della pubblicità con altri mezzi – dice al Foglio Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente di strategia e imprenditorialità in Bocconi - oggi Facebook e Google si limitano a vendere l’attenzione umana degli utenti a chi vuol far sapere che ci sono nuovi prodotti sul mercato. Domani, attraverso i processi di pagamento, avranno la traccia del reddito disponibile degli utenti: frequenza, densità e geolocalizzazione dei pagamenti, una ricchezza informativa spaventosa. In questo scenario raccogliere i soldi è la cosa più stupida e banale, la cosa più intelligente è invece creare un mercato in cui queste informazioni siano oggetto di scambio tra clienti e imprese”. Per le imprese si apriranno nuovi orizzonti, perché potranno chiedere ai clienti non solo soldi ma anche informazioni: “Il pagamento da mera transazione diventa messaggio e le imprese con le informazioni date dai nuovi sistemi di pagamento possono fare molte più cose che incassare soldi, come sfruttare la profilazione del cliente e offrire credito al consumo. L’industria avrà maggiori vantaggi di differenziazione e potrà accedere a quella ricchezza informativa che è sempre stata appannaggio della grande distribuzione che intermediava l’identità del cliente”. In una parola molto in voga negli ultimi tempi, disintermediazione.

 

Dall’altro lato non mancano i vantaggi per gli utenti, che non hanno più solo soldi da offrire ma quelle informazioni così preziose per le aziende. I dati personali del consumatore entrano a far parte della transazione e ne aumentano le possibilità di scambio e acquisto. “L’utente può pagare diversamente, che vuol dire pagare di meno, in pratica aumenta il potere d’acquisto. Siamo fuori dalla logica dello sconto, con i pagamenti digitali il pagamento diventa un’occasione di scambio di metadati. Il consumatore si renderà conto che potrà vendere e monetizzare informazioni, così nascerà un nuovo mercato organizzato dalle imprese e partecipato dai clienti”.

 

L’ultimo tassello è quello degli intermediari, che ruolo avranno? Le banche italiane sono attrezzate al nuovo mondo? “Ci sono banche che hanno capito come integrarsi con le nuove piattaforme, vedi i nuovi wallet di Mediolanum, CheBanca e Ubi Banca, ma ci sono segnali che vanno nel senso opposto. CartaSì rappresenta la primogenitura dell’innovazione sui nuovi sistemi di pagamento ed è una piattaforma italiana, eppure le banche popolari la stanno vendendo per tamponare i bilanci. La miopia strategica porta le banche italiane a vendere il futuro per superare la semestrale”.

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