Ritratto di Emanuele Fucecchi
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Alcuni lettori ci hanno domandato: che cosa distingue o divide il segretario di stato vaticano, Tarcisio Bertone, dal presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e dal suo immediato predecessore, Camillo Ruini? Solo la letteratura demenziale di massa à la Dan Brown, che ha antenati nobili in una tradizione di basso esoterismo vaticanologico, immagina che dietro i conflitti ci siano una infinita sete di potere e una dimensione simbolica indecifrabile e del tutto preclusa alla comprensione del pubblico. In realtà qui tutto è chiarissimo.
Leggi Gli incontri di Ruini, Papa compreso, e gli ultimi fuochi del caso Boffo - Leggi Boffo, Feltri e il convitato di pietra - Leggi Il mistero di una chiesa abitata da peccatori, ma senza peccato - Leggi Il caso Boffo e i peccati di vanità degli uomini di chiesa
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Al direttore - A Farefuturo, come non era difficile immaginare, ciò che ho detto al Foglio sull’ inesistenza di filiazioni tra la Nuova Destra dei tempi andati e le elucubrazioni della cerchia finiana è andato di traverso.
Perché mordersi come cani? Invecchio, sono sempre più pachidermico, riesco ad apprezzare un’intervista di Tarchi e insieme il lavoro di questi che lei chiama “personaggi”.
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Tutti siamo abituati alla vasta gamma delle trasgressioni di una norma sessuale definita forse abusivamente “naturale”, però certamente ragionevole. Si tratta del desueto unirsi tra uomo e donna, specie in età di far figli; e poi del vivere la vita sublimando le pulsioni carnali nella fiducia, nell’amore, nella dedizione, nell’educazione, nell’amicizia, nell’edificazione dello spirito e nella costruzione leale dell’amore di Dio e dell’umanità.
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La salute della chiesa ovviamente interessa tutte le persone sane di mente e di spirito. Noi in particolare, convinti come siamo che prima del Sé, prima della coscienza abissale moderna rotta a tutte le possibilità, prima del neognosticismo che punta tutto sull’iniziazione mistica, sull’assoluto interiore, prima di tutto il resto, e alla pari con la fede per chi ce l’ha, viene la grandezza umana, storica, événementielle, del grande cartellone messo in piedi dal Messia.
Leggi Gli incontri di Ruini, Papa compreso, e gli ultimi fuochi del caso Boffo - Leggi Feltri spiega perché non poteva non credere al delatore del Vaticano - Leggi Boffo, Feltri e il convitato di pietra
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Strano paese l’Italia. Quando si spara nelle strade, anni Settanta, tutti si eclissano, eufemizzano, trovano scuse e lasciano soli i rigoristi. Gli stessi fuggitivi, trent’anni dopo, tuonano contro il perdonismo.
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Pier Ferdinando Casini è un ragazzo fortunato, un giovin signore. “He married up” (come dicono gli americani di chi sposa in alto loco o partner affluenti), bambini a cascata, un divorzio e-che-sarà-mai, una vita varia tra le Repubbliche, cariche importanti, in apparenza poca fatica di vivere, e anche poco dolore politico; Casini possiede un talentaccio democristiano per la navigazione a vista.
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Ha detto ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: “Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni”.
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Il gesto di Lapo, trecentomila euro per ricomprarsi una foto con un transessuale al Bois de Boulogne, va analizzato meticolosamente. Non interessa qui il lato giudiziario, se e chi eventualmente sia incappato in un reato (estorsione?). In quella presunta dazione c’è tutta l’ambivalenza, non quella fertile, non quella felice, bensì quella grottesca, del tempo che viviamo. Lapo, al contrario di Piero Marrazzo, è persona privata. Non fa politica. Non è pubblico ufficiale
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Con delicatezza di tono ed energica sostanza, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, rispondeva ieri all’obiezione del Foglio, se si possa combattere il diavolo senza sapere che pesci pigliare (caso Bonino): fatti i fatti tuoi, il direttore del giornale dei vescovi italiani impagina in autonomia il suo giornale. Tarquinio sa che quando si trattò di difendere l’autonomia del giornale cattolico in situazioni di estrema indigenza, non ci tirammo indietro. D’accordo sul metodo, comunque, e tante scuse a un giornalista stimabile, di solido impianto realista.
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Per alcuni anni si sono bevuto il cervello on the rocks, giornali e telegiornali dell’universo mondo, e hanno tutti insieme, appassionatamente, propalato la fregnaccia del riscaldamento globale inteso come effetto serra di imminente allarme (e apocalittico nei risultati). Per alcuni anni hanno costruito reputazioni, profili morali, carriere e quattrini, molti, moltissimi quattrini, con l’industria del global warming.
Leggi il blog Cambi di stagione
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Da realisti, rispettiamo i confini che i vescovi si attribuiscono, e quei confini sono perfino un elemento della sana laicità che predichiamo da anni, con i nostri argomenti e spesso in sintonia con quelli ecclesiastici. Però bisogna mettersi d’accordo. Qui il dissenso non è civico, non riguarda il piano regolatore, non insiste su aspetti marginali dell’esistenza civile di un popolo: qui si parla di roba decisiva, principi che sono stati autorevolmente definiti come “non negoziabili”, qui si tratta di vita, letteralmente, o di morte.
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Ma il diavolo si combatte a pagina uno o a pagina 11? Esorcizzarlo è un’opinione individuale o, per lo meno sul giornale dei vescovi, un’opinione editoriale? La domanda è assurda, ma pertinente. Ieri infatti i lettori di Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale, hanno trovato ben descritta, dal punto di vista culturale cristiano-cattolico, la Bonino.
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Al direttore - De Magistris: ci si inchina ad Hammamet ma si guarda ad Arcore. Lo strabismo distorto della magistratura.
Maurizio Crippa
Al direttore - Che noia ’sto Casini! Con chi andrà? In quali regioni sarà determinante? Quale obiettivo persegue nel tentativo ostinato di allearsi con il probabile vincitore?
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Sergio Romano, più comprensivo e meno burbero del solito, ha scritto ieri nel Corriere di Bettino Craxi, leader socialista e uomo di stato italiano morto latitante in Tunisia il 19 gennaio del 2000, un editoriale giusto a metà. C’è il riconoscimento dei grandi meriti politici dello statista italiano, elencati con puntiglio e buona memoria, e poi la segnalazione di due limiti: la creazione di un forte debito pubblico negli anni Ottanta, la partecipazione ad un sistema illegale di finanziamento della politica.
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Detesto Emma Bonino, spero che perda le elezioni. E’ una intollerante, un’abortista sfegatata e una militante del torto negatore travestita da libertaria, una innamorata di sé dall’insopportabile accento vittimista, una cercatrice di cariche meticolosa e fatua, la complice non candida, ma molto candidata, del peggior Pannella, una pallona gonfiata come poche, un ufficio stampa ambulante, un disastro di donna en colère e di personalità pubblica.
Leggi Il caro Bersani non è adatto alla guida del Pd. Vedi il caso Bonino - Lettori del Foglio on line, che cosa ne pensate? Dite la vostra su Hyde Park Corner
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Bersani non ci sa fare. E’ proprio una cara persona, e molto competente in fatto di piastrelle e distretti e amministrazione locale, ma come segretario di partito non ci sa fare. Lo dimostra tra le altre cose l’orripilante, umiliante caso Bonino. D’altra parte nella sua lunga storia e tradizione politica, il Pci non aveva mai dato il potere di decisione politica agli emiliani, gente seria e operosa, capace di costruire modelli sociali e fare quattrini, ma inetti nella manovra, nella guerra, nella comunicazione politica.
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Giovanni Paolo II aveva un’impostazione profetica, scavalcava gloriosamente i problemi con la volontà e la visione. Benedetto XVI è Papa teologo, si colloca alla radice delle questioni e delle controversie, ed esercita il mite rigore dottrinale che gli si conosce e che mise al servizio dell’avventuroso slancio del predecessore. Wojtyla aprì la strada di una nuova coesistenza tra ebrei e cristiani, dopo il grande salto conciliare della libertà religiosa e della denuncia dell’antigiudaismo cristiano, con la prima visita alla Sinagoga romana e con lo slancio penitenziale del Giubileo del 2000, i mea culpa della chiesa (santa) per errori e delitti dei suoi figli nella storia.
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Una esplosione di sentimentalismo, anche di buona stoffa, e certamente frutto di ottime intenzioni, spinge parte della società italiana a esprimere in mille modi compassione per gli sventurati che da dieci anni abitavano nelle topaie in mezzo agli aranceti di Rosarno, ai miserabili neri braccati dall’uomo bianco e poi espulsi da un ministro del nord, ai nuovi ebrei che “se questo è un uomo”. Qui si sostiene la tesi realista, contraria.
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Le condizioni disumane in cui vivono gli immigrati nella piana di Gioia Tauro fanno torcere le budella a chiunque, e chiunque è intitolato a protestare. Figuriamoci loro, gli immigrati. In un certo senso, sono solidale con le loro spranghe più di quanto apprezzi, compito non difficile per una persona umana, i generici appelli alla pacificazione degli animi, alla fine delle violenze, ad abbassare i toni. Però, sveglia! Mi volete spiegare come mai nell’eterno sud populista, lassista, familista, pauperista succede quello che succede, guerriglia civile, ferocia scatenata, rivolta e controrivolta, infine deportazione forzata dei neri raccoglitori di agrumi da un inferno all’altro?
Leggi Balotelli a Rosarno
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C’è un tratto di asperità viziosa, di personalismo esasperato, una tendenza delatoria che non convince neanche noi, tutt’altro che mammolette. Per il resto, ciascuno valuterà come crede gli argomenti di Vittorio Feltri nell’attacco opinionistico a Gianfranco Fini. Noi per esempio non siamo d’accordo con il suo giudizio politico, pensiamo che, se non portato all’esasperazione e alla rottura, Fini sia utile alla destra italiana e anche allo stesso Berlusconi. Il direttore del Giornale non può però essere impiccato alla proprietà editoriale della testata.
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Che fine farà questo Pd? La rissa villana accesa in Puglia dalla contesa per la candidatura regionale tra Emiliano e Vendola dimostra la ambigua e fragile identità del Partito democratico. Non è grave che ci si accapigli per interesse o per passione, ma è grottesco litigare scialacquando vistosamente il patrimonio di famiglia, cioè l’idea di un partito nuovo, fatto di cose nuove, con una pratica della politica non più legata alle tradizioni di clientela o di apparato che furono tipiche della storia democristiana, socialista e comunista.
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L’ultimo dell’anno può servire a fare due conti, ma senza rese dei conti o altre equivalenti antipatie. Guantanamo non chiude, per esempio. Per almeno un altro anno resterà dov’è, a custodire nuclei di detenuti particolari considerati, dal punto di vista della lotta al terrorismo o guerra al terrorismo, “radioattivi”. E’ un carcere universalmente noto, Gitmo. Non è un carcere ordinario, soggetto al diritto comune americano.
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Al direttore - Mi sostituisco inopportunamente a lei nel dare risposta ai due quesiti di Giorgio Abbadessa. Penso che lei abbia studiato economia nel Grande libro della natura (umana). Il mio dubbio è che Galileo sosteneva genericamente che era scritto in matematica, la qualcosa, pur essendo econometrista, mi ha sempre turbato, data la difficoltà di descrivere con questo linguaggio il principale animale della Terra.
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Come si fa a fare buon uso del 2010? Non è facile, ma possiamo provarci. Ricorrendo ai soliti buoni propositi, appena adeguati ai tempi e allo spazio in cui viviamo. Politica. Ridurne l’ingombro e la pomposità. Un numero sempre maggiore di ore senza parlare di politica, leggere di politica, fare politica in pubblico e in privato. Non per negare la dimensione caritativa e sociale, culturale, ludica, allegorica, essenziale dell’arte politica sempre necessaria.
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Mio padre diceva scherzando, ma con una sfumatura di vera malinconia, che la famiglia è una associazione per delinquere. Innamorato del mito della ragione, considerava il sangue l’origine dei sentimenti più pericolosi. L’ultimo libro di Gad Lerner è una resa dei conti traboccante sorpresa, spaesamento ed emozione con la famiglia d’origine, prima di tutti con il padre.
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Dietro questa storia della legittimità del compromesso, che ha tanto scandalizzato le anime buone dei lanciatori di merda, c’è uno slittamento natalizio del carattere di un leader. D’Alema è meno insopportabile di una volta. Può mandare a quel paese la cultura azionista del gruppo Espresso-Repubblica, che un certo peso a sinistra lo mantiene, e può farlo con un tratto di serenità e perfino di soavità che non gli conoscevo.
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Non arruoliamo il Papa tra gli scettici, dopo la lettera di fine d’anno con cui ha riformulato ancora, dopo i brani dedicati al tema nella Caritas in veritate, la questione biblica della “custodia e del governo del creato” da parte dell’uomo e della donna. La lettera è stata resa nota ieri, ed è come sempre un documento argomentato e ispirato che ha radici in una grande cultura, “globalista” quanto nessun’altra. Ma affermare la crisi ecologica non significa condividere la religione ambientalista o l’ambientalismo come religione.
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L’impressione è che si possa fare assolutamente di tutto, quando sia in ballo il profilo d’inimicizia politica assoluta rappresentato da Silvio Berlusconi. Non esiste più, per il solito tradimento delle élite, che abdicano al proprio ruolo da molti decenni, un criterio di sorveglianza e di sanzione efficace. Non esiste nell’educazione, nelle parole, nei comportamenti, nei fatti. L’intolleranza del character assassination corrisponde al millimetro al dilagare infido della tolleranza universale.
Leggi Da Craxi a oggi, ecco che succede quando si attiva lo psicolabile di massa - Leggi Rosy non smentisce Bindi
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Trattandosi di un giornale cinico, di destra, servile verso il potere, e anche un po’ mafioso, al Foglio le cose si sanno prima. Quando Filippo Graviano ha detto di non conoscere Dell’Utri, venerdì scorso, eravamo riuniti e ci siamo detti: e domani che cosa scriveranno i giornali perbene, liberal, antimafiosi? Lo sapevamo tutti. Diranno che l’apparenza inganna, e l’hanno detto, sparandolo nei titoli. Diranno che uno dei fratelli Graviano ha smentito Spatuzza, il Grande Accusatore di Berlusconi e Dell’Utri, ma l’altro ancora non ha parlato.
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Non sono affatto persuasive, ci spiace, le lezioncine incipriate sulla divisione dei poteri, sulla sovranità esercitata nei limiti e nelle forme previste dalla Costituzione, sul massimo rispetto dovuto agli autorevolissimi organi di garanzia, né risultano convincenti tutte quelle analisi compunte e catastrofiche sul mutamento autoritario della costituzione materiale sotto il populista Berlusconi. Già Craxi, che era il capo del più antico e blasonato partito italiano e un figlio purissimo della nomenclatura parlamentare e democratica, fu chiamato il “cinghialone” perché scuoteva rozzamente le istituzioni.
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Ambrogio è imparagonabile, si sa, non per niente è santo e dottore della chiesa. Ma una questione ambrosiana esiste, e pesa nel mondo cattolico come un segno di contraddizione, un segno che avrà anche i suoi significati positivi, non c’è da dubitarne, ma non manca di lati negativi, fiacchi, ipocriti, insipidi, tiepidi. Se fosse possibile criticare la curia milanese e i suoi recenti titolari, senza malizia e senza vedersi attribuire malanimo, ragioneremmo così.
