Altro che Grecia. Italia e Francia fuori dall'euro, sostiene l'euroscettico tedesco Lucke

Nei giorni in cui Tsipras minaccia la Germania di pignorarne i beni su suolo ellenico, qualora Berlino non si risolvesse a pagare finalmente le riparazioni di guerra, il portavoce del partito euroscettico tedesco (Alternative für Deutschland – AfD) se la prende con noi e i transalpini - di Giovanni Boggero

Altro che Grecia. Italia e Francia fuori dall'euro, sostiene l'euroscettico tedesco Lucke

Foto LaPresse

Nei giorni in cui la Grecia torna a far tremare le borse e minaccia la Germania di pignorarne i beni su suolo ellenico, qualora Berlino non si risolvesse a pagare finalmente le riparazioni di guerra, Bernd Lucke, il portavoce del partito euroscettico tedesco (Alternative für Deutschland – AfD) cambia bersaglio e se la prende con Francia e Italia: “Ben più sorprendente della Grecia – ha spiegato l'ex professore di economia, che dallo scorso anno siede anche al Parlamento europeo – è il caso di grandi Paesi che sono di importanza centrale per l'euro come l'Italia e la Francia. Questi Paesi, oggi come ieri, non riescono a risolvere i loro problemi interni, ma continuano a ricevere aperture di credito”.

 

In particolare, secondo Lucke, Francia e Italia non avrebbero più un'industria e sarebbero dilaniati dalla disoccupazione, motivo per cui non toccherebbe soltanto alla Grecia, ma anche a loro abbandonare il prima possibile Eurolandia. Fin dalla sua fondazione, due anni fa a Berlino, l'AfD, movimento che include economisti e giornalisti a destra della CDU della signora Merkel, spinge per una spaccatura dell'Unione economica e monetaria. Solo un gruppo omogeneo di Stati economicamente competitivi, al pari della Germania, dovrebbe poter mantenere la moneta unica. Lo stesso Lucke ammette comunque che, negli ultimi anni, persino la Finlandia avrebbe perso posizioni nella classifica degli Stati dell'Unione dotati di maggiore competitività. Il che solleva qualche interrogativo sulla consistenza del gruppuscolo di Stati che dovrebbero conservare l'euro.

 

La proposta per un break-up dell'euro, sostenuta da accademici autorevoli dentro e fuori la Germania, manca infatti di dettagli e appare come poco più di una boutade, buona soltanto per catalizzare il malcontento interno contro la solidarietà tedesca, ad oggi diffuso in una pur consistente, ma minoritaria parte dei cittadini tedeschi. Dietro il break-up dell'Eurozona, dunque, si cela più plausibilmente il ritorno al marco, abbandonato a malincuore negli anni Novanta nella speranza che l'Unione economica e monetaria garantisse una stabilità maggiore di quella ottenuta con lo SME. Nell'ultimo anno e mezzo, l'AfD, che pure non è rappresentata nella Dieta federale (Bundestag), è riuscita nell'impresa di entrare in diversi parlamenti regionali, tanto ad Est (Brandeburgo e Turingia) quanto ad Ovest (Amburgo), e ora aspira a ripetere l'impresa anche nella città-Stato di Brema, dove si voterà il 10 maggio prossimo.

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