La Banca del Sud, il ruolo creditizio delle Poste e le irritazioni delle grandi banche. Sul progetto tremontiano che ieri è stato approvato in Consiglio dei ministri c'è qualcuno che valuta già ricorsi alla Commissione europea.
“Il ruolo delle Poste è ancora tutto da definire”. Giulio Tremonti, apparentemente, ieri ha fatto un passo indietro. Ma in realtà il ministro dell'Economia, che ha messo in pista la Banca del Sud, ha le idee chiare. Un ruolo chiave nel progetto lo giocherà proprio Poste Italiane, insieme col credito cooperativo e, forse, con le banche popolari. La nuova società di cui lo stato sarà promotore chiederà l'autorizzazione alla Banca d'Italia, ha assicurato ieri dopo il consiglio dei ministri lo stesso responsabile di via Venti Settembre. E la licenza bancaria potrà essere chiesta individualmente anche dalla spa guidata dall’amministratore delegato Massimo Sarmi. Una mossa che spalancherebbe al colosso postale le porte del mercato bancario.
Il che vorrebbe dire poter operare ben oltre le aree territoriali del progetto Mezzogiorno. Di fatto, Poste potrebbe in un colpo solo trovarsi nelle condizioni di diventare la prima banca italiana. I numeri, in parte, già ci sono. Finora la divisione di Poste, Bancoposta, che non ha mai avuto il disco verde di via Nazionale, ha operato con una sorta di diaframma, costretta, a esempio, a offrire i mutui di Deutsche Bank. Grazie ai 14mila sportelli sparsi su tutta la Penisola, in ogni caso, ha già 5,3 milioni di clienti. A fine 2008 aveva raccolto più di 33 miliardi con i conti correnti e oltre 265 miliardi di euro con i buoni fruttiferi postali confezionati dalla Cassa depositi e prestiti.
Così se il piano di Tremonti va avanti, il passo che Sarmi deve compiere per aggredire la clientela bancaria con un’offerta a 360 gradi è breve. Perciò sull'ingresso di Poste nel circuito creditizio non mancano le perplessità dei big del settore, come Intesa Sanpaolo e Unicredit, secondo le indiscrezioni di 2+2. Al punto che i legali delle principali banche stanno già valutando il testo di Tremonti. Il dossier finirà con tutta probabilità all’Abi, l’associazione delle banche presieduta da Corrado Faissola. La prossima settimana i banchieri si riuniranno a Milano al direttivo dell'associazione. Non è escluso che da Palazzo Altieri, sede della Confindustria del credito, possa uscire un formale ricorso all'Antitrust e alla Commissione europea. Per stroncare le manovre del governo su Poste, gli istituti potrebbero toccare le corde della concorrenza. I rilevi dovrebbero concentrarsi sui costi per la raccolta, più bassi perché agevolati da speciali garanzie statali e pertanto suscettibili di finire sotto la scure Ue come aiuto di Stato illegittimo. Stesso discorso per gli interessi dei nuovi Trem-Sud che potranno piazzare facendo leva sulla tassazione al 5%, più favorevole rispetto al 12,5% base.
L'esposto, dunque, potrebbe ricalcare quello predisposto qualche anno fa per arginare l'espansione della Cdp (Cassa depositi e prestiti) sui finanziamenti agli enti locali. Quella partita fu risolta con un nulla di fatto, anche per l'immobilismo del governo allora capitanato da Romano Prodi. C'è da dire che qualche dubbio sul rispetto dei vincoli europei sembra averlo pure il ministro dell'Economia. Il quale non a caso ieri ha ricordato che il disegno di legge contiene una “clausola di compatibilità” con le regole di Bruxelles. Complice la determinazione di Tremonti, stavolta il quadro, a vederla dal lato delle banche, appare assai più preoccupante.
di Francesco Apicerni Ferri
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