Leggi Eminenza carissima, uffa di Luigi Amicone
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Ma come si fa a perdere il proprio tempo appresso a Spatuzza e alle fantastragi ordinate dal Lupo Cattivo, mesi e ettari di carta stampata dedicati alle puttane, alle foto e ai raccontini pruriginosi? Come si fa a far finta di credere, e a cercare di far credere al mondo, che tutto questo sia una cosa seria? Come è possibile che si sia prodotta questa esplosione malinconica di narcisismo, questo guardarsi e rigirarsi Berlusconi anche nell’ombelico?
Leggi Provate a spiegare Spatuzza fuori di qui, impossibile - Ascolta l'audio integrale del processo su Radio Radicale
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Il Papa dice che l’umanazione, cioè l’insorgenza dello spirito, non si può dissotterrare con la vanga. Chi avrebbe il coraggio di obiettare qualcosa a un’evidenza tanto felicemente evocata? In senso tecnico – basta guardare un qualunque manuale – il biologismo evoluzionista non spiega nemmeno la posizione eretta dell’uomo, figuriamoci l’insorgenza dello spirito, insomma l’uomo stesso.
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E’ vero, alla Flaiano, che proviamo uno sfrenato bisogno di ingiustizia, ma come si fa a difendersi da uno Spatuzza, che oggi accusa di mafia in Tribunale Berlusconi e Dell’Utri? Mica facile. Spatuzza non è ancora un pentito in senso formale, ma è pur sempre un dichiarante molto speciale al quale si attribuisce il merito di aver rovesciato la vulgata giudiziaria malaccorta in base alla quale per 17 anni è stata costruita una menzogna processuale sull’assassinio del giudice Borsellino.
Leggi I conti che non tornano nelle accuse dei pentiti al Cav. - Leggi Un mostro si aggira per le procure. Il concorso esterno - Leggi gli altri articoli di giustizia
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“No ma lui, l’uomo confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, capo dello stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo”.
Quella conversazione nello scompartimento è bonaria fino all’innocenza. Ma che volete che dica Fini?
Leggi Il testo del fuori onda di Fini
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Sofri dice che il Pd deve fare buon viso al gioco della manifestazione convocata in rete, web, il cui nome programmatico e cretino e trendy è NoBDay (che poi sembra NoBersaniDay, e così un po’ andrà a finire). Io, che ho sempre chiamato Dies familiae il Family day, dico il contrario. Infatti, a che cosa serve un Partito democratico? A prorogare per sempre l’infanzia dell’opposizione, ad accompagnare lo sparpagliato ondeggiare dei movimenti di protesta, a consegnare la politica a una nozione faziosa di legalità brandita come un bastone per delegittimare il nemico assoluto?
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Il governo Berlusconi reprime la mafia. Noi registriamo le sue prodezze contro il crimine organizzato con sempre maggiore affanno, difficile stargli dietro. Il ministro dell’Interno Maroni, che già nel 1994 fece capo della polizia il guerriero antimafioso e signore dei pentiti Gianni De Gennaro, è il castigamatti di ogni forma di criminalità. Eppure in Parlamento si vota pro o contro la richiesta di arrestare un sottosegretario.
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Ma allora siete un branco di bugiardi, voi politici e giornalisti liberal, laici, cattolici democratici, adulti e scanzonati? Vi avevamo detto con una certa appassionata precisione: dopo trent’anni l’aborto, che non può essere oggetto di persecuzione penale, è diventato moralmente indifferente, un servizio sociale gratuito a cui si ricorre per fare i propri comodi o selezionare la razza, o per bisogno e ignoranza profonda del significato della “cosa”.
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Berlusconi lascia trapelare, come sempre in modi avventurosi e barocchi, una sua convinzione: vogliono farmi fuori, e l’ingrato Fini è della partita. Non è affatto detto che questo umor nero sia un buon consigliere. Fini non ha convenienza a provocare smottamenti drammatici della legislatura e del Pdl; questo è un fatto, sebbene la storia sia piena di gente che non ha saputo interpretare il proprio interesse in politica.
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Siccome il moralismo in politica è l’orticello degli ipocriti, Pier Luigi Bersani dice ora con timbro di voce stentoreo a Silvio Berlusconi di farsi processare, ma non fu altrettanto severo con Massimo D’Alema, il suo leader, quando questi richiese e ottenne l’immunità dal Parlamento europeo, un’istituzione risparmiata dalla ghigliottina che decapitò l’articolo 68 della nostra Costituzione.
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Lo scopo dell’articoletto che state eventualmente leggendo è rispondere ad alcune sobrie domande, in genere occultate: l’avvenire del berlusconismo è forse alle nostre spalle? come si definisce in berlusconese una “missione compiuta”, un happy ending? quanto può durare in politica, sulla scena di una democrazia occidentale collegata agli establishment europei e americani, una anomalia sociale, culturale, civile e politica come quella rappresentata dal Cav. nella recente storia italiana?
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Un pm che diede l’assalto al Cav. e alla sua famiglia politica d’antan ha alla fine fondato un partito forcaiolo, il cui vicecapo e pretendente al trono oggi è un altro pm che ha cercato di travolgere, prima di trovare accogliente rifugio nel Parlamento europeo e nel consenso elettorale costruito in tv, un arco trasversale di forze che comprende uomini del Cav., di Prodi, di D’Alema. Lo show dura da quindici anni.
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L’avvenire del berlusconismo è forse alle nostre spalle? Come si definisce in berlusconese una “missione compiuta”, un happy ending? Quanto può durare in politica, sulla scena di una democrazia occidentale collegata agli establishment europei e americani, una anomalia sociale, culturale, civile e politica come quella rappresentata dal Cav. nella recente storia italiana? E' possibile un rilancio o siamo fuori tempo massimo?
A queste e altre domande risponde l'Elefantino nel Foglio in edicola domani.
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Il problema di sottrarre Berlusconi al fanatismo politicizzato del circuito mediatico-giudiziario è notoriamente un problema politico. La storia della nostra democrazia, negli ultimi quindici anni, è tutta lì. Chi decide il governo del paese? Il voto o il magistrato che deposita in edicola?
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Sono stato qui a Ovest giusto vent’anni fa, fine dicembre, e a capodanno sulla Unter den Linden fui scambiato per Pavarotti da folle ubriache per le quali intonai l’aria ovvia della gelida manina. Era la festa del grande collasso pieno di speranza. Cinque, sei anni prima il soggiorno berlinese era durato due o tre mesi, intento a studiacchiare, a scrivere qualche nota culturale per l’Espresso, a vagabondare felice per Schoeneberg quando dalle case della mia strada uscivano le ragazze con le sedie e si accoccolavano sul marciapiede al grido “die Sonne, die Sonne!”.
Leggi Chi è e che fine ha fatto l'uomo che fece (veramente) crollare il Muro di Berlino - Leggi "C'ero anch'io", "No tu no". Così Facebook inguaia Sarko
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Berlino, 9 novembre. Sabato all’arrivo c’erano sole e un tramonto temperato nel Tiergarten, domenica piombo nel cielo e buio freddo, stamane piove sulla porta di Brandeburgo e stasera, per i festeggiamenti, chissà. Sarà una specie di Festa dell’Unità, con salamelle e musica e comizi, ma l’unità tedesca, la Wiedervereinigung. […]
Leggi A brutto Muro di Christian Rocca - Guarda il video di Rostropovich - Guarda le immagini dei graffiti del Muro - Leggi Le pellicole del Muro
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Gentile presidente Fini, ora tocca a lei. Se ho capito bene, la sua cavalcata in solitario, con un seguito di truppe agili e disimpegnate, ha scopi politici limpidi. Dai suoi buoni discorsi, e interessanti, pronunciati quando si sciolse il suo ex partito e quando fu fondato quello strano animale che è il Popolo delle libertà, avevo capito questo: che Fini non vuole trasformare la presidenza della Camera, e il suo stesso ruolo personale, in centro di organizzazione di quei fuochi di guerriglia politicante ai quali ci hanno abituato le logiche di coalizione del nostro sistema politico, a sinistra e anche a destra.
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Ogni tanto mi scopro relativista. Non è un problema decisivo. Se D’Alema ce la facesse, tanti auguri, è un professionista. Altrimenti, ciccia.
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Molti hanno parlato, e bene, sulla questione del Crocefisso. Spavaldi in tutta semplicità, e particolarmente benvenuti in bocca a un innovatore e riformatore ecclesiastico, gli inviti del cardinale Walter Kasper ad “alzare la voce” contro quella sentenza di Strasburgo. Va richiamata però, per spiegare l’idea afasica che segue, l’osservazione recente di Adriano Sofri circa il fatto che attaccare un Crocefisso può forse essere atto dubbio, staccarlo dal muro è certamente arrogante. Ma ecco la tesi afasica.
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Detesto la sola idea di coltivare idee conciliative e genericamente umanitarie in materia di terrorismo, ma i responsabili di una detenuta e della sua vita sono i custodi.
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Ora Giuseppe D’Avanzo di Repubblica vuole dimostrare che Berlusconi ha ingaggiato cinque carabinieri dei servizi segreti, li ha mandati dal trans Natalì nella fatale e misteriosa via Gradoli perché smutandassero Marrazzo, approntassero un set con la cocaina e i soldi e i documenti anagrafici del Governatore del Lazio, infine affidassero il frutto del misfatto (un video-scandalo) al circuito mediatico onnivoro berlusconiano, superbamente sorvegliato da Alfonso Signorini eccetera.
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Berlusconi, con la sua lettera al Foglio per confermare una netta preferenza per Tony Blair come presidente della Unione europea, si è mostrato come al solito impulsivo e generoso. Ma la scelta italiana, quale ne sia l’esito, si spiega bene, con argomenti razionali ed evidenze politiche e culturali. A parte il suo evidente profilo di chairman europeo robusto e serio, l’ex premier britannico è infatti anche lo specchio in cui si guardano le culture politiche del Novecento, con il loro bel carico di pregiudizi, oligarchismi, classismi e vittimismi.
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Ci siamo domandati nel Foglio del 28, l’altroieri: ma ci sarà un liberal vero a sinistra? Ci sarà uno che capisce la deriva claustrofobica e sessuofobica di Repubblica? E’ arrivata una argomentata e seria autodenuncia. La firma sul “Manifesto” di ieri, 29 ottobre, un prim’attore del giornalismo di sinistra, Marco d’Eramo, americanista e analista della modernità e postmodernità capitalista, tra economia, segni e costume. Dice che non è lecito “dribblare la conclusione: chi di sesso ferisce, di sesso perisce”.
Leggi Le pozzanghere del pettegolezzo di Annalena Benini
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Ho visitato e apprezzato la bellissima chiesa di Foligno, incantato dalla geometria della luce e del volume, senza mai pensare al dramma di una “contaminazione” sincretista, ma vorrei consigliare all’architetto una strategia comunicativa meno banale: chissenefrega chi conosce e chi no.
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Bisogna augurarsi, per patriottismo, che Bersani cavi il famoso ragno dal buco.
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Dice Umberto Bossi: “Dalle nostre parti si chiama peccato di pantalone. Poca roba”. Il riferimento è al governatore Marrazzo e alle sue scappatelle con i transessuali di via Gradoli. Un adagio meraviglioso, eufonico, ritmico, icastico, saggio, ipercattolico. Quel “poca roba”, coda rauca di un brocardo di saggezza popolare lombarda, dice tutto. Ne avevamo accennato ieri, ma vale la pena di tornarci su.
Leggi La sinistra è sempre avanti, non soltanto nelle voluttà di Annalena Benini - Leggi Ora non si può nemmeno fare l’amore in pace con un trans - Leggi Post Marrazzo: il Cav. è buono e bravo, gli altri cattivi e maldestri
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Dopo il caso Marrazzo è per me totale, inappellabile, sublime la rivalutazione di Berlusconi e del suo stile di vita, tra inviti a cena cravatta scura e in villa a chiappette scoperte, filmini di propaganda politica e cortesie per ospiti, compresa la galleria fotografica dei bagni, la giostra, il gelato, le farfalle eccetera.
Leggi anche Non si può nemmeno fare l’amore con un trans
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Spiegatemi una cosa, parlando del caso Marrazzo. Non mi ci raccapezzo. Mi sono letteralmente perduto nei suoi dintorni. Forse è perché sono preso da intensa pietà per Giuseppe D’Avanzo, una prosa politica e civile costretta per l’eternità a inseguire lo scandalo privato in materia sessuale, un grande dell’informazione criminale indotto dal destino cinico e baro a occuparsi ormai soltanto di storie d’alcova, distribuendo torti e ragioni, e richieste di dimissioni per le diverse forme, come dice lui, di sexual addiction. Forse è per questo che non afferro il busillis.
Leggi La sinistra è sempre avanti, non soltanto nelle voluttà di Annalena Benini
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Non mi piace il moralismo che denuncia compulsivamente, ossessivamente, pigramente la logica binaria, due pesi e due misure, se non altro perché ciascuna cosa, a parte l’ovvia necessità di una sola bilancia e di un solo metro, ha il suo peso e la sua misura, e il rifiuto che oppongo al relativismo non riguarda individualità di fatti, comportamenti e idee, ma la questione immisurabile del bene e del male. Però imbestialisco quando vedo quanti censori sono accorsi a sanzionare compunti, austeri, ditini alzati, lo stupido pedinamento televisivo di Canale5.
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Che ne facciamo di Roman Polanski? In trentadue anni, da quel pomeriggio del 1977 in cui la star di Hollywood fece del sesso con una Lolita tredicenne fino al suo arresto recente a Zurigo, molte cose sono cambiate. In meglio? In peggio? Come possiamo usare questo caso, non per giudicare il ricercato della giustizia americana né i suoi giudici, ma più utilmente per capire il tempo postmoderno, che cambia le regole del gioco, le interpretazioni, ed è sempre elusivo di una verità fissa, stabile?
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Repubblica è un giornale di successo, generalmente fatto bene, che ha insegnato tante cose alla cultura e al giornalismo italiani, che ha fatto politica democratica e di sinistra lungo gli anni, ha espresso in parte il dissenso laico, ha organizzato il consenso lobbistico a interessi quasi sempre riconoscibili, quel consenso senza il quale una democrazia di mercato non funziona, e ha promosso parte grande del teatrino in cui siamo immersi da quasi mezzo secolo, comprese le lunghe guerre al Cinghialone prima e poi al Caimano.
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E’ augurabile che nel Pd vinca Bersani. E' una persona seria, non ha inclinazioni lunatiche, non gli verrebbe mai in mente di andare a giurare sulla Costituzione nelle mani di suo padre su un marciapiede (ciò che ha fatto, preso da entusiasmo, il suo rivale). Bersani è ciellino ma non cattolico, e in questo c’è una sfumatura allegra di cinismo e di realismo intrecciati.
