Draghi bastona la rendita

Il Btp è morto, lunga vita all’Italia. Idee e tesi del finanziere Figna. La Banca centrale europea con l’Unione bancaria ha salvato l’euro, adesso con il Qe sferza gli europei (italiani in primis) a rischiare di più.

Draghi bastona la rendita

Il presidente della Bce Mario Draghi (foto LaPresse)

Il Btp è morto, lunga vita all’Italia. Non è linguaggio da grillino dell’ultima ora; quella che dobbiamo a Massimo Figna è una constatazione corredata da un solido apparato di numeri, grafici e tendenze di una trentennale storia finanziaria. Ci guarda da Londra, dove è amministratore delegato di Tenax Capital e da dove segue le scelte di investimento di un hedge fund del gruppo specializzato in mercato azionario di banche (con preferenza per gli investimenti lunghi, quelli in cui si attende una crescita del corso dei titoli). Ha iniziato nel giro grande a metà anni 90, ha lavorato per Ubs e per Sanpaolo Imi (così si chiamava all’epoca) come esperto di finanza e assicurazioni. Soprattutto, come fondatore di Tenax Capital nel 2004, ha attraversato, con la responsabilità di gestire rilevanti asset di clienti, prima la crisi americana e poi quella europea. Un periodo complicato per chi fa quel mestiere.
Ma ora da Londra Figna vede per l’Italia la possibilità di un riallineamento verso le caratteristiche finanziarie di base degli altri mercati europei e, fuori dall’Europa, delle piazze più evolute. Quindi meno Btp comprati direttamente dalle famiglie e meno investimenti immobiliari. Il rendimento in calo – ieri a un nuovo minimo storico per il Btp decennale, a 1,23 per cento – è l’evidente condanna del Btp o meglio il suo rientro nella condizione di normalità, in cui, come avviene nei paesi finanziariamente più sviluppati, il debito governativo a medio-lungo termine è roba da specialisti e non da piccoli investitori. In Italia c’è una situazione un po’ anomala destinata a correggersi. Il Btp e i suoi rendimenti ci hanno drogato, a volte anche senza che ce ne accorgessimo. Anche chi compra una polizza vita in realtà sta investendo, per le regole del nostro mercato, l’80 per cento in titoli governativi (il doppio della media europea per polizze di quel genere). Ora va tutto bene, perché in pancia alle compagnie e alle banche ci sono titoli ad alto rendimento e ad altissimo valore, ma è una condizione di breve termine. Per l’immobiliare, osserva Figna, oltre alla componente dei rendimenti (da calcolare in base al ritorno dell’investimento attraverso gli affitti) molto più bassi di quanto si tenda a credere, c’è un inevitabile inasprimento della pressione fiscale. Lo spostamento della tassazione sul capitale immobiliare e sulle forme non produttive degli investimenti finanziari, accanto all’alleggerimento di quella sui redditi da lavoro e sui redditi d’impresa – è la previsione di Figna – non è solo al centro dell’operato di alcuni governi (tra cui quello italiano), ma è coerente con l’impostazione generale della Banca centrale europea a guida Mario Draghi in direzione del recupero di competitività dell’Europa. Partita, quella della competitività, che è la vera ossessione di Draghi. Figna vede nel presidente italiano della Bce il principale promotore di una vera ripresa continentale: nelle sue mani non ci sono soltanto (si fa per dire) la stabilizzazione finanziaria e la soluzione congiunta della crisi del debito e del pericolo di deflazione, ma l’intera riscossa economica e produttiva. Per usare uno slogan, secondo Figna la strategia di Draghi (pur restando negli obiettivi di politica monetaria) è incentivare il passaggio dell’impiego di capitale dalla rendita agli investimenti produttivi.
BAFFO
BAFFO di Giuseppe Defilippi

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