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Draghi tra controllo e Risanamento

Gli uomini di Palazzo Koch si sono posti un interrogativo dai risvolti operativi: inviare o no un indirizzo al mondo bancario per evitare nuovi casi Risanamento? In altri termini, è opportuno o meno sensibilizzare il sistema del credito con un richiamo generalizzato? La domanda si basa, evidentemente, su alcune criticità che potrebbero diventare patologie.
 
Lo spunto, secondo la ricostruzione di 2+2, arriva da una discussione interna a Bankitalia sull’esposizione del sistema nei confronti del gruppo De Agostini. I debiti finanziari verso banche, secondo il bilancio della capogruppo De Agostini spa, sono stati pari a 750,9 milioni di euro al 31 dicembre 2008, incrementati per 521,2 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2007, “sostanzialmente a seguito degli investimenti effettuati nel corso dell’esercizio, direttamente (in particolare Lottomatica e Cashes Unicredit) o tramite società controllate (Settore Media & Communication / De Agostini Invest)”, si legge nel bilancio 2008.
 
Ma sono le implicazioni sistemiche a interessare, al di là di casi reali o potenziali. Al momento, comunque, non è stata spedita alcuna lettera circolare di Palazzo Koch al sistema per richiamare gli intermediari sui criteri di selezione ed erogazione del credito e di controllo del rischio di credito. La possibilità di una missiva del genere è al momento esaminata con cautela. Le ragioni che fanno propendere per l’invio consigliano un intervento preventivo mirato ad agire sul piano delle coordinate organizzative, che gli intermediari devono attivare per identificare, misurare e controllare attentamente il rischio di credito.
 
C’è chi però fa notare come nel caso in cui in futuro dovessero verificarsi casi di dissesti aziendali di rilevanza nazionale, l’esperienza dimostra che difficilmente il richiamo indirizzato al sistema bancario attenuerebbe l’imputazione di scarsa incisività dell’azione di vigilanza. Specie se il dissesto, si argomenta in Banca d’Italia secondo le indiscrezioni raccolte da 2+2, risulta accentuato da un’attività posta in essere dagli intermediari in potenziale conflitto di interessi con l’impresa affidata (collocamento di obbligazioni di quest’ultima presso il pubblico, operatività in derivati).
 
Non mancano all’interno di Palazzo Koch altre ragioni che derivano da una constatazione: nell’attuale fase di debolezza dell’economia, un richiamo generalizzato al sistema potrebbe essere male interpretato dagli operatori. Ad esempio potrebbe indurre il sistema bancario a  leggere il segnale come un input a sostegno di restrizioni del credito all’economia. Questo potrebbe essere fonte di maggiori rischi di reputazione per l’Istituto.
 
Se al momento non è stato deciso un richiamo generalizzato al sistema creditizio, le strutture della Banca d’Italia continuano a puntare su un controllo selettivo che già opera la Vigilanza. Come sottolineato di recente anche in varie audizioni parlamentari dei vertici di Palazzo Koch, i maggiori gruppi bancari italiani sono stati sottoposti dalla fine del 2008 a una serie di accertamenti ispettivi, molti dei quali ancora in corso, di carattere mirato sul rischio creditizio, per quanto riguarda in particolare i profili di criticità del settore corporate. Il richiamo, quindi, può attendere.
 
di Michele Arnese e Elena Bonanni

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