Leggi il ritratto di Pierluigi Bersani - guarda l'analisi grafica delle sue parole - Leggi il ritratto di Francheschini scritto da Annalena Benini
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Berlusconi torna nelle aule giudiziarie. Ne vedremo delle belle. Il Cav. ha il fuoco nella pancia, fire in the belly, e non è tipo da bel gesto. Va avanti con il carburante della caparbietà e della volontà personale, sostenuto dal consenso di maggioranza degli italiani, che nemmeno gli avversari negano. Si terrà lontano da avventurose e inutili elezioni anticipate. Il problema non è Berlusconi, che nei processi ci sguazza e al combattimento dei galli è abituato da molti anni. Il problema è di sistema.
Leggi La Consulta boccia il lodo Alfano e apre una crisi di sistema - Leggi Perché il miglior lodo si chiama immunità
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Silvio Berlusconi, che rispetto agli editori di Minzolini appartiene a un’altra razza, ne è stato sedotto e lo ha sedotto. E lo ha fatto direttore del maggiore telegiornale italiano. Risultato: il Tg1 è spesso reticente, continua ad essere ingessato e filtrato nella scelta delle notizie da impaginare alle mitiche ore 20 della sera, ed è un peccato, ma il suo direttore di tanto in tanto si toglie lo sfizio di dire come la pensa, e lo fa con notevole efficacia.
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Visto che Eugenio Scalfari apprezza cortesemente il “gustoso Marcenaro”, Ezio Mauro mi chiama gentilmente in correità per la battaglia sulla “libertà di stampa” e Carlo De Benedetti ci ha inviato un gradito e richiesto articolo su Barack Obama, vorrei precisare che il Foglio non è passato al nemico, non ancora, c’è tempo, e anzi resta saldamente, ironicamente e liberamente berlusconiano.
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La libertà di stampa e di espressione non coincide con l’arroganza maniacale di un Conduttore Unico delle Coscienze che si sente padrone del mezzo televisivo, brutalizza il proprio direttore di rete, si incorona star per ordine del magistrato e dell’audience, proclama un’intenzione politico-ideologica faziosa, stabilisce un’alleanza gossippara con un gruppo editoriale militante, manipola grossolanamente le opinioni avverse.
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Ora Berlusconi, dopo una settimana all’estero per l’assemblea generale dell’Onu e il G20, torna in Italia e si rimette al lavoro. Ritira le citazioni civili ai giornali, smette di occuparsi della inesauribile letteratura sulla sua vita privata, lascia che la tv si faccia da sola e da sola si involtoli nel proprio nulla, rimette all’onore del mondo il meglio del suo carattere, sorridente, dialogante, autoironico, si dà una disciplina e un’agenda politica, e la propone al paese. Magari dà anche una intervista a Repubblica.
Guarda e ascolta la conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella, ospite Giuliano Ferrara.
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L’immunità o inviolabilità di cui gode il presidente francese, frammista al conflitto di interessi tra il suo status di parte civile nel processo contro il rivale de Villepin e al tempo stesso capo di un esecutivo in molti modi influente sull’azione giudiziaria, è solo una parte del problema.
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Obama in effetti è charming, e parla sempre di nuove ere di pace, prosperità, libertà, sicurezza per tutti. Mancano al momento decisioni altrettanto rassicuranti.
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Irving Kristol (1920-2009) era il nostro maestro segreto, inconsapevole, e noi suoi allievi, sempre senza saperlo. La filiera dei neoconservative, di cui Kristol fu capostipite e suo figlio Bill è erede naturale e legittimo, ha alcuni tratti storici che, senza chiusure militanti e senza chiasso intellettuale, stabiliscono un perimetro delle affinità con il nostro lavoro e la nostra formazione di gente di sinistra rinnegata, e con alcune caratteristiche tipiche del Foglio fin dalla sua fondazione come strano giornale radicale e conservatore.
Leggi l'articolo del New York Times - Leggi l'editoriale del Wall Street Journal
Leggi anche I neoconservatori spiegati dal loro padrino e "La nostra rivista univa le consuetudini del cuore e della mente d’America"
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Il ministro Bossi si augura che i soldati italiani siano a casa per Natale. Il presidente Berlusconi è anch’egli convinto che dall’Afghanistan si debba uscire al più presto. Nessuno salvo settori estremi dello schieramento extraparlamentare chiede oggi una rottura degli impegni militari e di politica estera italiani, e anzi il clima di dolente unità costituitosi nelle ore successive alla strage di Kabul (6 paracadutisti della Folgore e 10 civili) registra poche eccezioni.
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Di dove viene questa sfolgorante capacità di autoglorificazione dei nostri tempi? Secondo David Brooks, geniale columnist del New York Times, nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale si è fatto largo un ethos di nuovissimo conio, che i sociologi chiamano “individualismo espressivo”. Così, “invece di essere umili di fronte a Dio e alla storia, per noi la ricerca della salvezza comincia a passare attraverso un contatto intimo con il proprio sé, esponendo la bellezza, il potere e il tratto divino che il proprio sé contiene”.
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Lasciamo perdere le luci rosse e varianti porno di vario conio. Non voglio litigare con Feltri. Anche perché penso che la sua sfrenatezza contro il cerchio di nemici che vede stringersi intorno al Cav., primo tra tutti un fantasma sicario di Fini, derivi da un errore di valutazione politica, e dalla conseguente (per me entro certi limiti comprensibile) violenza passionale. Caro Feltri, Fini presiede la Camera, ed è parte del mestiere un certo tasso di trasversalismo.
Leggi Ecco cosa vuole Fini e cosa concederà il Cav. (se il gossip non esonda)
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Insisto: è la congiura degli snob. Alla sessualità berlusconiana, ormai soggetto della disputa politica del decennio, mancano i quarti di nobiltà e correttezza politica necessari in certi ambienti. Vanno pazzi per Tom Ford, la poetica universale è per loro quella del single man, dell’omosessuale perbene che vive allo spasimo un grande amore romantico, mentre la sessualità non blasonata, quella del machista o del puttaniere, non arrivano nemmeno a riconoscerla come una inclinazione comune, ordinaria.
Leggi Lettera ai moralisti/1 - Leggi Lettera ai moralisti/2 - Leggi Lettera ai moralisti/3 di Umberto Silva
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Dal Foglio del 6 settembre 2003
Dall’11 settembre del 2001 l’America si è impadronita di questo giornale, che già le portava un certo affetto. Come sia accaduto e perché i lettori lo sanno per definizione: infatti leggono. Si può soltanto aggiungere qualche glossa esplicativa, visto che il nostro metterci sotto padrone è atto libero e non ci impedisce di pubblicare un ritratto teologico collusivo dell’Ayatollah Khomeini.
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Morire sì, non essere aggredito dalla morte: così il poeta Vincenzo Cardarelli in altri tempi. Ma siete proprio così sicuri che il meglio dell’esistenza umana stia in una morte improvvisa, inaspettata, rapida come un fulmine e possibilmente inconsapevole? Siete sicuri che sia meglio morire senza saperlo, facendo le valigie in un albergo, come è capitato a Mike Bongiorno?
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Il grigiore gesuitico di Carlo Maria Martini, cardinale, è spesso ambiguo; ma le cose da lui dette nel Corriere della sera sulla zona grigia da preservare in fatto di vita e morte sono tutto sommato giuste. Come sosteniamo da tempo, legiferare sulla vita è pericoloso, meglio fecondare prassi e culture mediche e spirituali capaci di arrivare a una decisione consapevolmente imperfetta e ispirata alla pietà, piuttosto che elaborare una rigida casistica di legge.
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Non è tutto uguale quel che luccica in tv. Aldo Grasso, con le migliori intenzioni, scongiura le autorità (ormai conviene chiamare così il complesso politico-televisivo) di non mettere i bastoni tra le ruote a Michele Santoro, a Milena Gabanelli, a Fabio Fazio più la Littizzetto eccetera. Ma si tratta di cose diverse.
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Questa è una bella lettera. E’ anche un pezzo di storia italiana. Un uomo riservato, un cattolico della mite provincia trevisana, che ha assunto per tre lustri un ruolo chiave nell’informazione, nella battaglia culturale, nel governo della chiesa italiana prediletta dai Papi, vescovi di Roma, abbandona la sua postazione in moto aperto, personale, clamoroso, con un grido di dolore disperato nella sostanza ma decente e ben motivato nella forma.
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Nel giornalismo queste mascalzonate politiche si fanno da sempre, e tutti noi siamo sempre pronti a dire, segno sicuro che abbiamo fatto altro, di esserci limitati a pubblicare una notizia.
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La rissa con i giornali e con la chiesa cattolica, dal punto di vista di Berlusconi e dei suoi interessi strategici, è incomprensibile. Lo dico in termini analitici, freddi, fattuali, avalutativi. Naturalmente trovo certi metodi rivoltanti, ma alla lunga ci si rende ridicoli a dare giudizi di valore su storie personali e campagne diffamatorie originate da un divorzio.
Leggi Serve una perdonanza plenaria
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Riproponiamo, in vista del congresso del Partito Democratico in autunno, la storia del Partito Democratico stesso come l'ha raccontata Il Foglio in questi anni. Come l'editoriale di Giuliano Ferrara dell'11 giugno 2009 in cui esortava tutta la sinistra all'unità.
"Tutti nel Partito democratico, non c’è altra soluzione. Mi spiego. Il Pd oggi è una coalizione di correnti dell’ex Pci-Pds-Ds e dell’ex Dc. Questa coalizione fusa in un solo partito si è voluta presentare, a partire dal nome di battesimo, come una soluzione nuova e aperta al futuro, che archivia il passato delle ideologie del Novecento con una forma-partito e un progetto diversi da quelli del socialismo europeo o del popolarismo europeo".
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Mi capita ormai ogni anno, ogni estate. Vado da qualche parte e mi raggiunge una notizia sensibilmente, empiricamente falsificata dalla realtà in cui mi trovo ad abitare. Una volta fu per la grande ondata di calore globale a giugno, che mi prese a Parigi dove faceva fresco, e m’indusse a domandarmi: ma se il surriscaldamento è globale, perché io sto in maglione?
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Riproponiamo, in vista del congresso del Partito Democratico in autunno, la storia del Partito Democratico stesso come l'ha raccontata Il Foglio in questi ultimi anni. Come l'editoriale di Giuliano Ferrara del 19 aprile del 2008
"Ha divorato parte dei voti della nomenclatura senza popolo dell’Arcobaleno, e si è tenuto i suoi voti di partenza nel mezzo della bufera di disistima che ha travolto il governo e la coalizione unionista uscenti: questo risultato utile, nella ovvia sconfitta da tutti serenamente prevista, dipende dal fatto che il Partito democratico è stato percepito come una promessa di novità, di diversità rispetto alla esausta tradizione politica della sinistra e del centrosinistra italiani".
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Se sia giusto considerare un “vero e grande progresso” l’affinamento analgesico dei metodi abortivi. No, è la mia risposta, contraria alla tua. La Ru486 può far soffrire una donna, materialmente e spiritualmente, più di un intervento ospedaliero serializzato nella orrenda routine macellaia dei nostri tempi. Secondo me ripristina solitudine.
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Leggi l'articolo Nazismo, nichilismo e l'errore di Ratzinger di Adriano Sofri - Leggi Il nichilismo di B-XVI dal Foglio del 12 agosto - Leggi la Piccola posta del 13 agosto - Leggi la Piccola posta del 15 agosto - Leggi Le risposte in pillole dell’Elefantino alle piccole poste di Adriano Sofri
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Serendipity è una bella parola inglese. Vuol dire che in certi casi tu sei affidato al non-si-sa-perché nel trovare ciò che ami, che incanta, ciò che ti prende. E’ la funzione liberatoria del caso, governatore degli affari del mondo e in questo segno speciale governatore delle cose belle, cioè non necessarie.
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Ho una proposta per migliorare la condizione del cristianesimo cattolico in Italia e insieme la scuola italiana. Il Papa restituisce allo stato le sue prerogative concordatarie in materia di insegnamento religioso, o almeno quelle che oggi suonano come rendite di posizione anacronistiche, e lo stato spezza il monopolio culturale antiliberale costituito dalla scuola unica pubblica e dal suo mito.
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Al direttore - Gad Lerner in villa da De Benedetti. Il famoso giornalismo invitato.
Maurizio Crippa
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Bestiale la capacità di ipocrisia dei giornaloni. Se il presidente della Regione Nichi Vendola protesta contro le indagini giudiziarie sulla sanità nella sua Puglia con le stesse parole usate da Silvio Berlusconi per criticare duramente le inchieste che lo riguardano, allora i giornaloni dicono che dovrebbe essere più sobrio, che la sua storia personale è diversa da quella di Berlusconi, e dunque non può permettersi di parlare dei magistrati con la stessa rabbia del presidente del Consiglio.
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Riproponiamo, in vista del congresso del Partito Democratico in autunno, la storia del Partito Democratico stesso come l'ha raccontata Il Foglio in questi ultimi anni. Come l'incursione di Giuliano Ferrara al Nazareno, raccontata sul Foglio il 14 gennaio 2008:
"È sabato, pioviggina, arrivo alla splendida sede della ex Margherita, al 16 di via Sant’Andrea delle Fratte, in tempo per l’inizio della discussione sul manifesto dei valori del Partito democratico".
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Questo è un modesto ma accorato appello agli avvocati, giuristi e magistrati cattolici e laici. Un appello affinché si formi un “comitato contro la Ru486” formato da persone capaci di dimostrare dentro il circuito del diritto che quella kill pill è in contrasto con la legislazione che regola l’aborto in Italia, e di fermarne la diffusione con i metodi forti ed efficaci spesso usati in passato dalla piccola e grande lobby radicale per realizzare i suoi scopi (dall’aborto all’eutanasia).
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Riproponiamo, in vista del congresso del Partito Democratico in autunno, la storia del Partito Democratico stesso come l'ha raccontata Il Foglio in questi ultimi anni. Come la proposta del partito senza tessere lanciata da Giuliano Ferrara:
"La democrazia interna consenta che le idee contino, ma non è un caso se, con tutto l’esercizio possibile di democrazia interna, alla fine i gruppi dirigenti dei partiti in Italia sono fatti storici, durano nel tempo oltre ogni credibile limite, e si perpetuano come grandi famiglie dinastiche".
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Un titolo della Stampa: “L’ho fatto in casa e non mi sono accorta quasi di nulla”. A parlare è Lorenza. Il senso del racconto, e della sintesi del titolo, è che l’aborto minimizzato, banalizzato e quasi cancellato dalla pillola Ru486 è una benedizione per le donne e per l’umanità capace di compassione nei confronti del loro dramma, il rifiuto della maternità, la soppressione di un bambino, l’omicidio perfetto. Invece l’aborto chimico è una maledizione.
Leggi La negazione della ragione - Leggi Moratoria sui nuovi pagani
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Ieri un comitato di tecnici e burocrati che si occupa di farmaci, l’Aifa, ha autorizzato l’impiego su larga scala anche in Italia della pillola abortiva o kill pill Ru486. Il prezzemolo moderno funziona così: un funzionario del sistema clinico, ché la parola medico è deviante e stupidamente nobilitante, ti dà in ospedale, se con il tempo e con l’uso non te lo passi addirittura la farmacia, un veleno antifeto che puoi ingerire per espellere il bambino “indesiderato”.
