Francoforte, abbiamo un problema

“Il piano di acquisto di titoli funziona, lo dimostra la reazione riscontrata sul mercato”. dice il governatore della Bce. La svolta di Draghi esclude la Cdp. E la diplomazia finanziaria italiana?

Francoforte, abbiamo un problema

Mario Draghi (foto LaPresse)

Mario Draghi è ottimista: “Il piano di acquisto di titoli funziona, lo dimostra la reazione riscontrata sul mercato”. Inoltre, il Qe protegge dalle ripercussioni della nuova crisi greca. L’euro scende verso la parità con il dollaro, grazie ai tassi di interesse portati a zero; “il rallentamento dell’economia si è invertito”, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, anche per la quantità di moneta iniettata nelle banche. Magari è un po’ incauto cantare vittoria dopo solo tre giorni, ma si può comprendere la soddisfazione di Draghi che ha lavorato a lungo per raggiungere questo obiettivo. Adesso l’Eurotower dovrà incrociare i ferri con gli operatori che si disputano freneticamente i titoli cartacei per spuntare qualche decimale di punto.

 

Si è visto anche questo sul mercato: solo una minima quantità di ordini d’acquisto è stata soddisfatta, non perché manchino i titoli di stato, ma per il classico gioco della domanda e dell’offerta. Da una parte le Banche centrali cercano di non forzare, dall’altra i venditori si tengono i bond in attesa del prezzo migliore. Per ora sono gli investitori istituzionali americani a liberarsi del malloppo accumulato nei mesi scorsi a scopo speculativo, gli europei restano alla finestra.

 

Anche alla luce di questa dinamica, colpisce la notizia che nell’elenco dei titoli acquistabili dalle Banche centrali nazionali per conto della Bce non siano compresi i bond della Cassa depositi e prestiti, impegnata tra l’altro a lanciare obbligazioni destinate ai risparmiatori privati che sembrano appetibili sia dal lato dei rendimenti sia sul piano fiscale. Nella lista ci sono la cugina tedesca, la KfW, quella spagnola e altre tre “agenzie nazionali”. Sono le uniche i cui titoli di debito privato possono essere acquistati dalle Banche centrali. La Cdp conta di rientrare nel club ad aprile, ma non ha idea del perché sia stata esclusa. Sconta la “dannazione” del debito sovrano italiano che la costringe a subire un rating troppo basso? Forse, ma non è che in Spagna le cose vadano meglio, anzi proprio ieri lo spread italiano ha colmato del tutto la differenza con quello iberico. Non solo: la Cdp dà al piano Juncker 8 miliardi, la stessa cifra di Germania e Francia. E allora? Un’altra distrazione come quella che ha portato le banche italiane a essere penalizzate dagli stress test della fine dello scorso anno? Perché la nutrita diplomazia finanziaria italiana si fa battere sul filo di lana dai colleghi degli altri paesi? La terza spiegazione è che l’esclusione sia stata una scelta per rimarcare che l’Italia resta sotto tiro. Sarebbe un mezzuccio dozzinale e non vogliamo immaginare che possa essere venuto in mente ai solerti tecnocrati di Francoforte. Ma a pensar male, come si sa, a volte ci si azzecca.

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