Ho passato un intenso pomeriggio con un vecchio politico, già molto amato e poi molto odiato dagli italiani. G. deve fronteggiare il caos della propria testolina che cancella ricordi e che mette a repentaglio la sua attività di “padre nobile” dell’Italia. Una debolezza che ne rende la vecchiaia frenetica, tra ansie familiari e un intensissima attività erotica. In una di queste incontrollabili ricerche di occasioni sessuali G. incontra M., figlia della sua storica segretaria. Il rapporto assume contorni nebulosi, che G. cerca di decifrare, riflettendo sul bisogno e il desiderio di essere ancora amato. Il gioco perverso a cui G. sta prestando se stesso lo sta portando a perdere la certezza dei propri pensieri fino a confondere la sua realtà con quella di quello che avrebbe voluto essere. Non più protagonista della vita del paese, si ritrova spettatore di un paese sconosciuto, e non riconosce più nemmeno il suo io. Tralascio la parte più intima della nostra conversazione, tranne un consiglio: “Non tentare di vendicarti con nessuno, ma cerca solo di amare: è il modo migliore per cercare di disarmare il nemico”. Sono tornato a casa e ho organizzato un baccanale per dimenticare lo stato d’animo di G., uomo a cui temo di assomigliare più di un po’.
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di Pierluigi Diaco