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In una sap
ida intervista rilasciata a Laura Maragnani per Panorama, pubblicata nello stesso giorno in cui questo giornale rese pubblica la lettera di dure contestazioni etiche rivolte da un prestigioso centro sanitario americano al professor Ignazio Marino, il chirurgo fattosi politico & moralizzatore diceva: “In America i meriti sono valutati con lealtà e trasparenza”. Anche i demeriti, a quanto pare.
Ecco la lettera con cui Pittsburgh smonta punto per punto la versione di Ignazio Marino
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Tutto ciò che parla di Ignazio Marino, chirurgo fattosi politico, è ricoperto da una spessa patina di noia. Compreso, naturalmente, il nostro scooppino sui suoi rimborsi spese americani, raddoppiati tra Pittsburgh e Palermo secondo un incontrovertibile documento che lo accusa per “una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”, da Marino stesso controfirmato in ogni pagina.
Leggi La storia opaca dell’allontanamento di Marino, atto II - Leggi Marino si difende - Leggi Quando Marino fu allontanato - Leggi La lettera che svela come Marino fu allontanato
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Al direttore - In risposta alla lettera di Roberto Volpi in cui si mette in dubbio la qualità scientifica dell’analisi fornita dall’Istituto Superiore di Sanità ci permettiamo di segnalare che l’autore non conosce evidentemente i dati raccolti. […]
Mirella Taranto, capo ufficio stampa - Istituto Superiore di Sanità
A me risulta che nelle vostre ricerche e relazioni non vi occupate direttamente delle cause dell’aborto, comprese quelle economiche. […]
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La metafora del 24 luglio non nascondeva alcunché, tantomeno una vena moralistica. Di immoralismo politico sono riconosciuto esperto, ahimé anche al di là del verosimile, e quelle citazioni di Croce sono mio pane da molti anni.
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E’ carino con le sue ospiti, dolce e premuroso con la donna con cui ha fatto l’amore a casa sua, e come in tutte le storie private prese dal buco della serratura, sia pure orecchiandole via audio, c’è l’elemento stravagante, bizzarro, che in questo caso è senz’altro il riferimento al letto grande (“Sì, quello di Putin”). Più ci si inoltra nei giorni e nelle notti di Berlusconi, con il corredo di domande ormai esauste, con una punta di noia che comincia a farsi sentire, più si incontra una licenziosa ma giocosa e privata normalità.
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Walter Cronkite aveva la faccia credibile, i baffetti credibili, il sorriso attendibile, modi modesti e una lingua ordinaria, nessuna inquietudine, nessuna curiosità di quelle impertinenti, inquietanti, anche solo strane e devianti, era a suo modo perfetto come espressione e portavoce dell’uomo medio americano (lo disse Lyndon B. Johnson).
Guarda il video dell'annuncio della morte di JFK
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Ma davvero pensava che ci fosse qualche parlamentare di un paese tutto sommato libero come il nostro che avrebbe votato contro la richiesta che in Cina non si usi l’aborto forzoso per contenere le nascite? […]
Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl
Non faccia il furbetto. La mozione è passata a maggioranza, perché molti si sono astenuti, per paura delle cose belle, e qualcuno come lei ha votato a cazzo di cane, l’uno e l’altro per lei pari sono. […]
Leggi La vita dopo l'anarchia
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Lo stato etico è la democrazia di massa con la sua spiritualità svincolata da tradizione, cultura, culti. Lo stato etico è l’affermazione di Livia Turco: “Una persona esiste se una donna l’accoglie”.
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Rocco Buttiglione non è un passante. Né solo un capopartito democristiano. E’ un intellettuale cattolico e un uomo di chiesa, a suo modo, che sa distinguere l’appartenenza confessionale e il laico lavoro di parlamentare della Repubblica. Per questo lo cacciarono dalla Commissione di Bruxelles, perché un papista capace di rispettare la distinzione kantiana tra ciò che è reato e ciò che è peccato fu considerato pericoloso dai secolaristi più sbracati e intolleranti.
Leggi La Camera approva la mozione di Buttiglione sull'aborto - Leggi le dichiarazioni di voto alla Camera
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Non credo lei sia migliore né peggiore (sebbene il suo pregiudizio sia basso e la sua maledizione dissimulata addirittura turpe). Credo che abbiamo due idee diverse e opposte della pietà.
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Il cuore della battaglia razionale rilanciata dall’enciclica “Caritas in veritate” è il tenace contrasto alla mentalità eugenetica (mens eugenetica), confermato con parole superbe nel bel mezzo, e non casualmente, di ragionamenti strategici sul destino sociale e politico dell’umanità . Da questa contesa tra due opposte idee della modernità, cristiana e anticristiana, dipende, secondo il professor Ratzinger e il Papa Benedetto XVI, queste due persone così diverse e così indistinguibili, il ritorno del buonumore.
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Non è straordinario che il Papa abbia sanzionato una delle critiche tradizionali del riformismo europeo al sindacato, il suo limitarsi, cioè, alla tutela degli iscritti, dei segmenti più forti e attrezzati del mercato del lavoro?
Leggi “E’ tempo di cambiare” L’ottimismo riformista di Benedetto XVI - Leggi Caritas in veritate. Il testo integrale
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Tanto tempo fa, nel corso di una delle nostre battaglie razionaliste in difesa dello spazio pubblico della fede e della cultura cristiana (il caso Buttiglione), ci facemmo sfuggire, et pour cause, questa frase: “Ebbene sì, siamo atei devoti”. Che cosa volevamo dire?
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Monsignor Pagano non mi convince. Il curatore dell’archivio Galileo in Vaticano ha detto di recente che la chiesa deve esercitare la massima prudenza, se non voglia ripetere con la genetica moderna l’errore fatto quattro secoli fa nel giudicare gli sviluppi dell’astronomia moderna e di un metodo, quello galileiano, che oggi (faccio questa osservazione riferendomi al discorso di B-XVI a Verona) è rivendicato dal Papa come veicolo specialmente significativo di una lettura matematico-razionale della realtà.
Leggi L'intervista di monsignor Pagano
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Scusate la gaffe serracchiana, ma non voterei mai Franceschini perché è molto antipatico. Il suo supporter è Veltroni, dimostratosi politicamente un incapace. Ma vorrei ricordare che il manifesto per il partito democratico di Michele Salvati, da noi pubblicato, conteneva una clausola: tutti dentro il progetto, salvo D’Alema e Marini che lo boicotterebbero.
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Comincio ad arrabbiarmi. La buona coscienza non mi piace. Porta l’ipocrisia e la menzogna, si mente a se stessi e poi alla comunità. Facile curarsi insensibilmente del dolore esotico, lontano, simbolico, ideologico, trascurando quello concreto. Facile aver pena del mondo, dei poveri, ed essere sordi alle pene del vicino di casa, perché è opulento.
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Giorgio Napolitano non aveva detto fino a ieri una sola parola, nemmeno indiretta, sul grande scandalo a sfondo sessuale di cui si nutre la vita pubblica italiana, con ampi riflessi internazionali, ormai da due mesi. E’ un uomo della politica, e della sua variante istituzionale, il capo dello stato; e non gli verrebbe mai in mente di mescolarsi con roba simile, con inchieste e domande pruriginose.
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"Come hai fatto a votare quello stronzo?", domandò la supercolumnist Maureen Dowd a suo fratello dopo la trionfale rielezione di W. nel 2004. "Non voglio che mia figlia a quattordici anni riceva come prima informazione sul corpo e sull’amore una lezione esemplare: vestire di preservativo una banana. Ok?".
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Per la sua educazione di cattolico democratico, di paolino, don Sciortino dovrebbe andarci molto piano, dovrebbe curare il rispetto della persona, della crisi familiare che è il contesto del tutto, e farsi prossimo.
Leggi La famiglia cristiana di governo difende il Cav. ma gli riscrive l’agenda
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Bisogna cercare di essere semplici. Per ragioni politiche, per scelte sconclusionate dei referendari, per tecnicismi incomprensibili alla grande opinione elettorale, e per tanti altri motivi, il referendum è un'arma spuntata. Anche questo, sacrosanto, che tende imperfettamente alla soluzione bipartitica, nasce morto e non arriverà al quorum richiesto. Ma lodo il referendum anche da morto.
Leggi l'opinione di Francesco Cundari
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Mi spiace per gli amici di Repubblica, ma il direttore del Tg1 non ha alcun dovere di piazzare microfono e telecamera sotto le gonne della D'Addario. Non possono censurarlo perché non si comporta come loro. E' vero che le notizie vanno date, ma nell'autonomia assoluta di valutazione editoriale, culturale, politica e civile delle notizie stesse.
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L’oligarchia populista e teocratica iraniana, per bocca del suo massimo rappresentante, aveva promesso il bagno di sangue, il lavacro rivoluzionario, e così è stato. Dopo il furto di voti, la rapina di vite umane. L’oscenità è testimoniata da notizie e immagini impossibili da accettare come ordinarie persino da occhi e da spiriti abituati ormai a tutto.
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Ho di nuovo sognato. C'era un vecchio amico che si tirava fuori dalle difficoltà ricorrendo alla sua maggiore risorsa: una sincerità candida, con un bell'orgoglio e un notevole coraggio. Ecco il risultato. Onorevoli colleghi. Ho chiesto ai signori presidenti delle Camere di riunire le assemblee per comunicazioni del governo, e mie personali, della massima urgenza.
Leggi I cazzotti di Repubblica
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Eugenio Scalfari spesso tira fuori il peggio dei suoi interlocutori, perché li sfida in una gara di narcisismo camuffata da emulazione intellettuale e morale, per giunta nobile. Accadde anche ieri in una conversazione su Repubblica con il cardinale Carlo Maria Martini, che ha deciso di passare questi anni venerabili alla ricerca non del giusto, del bello, del vero e del buono ma del consenso, comunque sia.
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Berlusconi denuncia un piano eversivo contro di lui, regista il gruppo editoriale di Repubblica e settori dell’opposizione vicini a una magistratura sensibile alle sollecitazioni politiche più faziose. Può essere che abbia ragione, tanto più che non parla di un oscuro complotto ma del dipanarsi alla luce del sole di una campagna di feroce inimicizia, che rimesta nel privato e punta al character assassination, al più completo sputtanamento del nemico sul piano interno e internazionale.
Leggi Mentore sapendo di smentire, botta e risposta sul Cav. tra Luigi Manconi e l'Elefantino
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Caro Manconi, io non esalto alcuno, né mi esalto, cerco bensì di spiegare con qualche ironia e quando mi riesca anche con spirito beffardo, e di spiegare prima di tutto a me stesso, quel fenomeno prodigioso che è Silvio Berlusconi, da molti anni sconosciuto e onnipresente protagonista della scena pubblica italiana e internazionale.
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Berlusconi denuncia un piano eversivo contro di lui, regista il gruppo editoriale di Repubblica e settori dell’opposizione vicini a una magistratura sensibile alle sollecitazioni politiche più faziose. Può essere che abbia ragione. Oggi nel Foglio l'editoriale dell'Elefantino.
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Berlusconi denuncia un piano eversivo contro di lui, regista il gruppo editoriale di Repubblica e settori dell’opposizione vicini a una magistratura sensibile alle sollecitazioni politiche più faziose. Può essere che abbia ragione. Domani nel Foglio l'editoriale dell'Elefantino.
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Vorrei metterla sul ridere, ma il nuovo Fiorello rischia l’arborizzazione precoce ovvero la trasformazione di un grande performer in giocattolo un po’ ridicolo per intellettuali di sinistra.
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Massimo Caprara, morto a Milano all’età brillante di 89 anni, era nel Dopoguerra a Portici il “sindaco senza scarpe”, insomma quello che per gli argentini fu il “descamisado”, una energia iconica forte, popolare e anche un poco populista e magari peronista, ma sempre legittimata dallo stampo intellettuale di alto rango del comunismo italiano (con Togliatti) e napoletano.
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Ecco, è da un po’ di tempo che volevo spiegare una cosa, convinto come sono di averla capita, e questo modo ineccepibile scelto da Gianfranco Fini per annullare un ritardo protocollare di Gheddafi me ne dà l’occasione. Molti nel giro di Berlusconi pensano che Fini si ritaglia uno spazio politico e istituzionale sideralmente distante dall’elettorato del centro destra e dalle sue pulsioni profonde, e che dunque la sua sfida in termini politici sia nulla. Ma non ne sarei proprio sicuro. Leggi Il discorso che Fini avrebbe dovuto pronunciare a Gheddafi
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Per cinque anni la coalizione di centro sinistra (Ulivo 1996-2001) ha governato l’Italia. Ne seguirono crisi, instabilità, passaggi di mano della guida del governo, rancori, battaglia dei capi. Arrivò infine Berlusconi, vincitore dopo sette anni di un’opposizione che avrebbe stroncato un cavallo. Nel 2006 il Cav. perse per un’incollatura, anzi mezza. Per due anni la nuova coalizione di centro sinistra (Unione 2006-2008) ha governato l’Italia: stesso esito.
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Il sociologo Luigi Manconi e Giuliano Ferrara discutono di Cav., Noemi, coerenza, ipocrisia e del paradigma di Leporello. Solo sul Foglio in edicola.
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Il sociologo Luigi Manconi e Giuliano Ferrara discutono di Cav., Noemi, coerenza, ipocrisia e del paradigma di Leporello. Solo sul Foglio in edicola.
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Tutti nel Partito democratico, non c’è altra soluzione. Mi spiego. Il Pd oggi è una coalizione di correnti dell’ex Pci-Pds-Ds e dell’ex Dc. Questa coalizione fusa in un solo partito si è voluta presentare, a partire dal nome di battesimo, come una soluzione nuova e aperta al futuro, che archivia il passato delle ideologie del Novecento con una forma-partito e un progetto diversi da quelli del socialismo europeo o del popolarismo europeo.
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Un'idea per il futuro del Partito democratico sul Foglio in edicola oggi. Un'idea obamiana che piacerà molto a Romano Prodi e un po' meno a Massimo D'Alema.
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Un'idea per il futuro del Partito democratico sul Foglio in edicola domani. Un'idea obamiana che piacerà molto a Romano Prodi e un po' meno a Massimo D'Alema.
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Di indiscutibile c’è solo il trionfo delle belle che amò il padron mio, le catalogate come novità, come inesperienza presunta, come uso e abuso del corpo femminile, e altre soluzioni un po’ troppo pigre per giudicare la funzione in lista di giovani donne dalla carriera a presa rapida. Debora Serracchiani spopola in Friuli, dove per nemesi batte nelle preferenze perfino Berlusconi, mentre la Barbara Matera sulla scia del divino Cav. ottiene la vittoria alata nella circoscrizione del Sud.
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D’Alema, dogmatico del primato della questione israelo-palestinese, prenda nota, se lo desideri. Prendano nota, se lo desiderino, i liberal assaliti dalla realtà e poi pentiti, che non hanno saputo tenere la posizione eccentrica più di un paio d’anni.
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Lo avrete capito bene, adesso, dopo la pubblicazione delle foto sul Paìs, che la libertà di tono dell’Europa liberal, chiassosa e anticlericale, è tutta una ostentazione bastarda e porca di muffita ideologia. Questi libertini dei miei stivali, questi mentori di Zapatero e della movida sensuale di Pedro Almodóvar, ora fotodenunciano una “vistosa minigonna”, si fotoscandalizzano per un topless, per due chiappette al sole o per un politico del centroeuropa che fa il bagno nudo in piscina durante una vacanziella con moglie e figli.
