Il quasi impossibile identikit della banda larga “a prova di futuro”

Il governo (o la Cdp) possono davvero prevedere gli sviluppi futuri della società connessa? Girotondo di idee.

Il quasi impossibile identikit della banda larga “a prova di futuro”

foto LaPresse

Roma. Negli anni Sessanta l’Italia ha iniziato ad accorciare ritardi decennali accumulati rispetto ai concorrenti internazionali nell’industria di base e nei trasporti anche grazie all’uso di soldi pubblici e decisioni calate dall’alto. I risultati non furono impeccabili. Il governo ora ambisce a colmare un ritardo significativo verso le principali economie europee nell’ammodernamento delle infrastrutture delle telecomunicazioni, l’autostrada del millennio, per garantire almeno al cinquanta per cento della popolazione l’accesso a una rete internet ultra-rapida capace di una velocità di traffico dati da 100 megabit al secondo – ora diffusa a macchia di leopardo – entro i prossimi cinque anni, secondo i dettami dell’Agenda digitale europea.
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rispetto al predecessore Enrico Letta che iniziò le consultazioni sul tema, ne ha fatto un obiettivo programmatico a prescindere dai richiami europei e recentemente ha assunto una linea muscolare verso l’incumbent Telecom Italia, monopolista della rete, proponendo la cornice della “strategia italiana per la banda larga” che ha come approdo la sostituzione della rete in rame, considerata obsoleta ma cara a Telecom per ragioni economiche, con quella in fibra ottica. Il governo vuole un’infrastruttura “future proof”, “a prova di futuro”, scommettendo su di essa sei miliardi di fondi europei, in sette anni, e chiamando i privati a “fare la loro parte”. Telecom prevede di investire tre miliardi nei prossimi tre anni sulla fibra ottica.

 

Cosa sia a “prova di futuro” è controverso: per definizione le tecnologie evolvono e nessuno ha la proverbiale “sfera di cristallo”. Tuttavia i decisori pubblici si scervellano per studiare progetti infrastrutturali capaci di superare la prova del tempo, dal concepimento all’installazione e oltre, cercando di trovare la sintesi migliore per anticipare le innovazioni e la domanda del mercato pur mantenendo i costi contenuti e garantendo la necessaria flessibilità dell’opera ingegneristica per aumentarne la capacità secondo bisogni futuri. Questa è la definizione di “future proof” offerta dall’Economist Intelligence Unit e dalla banca Hsbc per le infrastrutture in generale.

 

Inseguire il futuro ha spesso un costo imprevedibile. “La supremazia della fibra rispetto al rame è assodata ma il problema sono le spese per sostituire l’uno con l’altra”, dice Massimiliano Trovato, economista dell’Istituto Bruno Leoni, mettendo in guardia dai costi economici e politici di una strategia ambiziosa ma non sostenuta da adeguati capitali in tempi di costrizioni al bilancio. Trovato richiama il caso del governo laburista australiano che decise di sostituire la rete in rame dovendo però affrontare crescenti costi imprevisti che infine costrinsero alla retromarcia. I conservatori usarono il flop governativo a loro vantaggio facendone un punto d’attacco nella campagna elettorale del 2013 che poi in effetti vinsero.

 

[**Video_box_2**]In Italia le divergenze stato-Telecom sul punto sono diventate di pubblico dominio, sebbene in queste ore si stia cercando il dialogo. Telecom Italia vorrebbe conservare la tecnologia della fibra fino all’armadio (vedi box) preservando il rame nel tratto che va dalla strada fino alle case. Telecom e Fastweb ultimamente hanno investito per potenziare il segnale proprio nell’ultimo tratto. Metroweb è l’operatore a guida pubblica, controllato da Cassa depositi e prestiti, che – caso unico finora – ha sperimentato la sola tecnologia della fibra fino a casa a Milano e vorrebbe diffonderla in altre aree del paese. Alcuni analisti dubitano che il “metodo Metroweb” sia facile da diffondere su larga scala con sei miliardi di investimenti pubblici, a condizione che i privati spendano altrettanto, senza iniezioni di capitale aggiuntive. E’ di questo avviso Michele Polo, docente di Economia alla Bocconi di Milano. Quanto a scelte “a prova di futuro”, Polo propende per una “soluzione graduale” nella sostituzione rame-fibra in quanto la stessa struttura della rete nazionale italiana – con poche centinaia di metri che separano le “cabine” dalle case –, a differenza della Francia, consente già di ovviare a fastidiosi colli di bottiglia nelle trasmissioni. Il vantaggio di una scelta “scalabile” starebbe nel potere approfondire la penetrazione della fibra col tempo, come fa una famiglia che s’attende quattro figli ma non compra subito un mini-van (a meno di un imprevisto parto quadrigemellare, ovvio), ma passa da un’utilitaria a una quattroporte e così via. “Il rischio – avverte Polo – è di trovarsi nel mezzo del cammino senza avere coperto le zone arretrate e anziché colmare un ritardo si compie un drammatico ritorno al passato”. Tuttavia si dovrà pur rischiare, o no? “Certo ma legarsi a una sola tecnologia, oa  un solo tipo di infrastruttura, comporta rischi per un investitore privato, figuriamoci per uno pubblico”, risponde Andrea Giuricin, ricercatore dell’Università Bicocca di Milano e che lavora in Spagna. “Qui molti operatori, da Telefonica a Orange, stanno investendo sulla banda larga ma si discute ampiamente anche delle reti mobili di quinta generazione (5G) con un dibattito variegato perfino sulla natura di questa tecnologia che si sta sperimentando in oriente”, dice riferendosi a un articolo pubblicato ieri dal Wall Street Journal sulle incognite per i colossi telefonici europei di fronte alla competizione dei rivali di internet, come Google e Facebook.

 

La soluzione mista

 

L’operatore privato Fastweb, pioniere della fibra ottica, sta fondendo la tecnologia del cavo e del wireless (senza fili) con un progetto pilota, partito da Monza, chiamato “wow-fi!”, che da maggio verrà diffuso altrove. Antenne wireless sistemate negli “armadi” in strada diffondono il segnale ai telefoni mobili degli abbonati ovunque in città. E’ un metodo off-limits per gli operatori integrati (sia fissi sia mobili): si autoinfliggerebbero perdite nel traffico da cellulare. Le idee d’avanguardia, palloni aerostatitici, droni, satelliti e segnali di luce senza cavi sono in fase di sperimentazione ma arriveranno. In futuro, ovvio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi