Draghi complica la vita a Generali, ma Greco loda comunque la Bce

L'ennesimo endorsement a Mario Draghi e al suo bazooka, il Qe da 60 miliardi di acquisti mensili partito lunedì, è arrivato oggi anche da Mario Greco, amministratore delegato delle Assicurazioni Generali.
Draghi complica la vita a Generali, ma Greco loda comunque la Bce

Mario Greco, ad di Assicurazioni Generali

L'ennesimo endorsement a Mario Draghi e al suo bazooka, il Qe da 60 miliardi di acquisti mensili partito lunedì, è arrivato oggi anche da Mario Greco, amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, uomo di mercato, ex manager dell'elvetica Zurich ed ex uomo McKinsey, dopo una laurea con lode in Economia all'università di Roma e un master in International Economics and Monetary Theory presso la Rochester University di New York.

 

Il Quantitative Easing lanciato dalla Bce "è una misura incredibilmente potente" e "aiuterà a risvegliare le economie europee", ha detto Greco in un incontro con la stampa al quinto piano del quartier generale milanese di Piazza Cordusio della compagnia triestina per presentare i risultati annuali del gruppo. "La Bce - ha continuato - ha messo un triliardo di euro in ballo per due anni per rilanciare le economie europee. Questa è una quantità incredibile di danaro che entrerà in Europa. Questo cambia completamente le condizioni delle economie europee, perché la svalutazione che stiamo vedendo dell'euro rispetto al dollaro è già un frutto del QE". Gli effetti della manovra "saranno profondi e duraturi" ha sottolineato il manager che si attende per le economie europee  un tasso di crescita superiore a quello di molti altri Paesi nel resto del mondo.

 

Non saranno però le Generali, come pure presumibilmente le altre compagnie assicurative, a cedere titoli del debito italiano (o degli altri Paesi dell'Eurozona) alle banche centrali nell'ambito del programma di Qe della Bce. I titoli di Stato, di cui tutte le assicurazioni sono ricche, servono per coprire le obbligazioni verso gli assicurati e non per posizioni speculative. "Credo che i titoli verranno venduti da chi li detiene per motivi speculativi, vale a dire istituzioni finanziarie" ha detto Greco che ha portato a fine 2014 il portafoglio di titoli governativi italiani in mano alle Generali a 60,5 miliardi di euro, in aumento dai 57,6 miliardi di fine 2013.

 

Il Qe, e già prima la politica di forte allentamento monetario che ha portato il costo del denaro ai minimi storici, intanto sta già incidendo profondamente nel modo di fare business delle assicurazioni. "Per noi, come compagnie di assicurazione - ha fatto notare Greco - crea condizioni di mercato estreme, perché porta i tassi a diventare addirittura negativi in alcuni Paesi. E' difficile lavorare in queste condizioni, si deve lavorare in un'altra maniera: si cambiano i prodotti, si cambia il modo di dare i servizi ai clienti".

 

[**Video_box_2**]In altri termini, i tassi di interesse bassi rendono infatti difficile proporre prodotti come le assicurazioni con rendimenti garantiti e le compagnie devono puntare di più sulla crescita di prodotti legati all'andamento del mercato come le polizze unit linked e le index linked (diventate tristemente famose con la crisi finanziaria e il tracollo di Lehman Brothers che, seguendo le mille contorte vie della finanza, ha colpito anche alcuni strumenti di questo tipo). Qui infatti è il risparmiatore che si prende direttamente il rischio legato all'andamento del mercato a fronte comunque della possibilità di guadagnare di più. Negli ultimi tempi tra gli investitori sta tornando a crescere la popolarità di questo tipo di strumenti. La stessa Generali nel 2014 ha visto i contratti unit linked aumentare significativamente con un balzo del 43%.

 

Il contributo delle unit linked ha contribuito a far crescere nel 2014 i premi lordi del colosso triestino sopra i 70 miliardi di euro (+7,7%). Greco nel frattempo ha completato una profonda riorganizzazione del gruppo portando a casa con un anno di anticipo i target fissati per il 2015 nel piano industriale e staccherà per gli azionisti, che tre anni fa lo anno catapultato all'improvviso ai vertici del Leone in sostituzione di Giovanni Perissinotto, un dividendo in aumento del 33% a 0,6 euro per azione. Anche la solidità del gruppo è migliorata con l'indice Solvency I, una sorta di requisito patrimoniale analogo a quello delle banche ma studiato per il settore assicurativo, che si è attestato al 164% dal 160% di fine 2013.

 

Su questo però gli analisti e il mercato hanno qualche timore in più tant'è che ieri il titolo in Borsa ha chiuso in calo del  4,4%. Secondo alcuni osservatori, a giustificare le vendite sarebbero infatti i nuovi principi sui requisiti patrimoniali che entreranno in vigore a gennaio 2016,  la cosidetta normativa Solvency II che, analogamente a quanto successo per il comparto bancario, aggiorna l'attuale normativa Solvencu I e che potrebbero ridurre l'indice di solidità sotto il 151%. Ma qui la partita è ancora tutta da giocare e si sposta nuovamente a Bruxelles dove, tanto per cambiare, è in corso da tempo un braccio di ferro tra  Germania & Co. e i Paesi periferici come l'Italia sui dettagli tecnici, ma non secondari, di formazione dei nuovi requisiti di solidità. 

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