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Questa è l'estate di Susan Boyle e del suo paradigma. La domanda alla quale siamo invitati a rispondere, se solo lo si voglia e con molto disincanto, è semplice: che c'è dentro di me. La coscienza è la regina della nostra epoca.
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Le lettere di amore cristiano scambiate con Wanda Poltawska dovrebbero essere incasellate nel file della canonizzazione di Giovanni Paolo II.
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Come riferisce Christian Rocca da Washington, l’elemento che spicca nel discorso tenuto da Barack Hussein Obama al Cairo è quello non detto. Leggerete nei quotidiani standard parole gonfie di gioiosa noncuranza come dialogo, religioni del libro, apertura all’islam, disponibilità, equanimità, svolta storica: le veline di Obama sono ben agguerrite, e tutte maggiorenni. Leggi il discorso di Obama in italiano
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Il fatto che Obama sia un gigante della politica elettorale americana, che la sua elezione sia stata una svolta antropologica e culturale madornale, e che sia un uomo anche simpatico, tutto ciò non esclude che sbagli parecchio, strategicamente e moralmente (la vita).
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Pubblichiamo l'articolo di Giuliano Ferrara su Silvio Berlusconi apparso il 31 maggio sul numero domenicale del quotidiano tedesco Die Welt e misteriosamente sfuggito a tutte le accurate rassegne stampa internazionali fatte in questi giorni da Repubblica. Ve lo riproponiamo così come è uscito nelle edicole della Germania.
Leggi qui la traduzione in italiano
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Per voi tedeschi è difficile immaginare un Cancelliere federale che possieda cinque grandi ville in un posto di mare glamour come la Sardegna nord orientale, la costa smeralda. Alle quali bisogna aggiungere due antiche ville in Brianza, una palazzina liberty nel centro di Milano, ancora ville sul lago Maggiore e a Portofino, un villone spettacolare a Taormina (in corso di acquisto), una dimora coloniale alle Bermuda, una flotta aerea privata per girare tra tutte queste residenze.
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Chi abbia assistito al rito eucaristico domenicale in una chiesa luterana d’America sa quanto profonda appaia nel viso dei fedeli l’impronta della coscienza personale, di quel dialogo o contatto diretto con il Dio moderno che autorizza ogni atto frutto di profonda convinzione, di chiamata, di vocazione dell’individuo solitario.
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Se Berlusconi fosse gay, se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di una serata firmata Dolce & Gabbana, non staremmo qui a domandarci se e come si debba difendere il suo stile di vita da una serie di sospetti, di attacchi, di inquisizioni, di stupori planetari.
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Gli americani in genere non amano l’ateo Machiavelli, sul piano teorico, ma applicano scrupolosamente il suo dettato scientifico, sul piano pratico.
Leggi: "Così Obama mette il rossetto alle politiche antiterrore di Bush"
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Ho sognato. E vi racconto il mio sogno.
1) Signor presidente, come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
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Gentile Lerner - Le faccio notare che lei truffa in commercio sé stesso, i suoi e i nostri lettori.
Leggi Caro Gad, mi vien voglia di prenderti per il collo
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Qui c’è un equivoco da dissipare. Confermo: Fini per me è diventato interessante (anche i traditori sono interessanti, io sono interessante per me stesso, specie da quando ho tradito il comunismo). E interessante da quando è rimasto solo anche per sua scelta, il Cav. si è preso tutto compreso il suo partito, i quadri decisivi, probabilmente l’elettorato, lasciandogli un ristretto gruppo di affini (il think tank, il Secolo, una manciata di parlamentari).
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Gad Lerner si è arrabbiato per un'inchiesta sulla vicenda che lo oppone a Leo Siegel, un leghista chiassoso che ha dato voce nella radio dei padani alle viscere del popolo milanese e lombardo (avversione ai Rom, "questa banda di ladri", e a giornalisti e ideologi di sinistra che censurano i sentimenti sociali di insicurezza e di paura come espressione gretta, belluina di razzismo).
Leggi Lo strano caso del dr Lerner e mr Siegel
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Sull’aborto le chiese cristiane non sanno bene che fare, e questo vale anche per la chiesa cattolica. Sono contro le leggi o le sentenze che da trenta-quarant’anni lo depenalizzano. Non intendono ovviamente rinunciare a questa contrarietà di principio. Ma non giudicano possibile battersi realisticamente per abrogare quelle leggi, e hanno dubbi, molti dubbi, sul significato della dimensione penale in materia. Leggi L’America è diventata anti-abortista, e noi che facciamo?
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Che cosa fa il governo italiano contro l’aborto? Che ne è della promessa di Berlusconi di portare all’Onu la proposta di modifica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in modo da sancire che il diritto alla vita, invocato universalmente e giustamente per i profughi dei barconi, sempre da soccorrere quale che sia poi la destinazione, si estende ai bambini che galleggiano nel corpo delle donne dopo il concepimento, e i vecchi e i malati fino alla morte naturale?
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Mi pare che anche dopo l’abbattimento del primato politico e temporale del Papa disunità e infermità abbiano continuato a manifestarsi come sindromi tipiche dell’Italia moderna e postmoderna
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Quand’è che abbiamo deciso l’abbattimento delle frontiere, caro monsignor Marchetto? Per l’Europa si sa, e al termine di un lungo processo di armonizzazione legale e politica tra paesi depositari di una storia analoga vennero gli accordi per la libera circolazione delle persone (Schengen), sempre sottoponibili a procedure di sospensione in casi di emergenza.
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A rileggerla oggi che è scappato via nel sonno, in cammino verso una vita nuova drammatica e beata, è emozionante la grande avventura donchisciottesca di Gianni Baget Bozzo, mezzo catalano (Baget) e mezzo genovese (Bozzo), bastardo mediterraneo di purissimo candore e di inaudita intelligenza.
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Già craxiano, berlusconiano, difensore dei fascisti, mi faranno diventare pure leghista.
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E’ chiaro che il Cav. non è di quegli statisti che vedremo in buen retiro, pittori, a Cadenabbia. E’ patente che non vuole invecchiare, a nessun costo. E’ anche spesso un po’ pasticcione, e cade in qualche trappola ben congegnata. Non fa mistero di niente, persino con qualche esagerazione ostentatoria.
Leggi I moralismi “de sinistra” contro le ragazze, l’asse del sacro e questi libertini dei miei stivali di Giuliano Ferrara
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Sono anch’io molto divertito, e si fa per dire perché questa storia è tutto tranne che divertente. Ma è istruttivo razzolare tra i moralismi “de sinistra”. Il divorzio è il loro totem. L’aborto un diritto di libertà procreativa. L’eugenetica uno strumento di progresso che affila la sua lama sulla testa di milioni di esseri umani.
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La coabitazione editoriale con Veronica Lario è stata ed è perfetta. I rapporti personali senza un’increspatura, discreti e cordiali: tendenza Veronica, appunto.
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Lasciatemi dire quel che penso della storia di Fiat e di Chrysler, e poi archiviate il tutto come demenza, ignoranza, bastiancontrarismo. Io alle favole non credo più da quando ero piccino, e anche da bambino ero un po’ scettico (mi dicono).
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Cara Veronica, nessuno qui si sognerebbe di mettere in discussione i suoi affetti privati, il suo ruolo di moglie e di madre dei figli del presidente del Consiglio, il suo diritto a esprimersi nella più assoluta libertà. Ci mancherebbe: abbiamo un ormai vecchio rapporto di confidenza e di discrezione, legato alla partnership editoriale e a un sobrio rapporto umano che ci unisce, e non abbiamo intenzione di sfigurarlo con una qualche invadenza.
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Al lupo! Al lupo! Ci vuole prudenza. Noi siamo da sempre capifila dell’antiallarmismo. Con giudizio.
Leggi l'intervista a Marta da Città del Messico “Prima la febbre, poi il dolore alle ossa. Ora sto bene, ma che paura” - Guarda La maiala isterica, le vignette di vincino sulla febbre suina
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L’Europa finalmente si smuove, e il Quai d’Orsay censura quel burbanzoso sindaco della rive gauche per le sue incaute dichiarazioni contro Alemanno, sindaco di Roma. Per la prima volta da quelle parti si accorgono di quanto sia grottesca la campagna ideologica antiberlusconiana.
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Sono d’accordo nel considerare universalisticamente i problemi posti dalla sharia islamica, senza concessioni ambigue. Ma vorrei che l’occidente, nel fare questo, considerasse seriamente anche la legge dell’aborto seriale e moralmente indifferente.
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Sono d’accordo nel considerare universalisticamente i problemi posti dalla sharia islamica, senza concessioni ambigue.
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La senatrice Levi Montalcini, e le arrivino anche i nostri caldi auguri per i suoi formidabili cent’anni, dimostra in se stessa l’esistenza di un disegno intelligente della creazione.
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Rendere credibile il Cav, prima di tutto a me stesso, ha occupato anni della mia vita.
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Il Belgio mi è sempre stato antipatico. Come entità, dico. Come errore geografico. Come ambiguità linguistica e culturale. Come nazione idonea a soluzioni mediocri. Eppure ho una bisnonna o trisnonna fiamminga. E Bruxelles è a suo modo una città accogliente. Ma che miseria in questo gesto di ridicola tracotanza del Parlamento belga, una condanna praticamente unanime del Papa per un suo delitto di opinione.
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Un giornale serve, credo, per sapere e pensare (oltre che passare il tempo). Non per rimuovere.
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Kirillov mi affascinava, tutto quel tè, e quella morte brava. E anche il parricidio Karamazov non era male.
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Vabbè, Augias è un simpatico Signor Pallelesse, ma su Vito Mancuso voi foglianti antipatizzanti vi sbagliate di grosso.
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Fini non mi è mai stato simpatico. Questa sua nuova attitudine a stare in minoranza e a dire come la pensa, rovesciando se stesso e i suoi pensieri di una vita in una identità laica, questo salto di vita, di esperienza, di elaborazione mi sembra positivo, una bella novità di cui gli va reso merito.
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Qui la sfera privata e l’autodeterminazione non c’entrano. Qui è in gioco la determinazione del destino altrui, della vita evocata e poi negata mediante atti tecnici di fabbricazione amorale della vita umana, esponendo quella sgradita a pratiche di manipolazione e maltrattamento e liquidazione dipendenti dal giudizio onnipotente della coscienza umana libera e della tecnoscienza che amoralmente la forma.
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Con occhio oscenamente divertito abbiamo sfogliato ieri su due pagine della Stampa di Torino la sequenza fotografica che consegna alla gogna un mediocre professore torinese impegnato a casa sua, mutandoni e canottiera, in giochi verbali e tattili da bullo domestico alle spese del suo maggiordomo delle Mauritius che lo incastra, filmandolo, per poi denunciarlo e rovinarlo
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Crede in sé stesso e crede in coloro che credono in lui. Per questo è “messianico”, per questo è il fondatore di un popolo, di un’assemblea, forse di una chiesa, ma non di un semplice partito, sia pure il partito di maggioranza del paese. La capacità di identificarsi nella “sua gente” e di aprirsi all’abbraccio di un’Italia che ha egli stesso inventato, nel senso di scoperto o suscitato, è immensa in Berlusconi.
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Quando è andato da Jay Leno, Obama di due cose non ha praticamente parlato, manco a farlo apposta quelle importanti: l'Iran e la legge ipersovietica con cui il Congresso intende tassare al 90 per cento, retroattivamente, i bonus della grande compagnia di assicurazione Aig. Guardatevi il video se non ci credete.
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L’aggressione a Benedetto XVI è sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente. Ieri è stata la volta di Francia, Germania e Fondo monetario internazionale. Hanno messo sotto accusa il capo della chiesa cattolica per le sue opinioni ben documentate sull’inutilità sostanziale del preservativo come asse strategico della lotta contro la grave epidemia di Aids in Africa.
Leggi Meglio di un lieto fine
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La mia vita è improvvisamente rallegrata da belle, efficaci, brutali, seriali stroncature dell’ultima fatica critica di Asor Rosa, che lasciano la sua combriccola di amici (Scalfari) con un palmo di naso. Alfonso Berardinelli fu fantastico, perseverante, chirurgico sul domenicale del Sole 24 Ore; Massimo Onofri severo, violento, attento sul Tuttolibri di sabato.
Leggi Perché il mostro di Grinzane è in galera e quello dello Strega a piede libero? di Camillo Langone
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La liberalizzazione dell’edilizia è una droga potente, un formidabile eccitante per un organismo come l’economia reale intorpidito e rattrappito dalla paura. L’idea di Berlusconi è temeraria, suscita allo stesso tempo attrazione e disgusto. Se non vogliamo fare gli ipocriti, e mentire a noi stessi, dobbiamo dirci come stanno le cose.
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Il capitalismo non se la passa tanto bene, bisogna riconoscerlo. A vent’anni dal crollo del Muro di Berlino nel mondo tira aria di socialismo, bisogna ammetterlo. Difficile altresì negare che la vivace destra americana non sa che pesci pigliare. Su un solo giudizio storico non è più lecito imbrogliare le carte. La vittoria di Bush e dell’occidente a Baghdad. Sentite cosa ha detto Obama ai marine.
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Eluana Englaro uccisa, dunque il padre e i volontari sono un branco di assassini? Non è così, mi erudiscono ora compunti i difensori del papà della ragazza. Ma se ho passato un anno tosto e aspro della mia vita a spiegare, contro le incomprensioni e le falsificazioni e i linciaggi, che l’aborto è un omicidio ma la donna che abortisce non è un’assassina!
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In confronto Goebbels era un fanciullino. L’insieme di retoriche azionate a comando e vittoriosamente nel caso della ragazza presa di forza per sentenza giudiziaria e messa a morte senza moratoria si fondava sull’alone tragico del dolore di un padre. Sfida morale azzardata ma a suo modo grandiosa.
Leggi “Lo stato resti fuori dal fine-vita”
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Alla cerimonia degli addii di Walter Veltroni, Massimo D’Alema non c’era. Né alcuno ha pensato di evocare il suo nome. C’era però il suo fantasma, avvistato dai più competenti osservatori politici e sottopolitici. I quali ricordano che un giorno dei primi anni Novanta D’Alema venne alle mani con Achille Occhetto, insieme al quale aveva defenestrato a suo tempo Alessandro Natta.
Leggi l'intervista a D'Alema su Repubblica - Leggi D'Alema, la rana e lo scorpione di Mattia Feltri sulla Stampa
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Dicono che è stato delicato e chaplinesque e oratore perfetto. Devo fidarmi dei miei amici. L’idea in sé di leggere il magnifico ma inoffensivo De profundis di Wilde mi sembra rétro e scioccamente sentimentale. Benigni non fa mai un vero scandalo, appena difende la trasgressione, la trasgressione diventa dolce effusione di bene.
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Giuliano Ferrara ne discute con Stefano Folli de Il Sole 24ORE e Michele Salvati, docente di Economia Politica all'Università Statale di Milano. Ascolta la puntata.
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Walter Veltroni, persona mite e civilmente apprezzabile sebbene di scarso carattere e formazione culturale leggera, sembrava fatto apposta per il progetto del Partito democratico e per ridare una qualche speranza al popolo della sinistra straziato dall’emersione ormai quasi ventennale del fenomeno Berlusconi. Doveva chiudere un lungo periodo di lutto, di incattivimento, di malinconia e depressione. E’ proprio qui che ha fallito.
