Il topolino partorito a Bruxelles sulla Grecia non placa le difficoltà finanziarie di Atene

Tre ore di mini-vertice sulla Grecia tra Alexis Tsipras e alcuni leader della zona euro hanno partorito un topolino: una dichiarazione di poche righe che segna il ritorno al 20 febbraio, alle liste di riforme di Yanis Varoufakis e all'incertezza totale su ciò che accadrà nei prossimi giorni.
Il topolino partorito a Bruxelles sulla Grecia non placa le difficoltà finanziarie di Atene

Il premier greco Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Bruxelles. Tre ore di mini-vertice sulla Grecia tra Alexis Tsipras e alcuni leader della zona euro hanno partorito un topolino: una dichiarazione di poche righe che segna il ritorno al 20 febbraio, alle liste di riforme di Yanis Varoufakis e all'incertezza totale su ciò che accadrà nei prossimi giorni. “Aderiamo pienamente all'accordo dell'Eurogruppo del 20 febbraio”, hanno detto in una dichiarazione congiunta Donald Tusk, Jean-Claude Juncker e Jeroen Dijsselmbloem, i presidenti di Consiglio Europeo, Commissione e Eurogruppo.

 

“In uno spirito di fiducia reciproca, siamo tutti impegnati ad accelerare il lavoro e a concluderlo il più presto possibile”. Il governo Tsipras avrà “la responsabilità delle riforme” e “presenterà una lista completa di riforme specifiche nei prossimi giorni”. I colloqui politici avverranno a Bruxelles, mentre le missioni tecniche si svolgeranno ad Atene. “L'Eurogruppo è pronto a riconvocarsi il più presto possibile”, dice la dichiarazione. Secondo la cancelliera tedesca, Angela Merkel, “non cambia uno iota rispetto all'accordo del 20 febbraio”. Solo il successo del completamento della cosiddetta “review” (la valutazione positiva da parte della ex Troika dell'attuazione delle misure concordate con la Grecia, ndr) “ci permetterà di fare gli esborsi delle tranche di aiuti”, ha detto Merkel. Tra le altre cose, il governo greco dovrà chiarire come intende “realizzare l'avanzo primario” richiesto dai creditori, ha spiegato la cancelliera. Ma le interpretazioni della dichiarazione sulla Grecia già divergono. Per Tsipras, “è chiaro che la Grecia non è obbligata ad attuare misure recessive”. Il suo portavoce ritiene che l'esborso di aiuti avverrà non appena sarà presentata la lista di riforme. Così, il premier di Atene può dirsi “più ottimista: tutti hanno confermato di voler fare del loro meglio per superare le difficoltà dell'economia greca”. La commedia rischia di raggiungere il parossismo, dopo un comunicato con cui il ministero delle Finanze greco, invece di annunciare l'accelerazione chiesta dai creditori europei, spiega di attendere di “ricevere” un documento della ex Troika con “una lista” di richieste.

 

[**Video_box_2**]Oggi il governo greco dovrebbe rimborsare 350 milioni al Fondo Monetario Internazionale. “Hanno già firmato l'assegno”, spiega al Foglio una fonte europea. La situazione delle finanze è allarmante: la prossima settimana Atene deve rinnovare 1,6 miliardi di debito a breve scadenza, a fine mese scattano i pagamenti di stipendi e pensioni, mentre il 9 aprile c'è una nuova scadenza con il Fmi. Il vice-premier greco, Yannis Dragasakis, ha riconosciuto che Atene ha “un problema di liquidità”. Come già accaduto in passato, potrebbe essere la Banca Centrale Europea a convincere Tsipras a accelerare. “La prossima settimana potremmo inviare una lettera” per imporre alle banche greche ulteriori limiti, ma questa volta legalmente vincolanti, all'acquisto di titoli a breve scadenza, dice una fonte della Bce. Nel frattempo, mentre torna a accentuarsi la fuga bancaria (300 milioni nella giornata di mercoledì), l'istituzione di Mario Draghi ha aumentato la pressione concedendo solo 400 milioni in più di liquidità di emergenza del programma ELA alle banche greche contro una richiesta di 900 milioni. “Non c'è molto tempo”, ha avvertito Dijsselbloem. Alcuni analisti dubitano che Atene riuscirà a completare l'intero processo della “review” entro il 9 aprile, permettendo all'Eurogruppo di sbloccare gli aiuti. La Commissione – spiega un funzionario comunitario – spinge per un compromesso: un esborso parziale dei 1,9 miliardi di profitti realizzati dalla Bce sui bond greci acquistati nel 2010 dopo l'attuazione rapida di “riforme che non costino molto politicamente alla Grecia”. Ma “nessuno darà soldi sulla base delle buone intenzioni”, avverte il funzionario comunitario.

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