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8 maggio 2010

Una vita può essere rigorosa come un saggio e affascinante come un romanzo? Sì, se il personaggio di cui si incrocia la vita in un vertiginoso sbalzo all’indietro nel tempo è un servitore dello stato oggi in pensione. Il suo nome è un dettaglio, ai più non direbbe nulla. Considerando l’anonimato con cui ha svolto i suoi compiti, sono costretto a mantenere il segreto sull’identità. L’ho incontrato sulla spiaggia di Sabaudia al primo sole del mattino, correvamo entrambi sulla riva. Accarezzati dal vento e accomunati dalla solitudine, consumavamo gli stessi passi, gli stessi ritmi. A un tratto i sorrisi diventano parole, e la conversazione si trasforma in una amabile confessione. Scopro che le infatuazioni mistiche e l’abbandono della fede hanno fatto di questo servitore un uomo senza filtri, se pur avvolto da un’aurea decisamente misteriosa. Mi racconta aneddoti, circostanze, storie, intrighi e inganni. Tento di imporgli il mio presente, ma i suoi ricordi vincono sulle mie ambizioni. Mi ritrovo ostaggio del rigore e sento subito puzza di acqua di colonia. Non mi resta che ascoltare in silenzio. Ogni tanto ammicco. La cosa si dimostra più divertente di quanto pensassi. Poi la benedizione finale: “Pierluigi, ricorda! Chi ha il senso dello stato non aspira a entrare nel cuore della gente, ma solo nel cuore delle cose”.

di Pierluigi Diaco

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