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Giuliano Ferrara comenta i risultati insieme a Federico Geremicca e Lucia Annunziata de La Stampa, e Mario Sechi vicedirettore e capo della redazione romana del settimanale Panorama. Ascolta la puntata.
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Due domande in margine al caso Englaro. C’è una differenza tra essere liberi ed essere soli? C’è una differenza tra vivere nel mondo in felice dipendenza dagli altri, e nella speranza, e vivere oscenamente di se stessi, della propria autodeterminazione, sempre sotto l’inflessibile e vano sguardo del proprio Io indulgente ma non misericordioso?
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Non è la chiesa cattolica che è debole, magari fosse solo questo, è proprio il cristianesimo che non è mai sembrato tanto vulnerabile. La chiesa cattolica perde e vince le sue battaglie, ma l’idea cristiana, l’idea incarnata dico, l’idea-uomo, l’idea personale di una via e verità e vita, quella smotta, oscilla paurosamente, si rarefà, sembra svanire dietro gli ideologismi anonimi imperanti.
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La mano di Abramo sul collo di Isacco, che testimoniava la fede, qualcuno l’ha fermata. La mano dei volenterosi guerrieri culturali che hanno costituito l’associazione “per Eluana”, e le hanno tolto clinicamente la vita per celebrare l’ideologia della libertà di coscienza, anche presunta, non l’ha fermata nessuno.
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Che branco di mascalzoni questi gentiluomini. Ci dicono pagani, golpisti, sfruttatori del dolore, mestatori nel torbido, autori di uno scempio. Questi che si dicono laici e che sono soltanto relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino.
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Vita e morte sono l’alfa e l’omega della decisione politica. Il potere democratico è investito dalla questione decisiva di questo secolo. Dopo il Novecento, anni in cui i totalitarismi hanno assoggettato il mondo a tecniche burocratiche di sterminio eugenetico e razziale, la vera decisione è su come trattare la vita umana, come impedire che la sua integrità biologica e spirituale soccomba di fronte al nullismo che pervade i tempi.
Guarda il video di Berlusconi che annuncia il decreto
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Io so come è fatto Giorgio Napolitano, comunista della generazione di mio padre e di mia madre, so come si è formata la sua cultura etica, e rispetto la sua idea atea e materialista di autodeterminazione per il nulla che lo ha spinto a prendere in mano la bandiera di Piergiorgio Welby, ieri, e quella di Beppino Englaro, oggi.
"Allucinante fermare le cure" - Leggi l'intervista a Enzo Jannacci sul Corriere della Sera
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Ce ne avevano messo di tempo la grande stampa e la grande tv per accorgersi che la nuova strategia irachena di Bush e Petraeus si stava rivelando quella giusta. Siamo di nuovo in epoca distratta.Tutti i benpensanti della geopolitica mondiale guardano di sghimbescio, e senza saperne assolutamente nulla, a Guantanamo Bay.
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Lo stato di inimicizia verso la chiesa e il Papa regnante, coltivato da osservatori e personalità che rivendicano una inesistente laicità culturale e civile, è dimostrato dall’elemento assurdo rilevato in questa bella lettera: accusare Ratzinger di tolleranza verso l’antigiudaismo è da mestatori o da ignoranti. Punto.
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Non è cauto e non è saggio, da parte del Vaticano, che la abrogazione della scomunica dei vescovi lefebvriani della comunità di San Pio X presti il fianco a una nuova polemica con gli ebrei. La revoca di un atto canonico è, in sé, un fatto interno nella vita della chiesa, Ma gli effetti non canonici di un provvedimento canonico dovrebbero essere vagliati con attenzione.
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Quando Mercedes Bresso grida al suo arcivescovo Saverio Poletto: “Non siamo la Repubblica degli ayatollah!”, uno pensa che la presidente della regione Piemonte è, per parlare il linguaggio della sua corrente culturale e civile, “islamofoba”.
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Il bizzarro articolo di Rodotà è contrappuntato e suggellato, nella prima pagina della Stampa, da un bizzarro lapsus. Un titoletto che dice, a commento dei fatti: NESSUNO VUOLE ELUANA. Ma come nessuno: e le suore?
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Sarebbe demente anche solo pensare di restringere le leggi di tutela della maternità, i permessi pre e post parto eccetera. Vengo da una campagna politico-editoriale contro lo sconcio dell’aborto al centro della quale ho messo la condizione della donna incinta da riconoscere come “soggetto sociale privilegiato”.
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Con prudenza, ma senza pensare di avere tutto il tempo del mondo a sua disposizione (quell’altro tempo, l’eternità pellegrinante, è fuori da questo discorso), la chiesa cattolica dovrà mettere a fuoco una sua posizione politica di validità generale, se non universale, sui grandi conflitti che animano il mondo.
Leggi La vita d'Israele è disponibile di Sandro Magister - Leggi Cosa deve fare la chiesa per combattere davvero Hamas di Giorgio Israel - Leggi Perché la cacofonia in rosso porpora
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Non passa giorno senza che uno scrittore israeliano, un direttore d’orchestra o una coalizione di personalità varie della cultura rivolga a Israele un appello a fermarsi.
Leggi: Corpo a corpo con Hamas
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Ora muoiono nello stesso giorno Vittorio Ripa di Meana, avvocato d’affari vocato al bene quand’anche al servizio del male o del così così, e Claudio Vitalone, magistrato e politico in sospetto di malaffare quand’anche al servizio del bene o del benone.
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Avvolto in una maglia di lana, poi in un pullover, poi in una nuova giacca di tweed, infine un bel giaccone, più sciarpa e berretto irlandese Donegal, il tutto giracchiando tra Roma e la Toscana del sud, non proprio zone polari, penso sempre a quel cazzone demagogo di Al Gore.
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Siete sicuri di quello che state facendo? Lo domando ai genitori e ai medici della bambina fabbricata senza il gene Brca1 del cancro al seno, che sta per nascere a Londra, fecondata in provetta con scarto di tre embrioni, sotto le “cure” genetiche del professor Paul Serhal dell’University College Hospital.
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Repubblica è particolarmente impegnata, di questi tempi, in un legittimo ma arcigno attacco intellettuale alla chiesa di Ratzinger.
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La morte imminente di Eluana Englaro a Udine è agghiacciante perché gratuita. Non c’è niente che spinga in quella direzione, tranne l’astratta volontà della legge. Per Terri Schiavo c’era almeno una iraconda contesa familiare.
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Qualcosa dunque si può fare contro l’imbarbarimento manipolatorio e il disprezzo della vita umana. La mobilitazione dell’opinione serve.
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Ormai la ritirata è dispiegata. E non ha nulla di strategico. Un anno fa abbiamo detto: se la vita è sacra, e solennemente si decreta una moratoria per la pena di morte, si decreti una moratoria anche per l’aborto.
Leggi: Vita, disporne liberamente; Avanza una nuova stagione eticamente (molto) insensibile; Questo articolo è una svolta radicale
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Intellettualmente onesto, il filosofo politico cattolico in questo articolo afferma a sorpresa tre cose.
Leggi l'articolo di Vittorio Possenti: "Vita, disporne liberamente"
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L'eccezionalismo italiano è probabilmente finito, e bisogna prenderne atto. Per una stagione, quando il governo ruiniano dei vescovi italiani toccò il suo culmine e Joseph Ratzinger fu eletto successore di Giovanni Paolo II, era sembrato che l'Italia potesse introdurre in occidente una novità dirompente: la possibilità di sconfiggere l'ideologia moderna.
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Ecco la nuova lagna, periodica, sulla questione morale a sinistra. Riecco Berlinguer con i suoi occhi malinconici, e il generale repulisti delle coscienze in suo nome. Arrivano puntuali i mille giochi politici che intorno alla questione morale cosiddetta si compiono ineluttabilmente da ormai vent’anni nella politica italiana, a sinistra e a destra e al centro.
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S’è impiccato l’assessore. Una persona amata, che viveva a Pianura, un Masaniello cattolico e di sinistra che si era battuto contro la riapertura della discarica.
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Conosco monsignor De Magistris e penso che si possa credere alla sua versione della “conversione” di Antonio Gramsci.
don Gianni Baget Bozzo
Gramsci forse morì da convertito per amore a Gesù, certamente visse da ateo devoto. La chiesa e la sua cultura lo attraevano, riconosceva al cattolicesimo una funzione decisiva. Beato lui che non subiva sciocchi pettegolezzi.
Leggi Lasciate in pace i comunisti
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L’acqua va per l’orto a Berlusconi. Buoni i sondaggi. Si diverte nel mondo, fa kukù alla Merkel. I suoi persecutori in giudizio mordono la polvere. Quelli a mezzo stampa sono macchiette. Quattrini ok. Sguazza con ironia in quel suo ambiente misto di impresa milanese, politica nazionale, cortigiani vacanzieri e perdigiorno e tiratardi di tutte le risme.
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Egregio Direttore, ho letto il Suo commento alla riflessione su “La vera vita” di S. Em.za il Cardinale Carlo Maria Martini. (…) Non sono assolutamente d’accordo con il Suo commento e so che S. Em.za il Cardinale Martini non lo approva. (…)
sac. prof. Luigi M. Verzé
Egregio don Verzè, converrà con me almeno su questo: tirare il sasso e nascondere la mano è poco cristiano. Voi, il cardinale e lei stesso, quelle cose sulla vita le pensate e le predicate, a modo vostro. Perché le nega? Perché le vuole sottrarre a un dibattito laico? (…)
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Il senatore Riccardo Villari ha perfettamente ragione a non dimettersi da presidente della Vigilanza parlamentare sulla Rai.
Leggi Perché Riccardo Villari è il miglior presidente che il Pd poteva sognare
Leggi I primi tre giorni di Riccardo Villari da presidente eletto
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Spero che adesso prendano Eluana Englaro e le facciano fare una morte dolce, visto che di questo si tratta. Mi auguro che non la lascino morire di fame e di sete, per giorni e giorni. Non dovesse essere lei a soffrirne, e ne dubito, ne soffrirebbe un sacco di gente semplicemente buona.
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Sentite qui. “Siccome credo nella vita eterna, su quella temporale, fisica, di questa terra, posso transigere, sfumare, variare a seconda dei tempi e della storia e delle culture, e alla fine nascere e morire sono misteri sui quali ciascuno può e deve giudicare secondo la propria sensibilità". L’altro giorno ho letto queste cose, e ho visto che erano firmate dal cardinal Martini.
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Pubblichiamo sul Foglio due magnifici discorsi, quello del presidente eletto e quello del perdente. Il discorso del perdente, come nelle regole della buona retorica di sempre, è il più bello e il più emozionante. “La sconfitta è il blasone dell’anima bennata”, sta infatti scritto nel codice dell’Hidalgo.
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George W. Bush se ne andrà il 20 gennaio. Oggi di presidente ne eleggono uno nuovo. Bianco o nero alla fine importa e non importa. Non importa, fino a un certo punto, se collaudato o inesperto. Se giovane o vecchio. Se cool o impulsivo. Se democratico o repubblicano. Quel che conta è che il nuovo presidente degli Stati Uniti prende in mano un paese che dice di voler cambiare radicalmente.
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Perché vi scandalizzate? Perché affettate sofferenza e offesa quando un neonatologo italiano di nome Gianfranco Vazzoler dice in un rispettabile convegno che “i feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente costituiscono esempi di non-persone umane”?
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Notizia esplosiva e ridicola dei giorni scorsi. Se c’è accordo sulla Rai, allora alla Corte costituzionale sarà eletto l’avvocato Pecorella. Sennò, bè, alla fine viene eletto Giuseppe Frigo, un avvocato che porta due magnifici e grandi mustacchi.
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Da specialista del potere, si-fa-per-dire, sono diventato specialista nella delusione del potere. Soffro di questa sottile e illuminante mania, che deriva come ogni mania dalla conoscenza. E’ come essere visitati dalla malattia. Per vincere devi illudere, devi affascinare, devi farti dire di sì qualunque sia la tua domanda.
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Quando un uomo desidera vendicarsi del fascismo che lo ha sbattuto in galera a venticinque anni, e di una vita di minoranza, anche se spesa in certi bei conformismi ideologici e con qualche omaggio allo stalinismo, è allora che deve vivere novantotto anni sorridenti, come ha fatto Vittorio Foa.
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Ciliegina sulla torta, il Nobel a Paul Krugman. I soldatini della Reale accademia svedese delle scienze sanno come decorare il dolce. Ma stavolta non è Dario Fo, non è una farsa di premio a un saltimbanco dal talento militante e ideologicamente grottesco.
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“La prossimità corporea delle persone prima del matrimonio è un fatto”, dice eufemisticamente il cardinal Martini. E’ vero: i ragazzi e le ragazze, anzi ragazzini e ragazzine (e poi su su con l’età le cose cambiano ma non di molto) scopano come pare a loro, e piace (non sempre piace, per la verità).
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Ieri Roberta De Monticelli ha abiurato su questo giornale ogni relazione personale con la chiesa cattolica, che ama e nella quale non si riconosce più, e lo ha fatto con dolore (come ha scritto). De Monticelli è una filosofa e una cristiana laica di idee ferventi, notevole erudizione, sensibilità nell’interpretazione dei testi e chiara scrittura.
Leggi Abiura di una cristiana laica - Leggi la risposta di Betori su Avvenire
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228 no, 205 sì. Un voto storico sul più grande salvataggio finanziario della storia americana, Wall Street al collasso, un clima da brivido. Hanno detto di no a un piano garantito dalla Casa Bianca, dal Tesoro, dalla Federal Reserve, dalle leadership congressuali di democratici e repubblicani, e con qualche malizia e prudenza anche dai candidati McCain e Obama.
Leggi: Ma gli aiuti di stato non erano illegali?
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Gli occhi sono tutti puntati su John McCain e Barack Obama, due bei tipi americani impegnati in performance elettorali piuttosto eccitanti, due candidati che variamente promettono e si muovono a loro agio in un’America che, per loro stessa ammissione, è stata protetta e resa più sicura a sette anni dall’11 settembre 2001.
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Adriano Sofri non ha scritto niente di così scandaloso, niente che implichi la sua messa in stato di accusa sul piano morale o altre forme di risentimento. Capisco il dissenso o l’incomprensione, ma non le accuse risentite, che nel caso Sofri sono la regola da oltre vent’anni.
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Dilige, et fac quod vis: ama, e fa’ quel che vuoi. Lo diceva Sant’Agostino. Ma non intendeva dire che è lecito deprezzare ciò che amano gli altri. Non faremmo prima a comportarci liberamente, amandosi ciascuno come a lui piace, ma lasciando a chi crede nel matrimonio come sacramento la libertà di fede e a chi ci crede come istituzione culturale e antropologica la libertà intellettuale di perseverare nella sua convinzione?
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Le elezioni presidenziali americane del 2004 furono elezioni in tempo di guerra. Roba seria e forte. Si discuteva dell’esistenza in vita di una cultura e di un modo di essere del sistema occidentale e delle sue alleanze politiche e militari, non dell’acconciatura della splendida e fatale Sarah Palin o delle vaghezze speranzose dello charmoso Barack Obama.
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Secondo il Papa, che ha tenuto venerdì un discorso bello e profondo nella patria del razionalismo filosofico moderno, l’universalità è un tratto che appartiene sia a Dio sia alla ragione umana aperta verso il mistero o il trascendente.
Leggi Seminato dal logos, l’umanesimo europeo fiorisce nei chiostri, il discorso di Benedetto XVI a Parigi
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Chissà perché in America il primo confronto tra i candidati alla Casa Bianca è stato affidato alle cure di un pastore evangelico, il capo della Saddleback Church, per parlare di come si crede, di come si prega, di come si vive e convive con il proprio Dio e con quello degli altri nel fuoco di una campagna presidenziale.
Leggi Alzati e combatti - Il discorso di McCain - Leggi Sonnecchia Obama, spunta Sarah di Giuliano Ferrara - Leggi il commento di Christian Rocca - Leggi il commento di Stefano Pistolini
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Dove sonnecchia l’uno, spunta l’altra. Sarah Palin, la nostra Dea della fecondità che apparve in marzo a incartare il Foglio per nutrire di immagini e idee la campagna contro l’aborto, ha risvegliato l’America il giorno dopo che Barack Obama, il nostro predicatore preferito i cui discorsi sul Cristo della politica e il dovere educativo dei padri avevamo pubblicato integralmente e fiduciosamente, l’aveva addormentata.
Leggi Sarah è una Obama al quadrato di Christian Rocca - Guarda il video del discorso di McCain - Leggi il testo - Guarda il video del discorso di Sarah Palin - Leggi il testo
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L’attacco a Sarah Palin è partito subito: automatico, ideologico, risentito. E’ stato particolarmente violento, sessista, moralista. “Non si può avere una quantità di figli e lavorare per il paese”. “Non si può andare in ufficio tre giorni dopo il parto”. “Forse il figlio Down non è suo”.
Guarda il video del discorso di McCain
Ed è subito Sarah - Guarda il video del discorso
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Guardiamo il dettaglio, e il diabolico che come sempre è chiuso nel dettaglio. Walter Veltroni dice da Denver, Colorado, che Romano Prodi fa bene a rigettare la solidarietà pelosa di Silvio Berlusconi per quella storia piccina piccina e umanissima di intercettazioni & raccomandazioni, perché “sarebbe bastato che Panorama non pubblicasse i nastri".
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Propongo un patto (impossibile) contro i colpi bassi a Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.
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Qui Quo Qua alla corte di Re Obama. A me fanno simpatia. Veltroni, Rutelli, Fassino: una settimana a Denver, Colorado. Normali relazioni internazionali del più grande partito dell’opposizione italiana. Visita di cortesia alla star democratica mondiale che cerca di diventare presidente degli Stati Uniti. Forse qualcosa di più.
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Dal Foglio del 16 giugno 2008
Non riesco ancora a capire se in generale abbia torto o ragione. Propendo all’ingrosso per il torto. La sua verve apocalittica mi mette in sospetto. Questa evocazione della paura.
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Arriva la ripresa, dopo una mediocre estate piena di vago scontento. L’economia americana, se non sbaglio, va un po’ meglio di quella europea, almeno in termini di crescita e di controllo dell’inflazione.
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Benedetto non delude mai. La sua sprezzatura mette di buonumore. Ma il suo buonumore è ferrigno.
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Alemanno ha riposto già il piccone, Fini è un calendario vivente di ricorrenze progressiste e va in vacanza a Capri, Berlusconi vuole concertare anche e soprattutto con la Cgil.
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Solo un sofista come Pannella, drogato della propria urina come l’eroe di Ulisse s’inebriava del rognone di castrato, può assimilare la supplica di Wojtyla morente al testamento biologico. La preghiera di passare da una vita a un’altra, e di tornare alla casa del padre trasmigrando da un mistero in un altro mistero, così come di lì si era nel mistero venuti, e tutto questo perché sia fatta la sua volontà, non la tua, è palesemente il contrario del capriccioso potere legale di negare la vita, rinunciare alla vita, in nome del fatto che si presume di possederla.
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Ripubblichiamo l'articolo con cui Giuliano Ferrara l'8 luglio 2006 introduceva la serie di saggi brevi sulla concupiscenza. Per tutto il mese di agosto il Foglio.it ne riproporrà uno al giorno.
Leggi l'articolo di Ferrara. Clicca qui per leggere il primo saggio, Parliamo della vecchia, cara concupiscenza carnale di Camillo Langone
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Da un momento all’altro Beppino Englaro, con il conforto dei suoi stimabili amici della consulta bioetica, fior di medici biologi e professori che la pensano diversamente da me o dalle suore o dai vescovi sul ciclo finale della vita di persone prive di coscienza, potrebbe interrompere la nutrizione di sua figlia Eluana.
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Leggi Addio a Veltroni e al suo sogno di Giuliano Ferrara, da Panorama del 25 luglio.
Leggi la risposta di Veltroni, Veltroni rivendica il Pd e raccoglie i cocci del CaW
Leggi Caro Walter, l'idea era buona ma il tuo Pd è una delusione di Giuliano Ferrara
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Il segretario del Partito democratico ha gentilmente replicato ieri nel Foglio a un mio commento pubblicato da Panorama, del che lo ringrazio. Mi dicevo stupefatto perché il progetto incarnato dalla sua leadership è in disarmo.
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La vicenda ideologica e militante dell’animalismo radicale va seguita meglio di quanto non si sia finora riusciti a fare, per la semplice ragione che l’amore portato al concetto di animalità o di vivente non umano, compresa la mistica del romanticismo verde, è direttamente proporzionale al disprezzo per la persona umana di cui il nostro tempo è testimone.
Leggi La scimmia col gilet è una caricatura. E sfocia nell’eugenetica di Giuseppe Sermonti
Leggi Perché Zapatero è così attratto dai diritti dello scimpanzé di Edoardo Camurri
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Leggi La scelta sulla propria vita è conforme al volere di Dio. Il dramma è che in questo caso manca di Vito Mancuso.
Leggi la risposta di Giuliano Ferrara, L'esercizio della libertà individuale è il problema, non la soluzione.
Leggi Un voto per Eluana
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Mi permetto, “per amore”, qualche glossa alle osservazioni del teologo e nostro collaboratore Vito Mancuso (1). La questione posta dalla sentenza che autorizza la disidratazione del corpo di Eluana, e la sua messa a morte, ci appassiona tutti.
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Acqua per Eluana Englaro. Da oggi, dai prossimi giorni sul sagrato del Duomo di Milano è decente ed è umano che vengano deposte bottiglie d’acqua. Non c’è da discutere, c’è solo da protestare la compassione. C’è solo da protestare.
Leggi Su Eluana la procura prende tempo, due nuovi appelli portatori d’acqua
Leggi Un voto per Eluana
Leggi Così i portatori d'acqua per Eluana lasciano bottiglie vicino al Duomo
Leggi l'intervista di Giuliano Ferrara su Avvenire
Leggi Eminenza, non è che non sappiamo più dirci cristiani?
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Lo stile di certi uomini di chiesa è ammirevole per tatto e ritegno, questo è sicuro, ma non so quanto efficace allo scopo di conservare la fede e di dare buone battaglie.
Clicca qui e leggi l'articolo del cardinale Dionigi Tettamanzi su Avvenire
Clicca qui e leggi No, caro Elefantino, la lettera a Giuliano Ferrara dell'Associazione medici cattolici italiani
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Con Veltroni che non fa altro che smentire se stesso, e confermare invece un giudizio diffuso sulla sua inabilità alla leadership politica forte, sulla sua volatilità, D’Alema si permette ben altro che analisi sofisticate.
Lettori del Foglio on line, che ne pensate? Dite la vostra su Hyde Park Corner
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L’intellettuale europeo, più o meno scettico, più o meno pacifista, più o meno smagato, è contro Bush, contro la guerra in Iraq nonostante i suoi ormai evidenti effetti di stabilizzazione e controffensiva strategica, insomma non vuole combattere la buona battaglia e il vero nemico terrorista e radicale islamico, vuole corteggiare l’Iran e votare Obama a quattro mani.
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Il mio non era un altro partito. Infatti è già stato sciolto, è durato due mesi e mezzo, il tempo di presentare un simbolo e una lista, di diffondere ovunque possibile le nostre idee, di raccogliere centotrentacinquemila voti e ritirarsi in buon ordine per continuare a battersi in altri modi.
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Giustizialismo, antigiustizialismo e antiberlusconismo di ritorno ci condannano di nuovo alla giurisprudenza. Che noia abissale.
Non riesco ancora a capire se in generale abbia torto o ragione. Propendo all’ingrosso per il torto. La sua verve apocalittica mi mette in sospetto. Se continua così, però, finisco dritto dritto tra i sedotti di Giulio Tremonti. Il tipo è proprio ganzo.
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Le intercettazioni, se usate come sostituto di vere indagini e dunque abusate, se metodo sistematico e diffuso di ricognizione investigativa a raggiera o a pioggia, sono in sé, a prescindere dalla pubblicazione delle trascrizioni, una limitazione grave della libertà civile.
Clicca qui e leggi l'editoriale di Giuliano Ferrara "Possiamo fare a meno del buco della serratura"
Clicca qui e leggi "intercettazioni a strascico"
Lettori del Foglio on line, che ne pensate? E' giusto limitare l'uso delle intercettazioni? Dite la vostra su Hyde Park Corner
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Possiamo fare a meno di quelle storiacce di serie B come calciopoli, vallettopoli, furbetti del quartierino, casa Savoia, e altri pornoracconti scritti con le intercettazioni? Possiamo rinunciare ai doppiaggi televisivi o agli audio in v.o. (versione originale) in cui uomini di potere, marescialli, boss, professionisti della zona grigia, politici di varia estrazione e responsabilità, vengono forzosamente ricondotti al ruolo eterno di Pupi nell’opera e nel melodramma siciliani?
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Clicca qui per sapere chi è il Guardasigilli più giovane della storia repubblicana
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Se fossi napoletano mi vergognerei di me. Non tanto per i rifiuti, per la trasandatezza fatale della città, per la brutta figura eccetera. Napoli ha sempre scambiato con il resto del mondo, che la voleva scioccamente sorridente, un suo ghigno indecoroso che mi piace, che affascina ed è regale anche quando è laido, puzzolente. Mi vergognerei piuttosto per la totale assenza di una classe dirigente e per l’indulgenza con cui la città accetta di essere trattata, in mancanza di alternative, come una appendice coloniale fastidiosa e riottosa.
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A pochi giorni dall’assassinio di un leader cattolico in un carcere del popolo, trent’anni fa un’Italia torva e malata approvò la legge 194 che autorizzava l’aborto in strutture pubbliche, a certe condizioni. Una legge che attribuisce allo stato e al suo sistema di “cura” il potere di eliminare esseri umani innocenti nel grembo delle loro madri ovviamente fa schifo come istituto di diritto e come gesto civile o etico. E’ indifendibile.
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Onorevole Pier Ferdinando Casini, con questa mia vorrei risolvere un paio di problemi seri, giovandomi della sua attenzione. Il primo problema è causato dalla sconfitta della mia lista laica contro l’aborto e per la vita, e il secondo è provocato dall’affermazione oltre lo sbarramento del 4 per cento della sua lista di partito cristiano-cattolico o democristiano.
La mia sconfitta fu utile: le questioni bioetiche, dall’aborto all’eugenetica alla fecondazione assistita alla moratoria degli aborti di stato pianificati dai dispotismi orientali, sono tornate centrali nella disputa delle idee davanti all’opinione pubblica.
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Chi si rivede, l’aborto. Il Capo dello Stato ha risposto alla lettera della giovane che voleva abortire ma non aveva i soldi per farlo, e poi è tornata sulla sua decisione dicendo che comunque allo stato l’alternativa tra un figlio e una interruzione volontaria di gravidanza non è molto chiara, in termini di politiche pubbliche. Napolitano ha fatto bene la sua parte, e le ministre del governo si sono messe sulla sua scia, più interventista e antiabortista la Giorgia Meloni, più attenta alla difesa della 194 la Mara Carfagna. Intanto il Papa, ricevendo i volontari del Movimento per la vita, ha ripetuto la tradizionale condanna delle legislazioni abortiste, 194 compresa, della chiesa cattolica.
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Mi permetto di insistere, onorevole ministro Maroni. Forse c’è qualcosa di meglio da fare che non ricominciare a pasticciare con le norme sulla sicurezza. Qualche correttivo sarà forse urgente, e sono certo che al Viminale penserete con serietà alle misure migliori e più equilibrate, ma occorre limitarsi.
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Intanto però due coincidenze simboliche nessuno le nota, e invece sono notevoli. La prima è che subito dopo il sacrificio della vita di Moro, dopo il lancinante dibattito sul valore di una vita in rapporto ad astratti principi, una specie di tragica prova generale dell’etica pubblica nazionale, si aprirono le porte della legislazione all’aborto di massa indifferente, e da allora ad oggi cinque milioni di vite sono state sacrificate all’astratto principio dell’autodeterminazione.
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Ieri mattina me ne stavo andando in campagna e mi sono accorto con un trasalimento che trent’anni prima, il 9 maggio del 1978, nella stessa ora in cui adesso viaggiavo in autostrada stavo passeggiando per via delle Botteghe Oscure, direzione piazza Argentina, provenienza il palazzone della direzione del Pci, e accanto a me, nella via Caetani che incrociavo, c’era il cadavere di Aldo Moro composto nel bagagliaio della Renault R4 rossa, dove il presidente della Dc era stato ammazzato al mattino in un garage della periferia romana con una mitraglietta skorpion silenziata. Moro fu ucciso in esecuzione di una sentenza di un tribunale del popolo, eretto dalla direzione strategica delle brigate rosse, dopo cinquantacinque giorni da quel rapimento che risultò nell’unica vera grande tragedia della storia della Repubblica italiana, e il sigillo della sua fine.
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Alemanno ha riposto già il piccone, Fini è un calendario vivente di ricorrenze progressiste e va in vacanza a Capri, Berlusconi vuole concertare anche e soprattutto con la Cgil (come racconta il cronista politico Augusto Minzolini), Bossi è così soddisfatto di averlo messo in quel posto a Casini che i suoi fucili spareranno bipartisan con la competenza sorniona di Maroni: insomma tutto sembrerebbe a posto o, come titolò un suo memorabile articolo il compianto Valerio Riva, il giorno dopo la caduta della rossa Bologna, “le lasagne sono sempre pronte”, e voleva dire che nulla sarebbe cambiato nella dotta rossa e grassa città.
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Sono contento, siamo contenti, che la rispettabilità sociale dell’aborto sia in calo. Contenti che Sandra abbia imposto a se stessa, con l’aiuto di suo marito, una piccola moratoria di valore assoluto. Contenti, noi che all’aborto abbiamo mancato di rispetto, ma contenti fino a un certo punto. Repubblica si conferma un giornale serio, reattivo. Ci mette a conoscenza della storia di Sandra, la ragazza sposata, che concepisce e ama l’idea di avere un figlio, ma guadagna poco e pensa di non poterselo permettere, dunque fissa la data dell’aborto presso un ospedale dell’area Vesuviana cioè dell’altra Gomorra, poi scrive a Napolitano e va sui giornali chiedendo aiuto, denunciando la sua situazione, infine decide per il meglio, si commuove perché durante un’analisi sente l’infinitamente piccolo respirare all’unisono con lei, rinuncia ad abortire la sua creatura, incassa una vasta solidarietà, rinuncia ai talk show e rientra nel privato.
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Sono contento, siamo contenti, che la rispettabilità sociale dell’aborto sia in calo. Contenti che Sandra abbia imposto a se stessa, con l’aiuto di suo marito, una piccola moratoria di valore assoluto. Contenti, noi che all’aborto abbiamo mancato di rispetto, ma contenti fino a un certo punto. Repubblica si conferma un giornale serio, reattivo. Ci mette a conoscenza della storia di Sandra, la ragazza sposata, che concepisce e ama l’idea di avere un figlio, ma guadagna poco e pensa di non poterselo permettere, dunque fissa la data dell’aborto presso un ospedale dell’area Vesuviana cioè dell’altra Gomorra, poi scrive a Napolitano e va sui giornali chiedendo aiuto, denunciando la sua situazione, infine decide per il meglio, si commuove perché durante un’analisi sente l’infinitamente piccolo respirare all’unisono con lei, rinuncia ad abortire la sua creatura, incassa una vasta solidarietà, rinuncia ai talk show e rientra nel privato.
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Sandra, una donna dell’area vesuviana intervistata ieri da Laura Laurenzi su Repubblica, mette giù dura la faccenda delle cause materiali dell’aborto, troppo “delicata” per discuterne in campagna elettorale, e che nessuno in trent’anni ha voluto porre al centro di un grande piano per la vita, per la maternità e contro la morte in pancia procurata. Sandra è spicciativa, fino all’inumanità verso se stessa e verso la propria creatura. Ho fissato la data dall’aborto, dice, perché con il mio compagno mettiamo insieme un reddito di 1300 euro mensili, e non possiamo permetterci un bambino.
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Ci siamo. E’ arrivata l’anarchia etica. Centoquarantamila elettori antiabortisti sono pochi, ma adesso il Parlamento, il governo e il capo dello stato dovranno sbrigarsela comunque, anche senza quella trentina di deputati mancati della lista pazza che sanno come stanno le cose per diretta esperienza, sebbene non siano particolarmente ferrati in materie come la privatizzazione dell’Alitalia.
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A Torino il trionfo del qualunquismo nella forma spettacolare e come al solito di grande successo della ciarlataneria, che fa ombra sulla cerimonia istituzionale, composta come in una bara su altra piazza, mentre echeggiano gli insulti al sindaco e al presidente della Repubblica. A Genova i fischi all’arcivescovo Angelo Bagnasco, un sereno uomo di chiesa travolto dall’intolleranza che si traveste da resistenza laica. A Milano polemiche belluine per l’assenza del sindaco Letizia Moratti, maltrattata la volta scorsa insieme con il padre invalido: con quella sciagura da Nobel della famiglia Fo-Rame in lacrime di disperazione per la vittoria di Berlusconi.
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Tremonti e Letta. Letta e Tremonti. Sono giorni di afflizione, ha detto Berlusconi. Forse ci saranno sorprese, ha anche detto. Decido io, ha ripetuto più volte parlando con il mondo della finanza e delle imprese. Che cosa significano queste tre frasi? Penso di saperlo, più o meno. L’afflizione non deriva dai dettagli: Berlusconi è capace di affliggersi, quando si fanno le liste per Camera e Senato, anche per un qualche diniego periferico che è costretto a opporre a desideri intensi di rielezione.
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Tremonti e Letta. Letta e Tremonti. Sono giorni di afflizione, ha detto Berlusconi. Forse ci saranno sorprese, ha anche detto. Decido io, ha ripetuto più volte parlando con il mondo della finanza e delle imprese. Che cosa significano queste tre frasi? Penso di saperlo, più o meno. L’afflizione non deriva dai dettagli: Berlusconi è capace di affliggersi, quando si fanno le liste per Camera e Senato, anche per un qualche diniego periferico che è costretto a opporre a desideri intensi di rielezione.
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Singolare coincidenza Foglio-Repubblica. Noi abbiamo fatto le cifre economico fiscali, e definito la cornice politica, della presa del potere di Berlusconi sulle macerie del governo Prodi. W. su Repubblica ha finalmente detto: niente autocritica, la colpa è di Prodi.
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Sulla valanga elettorale che ha consegnato l’Italia a Berlusconi e a Bossi si fa molta sociologia, molta semiologia. Ma il mistero glorioso di cui non si parla, e che spiega la sostanza delle cose, è tipicamente politico e tipicamente economico.
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Oggi scrivo io. Scrivo alle amiche e agli amici che hanno speso il loro tempo, il loro denaro, le loro energie, la loro faccia nella battaglia elettorale per la vita e contro l’aborto. Li ringrazio e voglio loro un gran bene. So che continueranno come continuerò io a pensare le cose che ci siamo dette in tante riunioni belle e che valeva la pena di tenere.
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Il gran finale della corsa commerciale alla Casa Rosada è degli sponsor, Totti e Clooney e Ronaldinho, gli idoli polemici della vigilia. Era inevitabile, dopo le donne orizzontali, il sesso nei parchi, la cordata, la grafica delle schede e altre bellurie di nuova e vecchia stagione. Quando scarseggiano le idee e le passioni significative, quando la politica si veste per la festa della propria insignificanza, questo succede. (Ma quello che avete appena letto è l’attacco moralistico del pezzo. Ora ne scrivo un altro, un poco più sobrio o almeno di tono politico).
***
E’ il momento delle grandi scelte, due visioni di questo paese e del suo futuro sono nelle mani degli elettori. Veltroni e Berlusconi... no, non mi viene. (C’è qualcosa che non va. Devo trovare un’altra soluzione per l’attacco, che è sempre la parte più difficile di un articolo. Chissà che non funzioni ancora l’apocalittica all’italiana, il comunismo di Veltroni o il conflitto di interessi del magnate dei media... no, non funziona).
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Cinici va bene. Politicanti anche. Ma fino a che punto? Vi sarete accorti che il conflitto di interessi del magnate dei media, inteso come idea guida tormentosa e radicale, come febbrile termometro del carattere e dell’autenticità della democrazia italiana, è scomparso completamente dall’agenda politica e culturale di questo paese. Se ne occupa ormai qualche fissato, qualche Pancho Pardi. Ma i pezzi grossi della politica, della cultura e dell’informazione hanno dimenticato questa epocale battaglia, questo orizzonte intrascendibile di lotta, di mobilitazione, di impegno appassionato. In un attimo.
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Cara Rosy Bindi, a Firenze lei ha dichiarato che due libertà sono in conflitto, quella di abortire e quella di obiettare. Non so se sia una verità cattolica, e ne dubito, ma so che non è giusto da un punto di vista laico. Al solo scopo di combattere l’orrendo fenomeno dell’aborto clandestino, e non come mezzo di controllo delle nascite, la legge italiana 194 concede dal 1978 la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza, a certe condizioni e soltanto nelle strutture pubbliche. Non esiste una generica libertà di aborto. Che un ex ministro della Salute e della Famiglia cada in un simile lapsus, omaggiando l’idolo libertario celebrato nelle piazze in cui si lanciano in suo onore sedie, fumogeni, pomodori e uova, è la conferma del fatto che l’aborto è diventato una convenzione moralmente indifferente e che negli ultimi trent’anni siamo scivolati in una cultura oscurantista, primitiva e barbarica. Ci rifletta laicamente, onorevole Bindi, visto che per umanità, per cultura e per fede con quella cultura lei non ha o non dovrebbe avere niente da spartire. Senza rancore.
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Il tour elettorale va avanti imperterrito, mi trascino una prostata in fiamme di città in città. Grandioso flop a Torino, ma eroico, abissale. Pioggia e grandine in piazza Castello. Una ottantina di persone riunite sotto i portici della biblioteca reale, a palco abbandonato con le sue bandiere fradice. Altrettanti contestatori dei centri sociali lasciati lì nella pioggia nelle mani capaci della guardia regia, che ha evitato la carneficina. E andavano su e giù, davanti al Palazzo Reale, mentre noi parlavamo dai gradini della biblioteca, senza microfono. Calore e passione, che nel caso dei flop si moltiplicano. Poi iniezione di antibiotico e via a Biella, al museo del territorio: nuovo flop, ma confidenziale.
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Non molto tempo fa Piergiorgio Welby, un uomo molto malato e sofferente, scrisse una lettera a Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, in cui chiedeva il diritto di essere aiutato a morire con la desistenza terapeutica, contro ogni accanimento. Il presidente Napolitano si rivolse immediatamente al Parlamento e all’opinione pubblica, esigendo attenzione e riguardo per il diritto di morire. Giornali e televisioni rilanciarono con estrema forza il doppio messaggio, di Welby e di Napolitano, e l’Italia fu inchiodata per mesi a una storia dolente incentrata sul desiderio di buona morte.
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Vorrei che Eugenio Scalfari mi aiutasse a risolvere un piccolo enigma. Quando presentai l’idea di una lista elettorale per la moratoria scrisse su Repubblica che quella lista sarebbe stata una dichiarazione di guerra della Conferenza episcopale alla Repubblica italiana. Io lo presi in giro bonariamente, perché il suo articolo fu pubblicato nella stessa domenica in cui il quotidiano dei vescovi iniziava lo stillicidio di cortesi prese di distanza dalla lista di opinionisti e autorità varie del mondo cattolico. Poi il fondatore si tacque, e non se ne è saputo più nulla di quella dichiarazione di guerra che avrei presentato per conto terzi. Si è distratto, il mio vecchio amico e nemico?
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Pasqua tempestosa in San Pietro. Liturgia latina fitta del suo mistero, assediata dalla nebbia nel giorno della resurrezione, dopo le ombre cinesi del venerdì santo e della via crucis. E nel cuore del triduo, nel passaggio simbolico dalle tenebre alla luce dopo la processione dei ceri pasquali, la frustata della fede come incanto barocco dopo le arcate razionali di Ratisbona.
La conversione al cattolicesimo del laico musulmano Magdi Allam, il suo battesimo come Cristiano, è stata un grande fatto pubblico, amministrato con coraggiosa saggezza dalla chiesa e dal suo nuovo fedele. Spero che le eventuali ripercussioni polemiche (non voglio pensare adesso a un sovraccarico di violenza intollerante contro l’apostasia) saranno fronteggiate con altrettanta saggezza e altrettanto coraggio.
Buon viaggio a Magdi Cristiano nella difficile traversata che lo attende: è stata una festa per ogni vero libero pensatore vederlo sulla tolda dell’ammiraglia della chiesa universale, nella notte davvero universale per tutti i cattolici, quella della Pasqua di resurrezione, mentre il capitano gli asperge la testa di acqua benedetta.
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Al direttore - Ho trovato sul Web un’interessante, a me pare, doppia dichiarazione del compianto eurodeputato Alex Langer. Che, probabilmente, fosse ancora tra noi fisicamente, appoggerebbe la sua moratoria, viste le cose che diceva venti e più anni orsono.
Lorenzo Fazzini, Verona
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Facciamo un po’ di semiologia spiccia, interpretazione dei segni. Scrive Adriano Sofri nel suo pamphlet “contro Giuliano” che “moratoria”, l’estensione di quel termine dalla pena di morte all’aborto, è un furto con destrezza. Lo si può pensare solo a patto di stabilire con sicurezza che la “stringente analogia” (Angelo Bagnasco) tra pena di morte e pena d’aborto non sia tale. Invece l’analogia tiene. E analogia non è un piatto paragone né l’affermazione di una sola identità per due cose diverse: analogia vuol dire che due cose diverse possono e devono essere considerate alla luce di uno stesso principio logico. Questa operazione logica prima di me l’ha fatta il filosofo e giurista laico Norberto Bobbio, nel 1981. Bobbio era un nemico del giusnaturalismo, che considerava un’anticaglia reazionaria. Trattava Leo Strauss, mio maestro giusnaturalista, con degnazione e fastidio. Era liberale e socialista. Era un positivista giuridico, pensava che il diritto positivo è autosufficiente entro certi limiti, che non esistono questioni non negoziabili. Eppure quell’analogia la stabilì con parole non equivocabili, dicendo (letteralmente) di essere favorevole alla difesa intransigente del diritto alla vita del nascituro per le stesse ragioni per cui era contrario alla pena di morte. Una perfetta analogia.
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Noi laici, o quel che ne resta, siamo fragorosi e impudichi, se facciamo una battaglia di idee è sui giornali che nasce, sui giornali che muore; eppoi ci presentiamo alle elezioni o in tv, coltiviamo lo spazio pubblico come fosse il nostro orto casalingo, ci rispecchiamo in categorie obsolete come vittoria o sconfitta, consumiamo le nostre vite senza tempo per osservarle, senza tempo per scrutare nel profondo quelle degli altri, senza tempo per viaggiare nel mistero dei carismi personali, del carisma di una chiesa, nel carisma di un popolo. Siamo frettolosi, noi laici secolari o quel che ne resta. Se penso a Chiara Lubich e alle cento forme di spiritualità cristiana dentro e fuori il mondo cattolico, anche nella mescolanza come a Taizé con le correnti protestanti sopravvissute alla diaspora evangelica, penso che quel che superbamente mi dico quando sono stanco, e cioè che ho vinto comunque perché ho “imposto” la questione in cui credo, il rigetto dell’aborto moralmente indifferente come grande metafora per il ritorno di amore e buonumore sulla terra, può essere perfettamente rovesciato nel suo opposto: ho perso comunque, anche se non dovessi prendere un sacco di botte.
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Cara Miriam, mi spiace polemizzare con te perché, per ragioni di lunga amicizia familiare, è come se polemizzassi con mia madre. Ma devo dirti che il tuo articolo di ieri su Repubblica mi ha traumatizzato. Lo trovo incredibile, ideologico in un senso disumanizzante, anche sul piano dei rapporti personali. Tu attribuisci alla mia “forsennata” campagna contro l’aborto, che spacci mendacemente come una campagna contro la 194, senza un soprassalto di riflessione e di verità che da te mi sarei atteso, il risultato di spingere le donne all’aborto clandestino. Non è decente, anche se la cosa è sussurrata in modo insinuante e riposta in una zona non troppo visibile del tuo giornale. Quello stesso giornale che, in altre pagine, si apre bene o male alla discussione onesta sulla scia del libro di Sofri “Contro Giuliano”.
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Caro Adriano, rubo tempo al sonno per rispondere in campagna elettorale, dunque a rate, al tuo consistente pamphlet “Contro Giuliano”, che è una lunga lettera d’amicizia e di radicale dissenso dalle mie idee sull’aborto e il maltrattamento della vita umana. Ma ora che hai condensato in un’intervista all’Espresso ciò che pensi, è urgente una risposta da giornale a giornale entro la misura di tempo che è dei giornali. Ora che le tue idee distese e pensate, sbagliatissime epperò amichevoli, vanno in pasto al giornalista collettivo, che ne saprà fare uso acconcio, il subgiornalista individualista che io sono è tenuto a replicare.
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Napoli, bimbo ucciso perché malato. Questo fu qualche giorno fa il nostro titolo per raccontare, unici in Italia, la storia vera della morte violenta del figlio di Silvana, donna sola abbandonata dal suo maschio, accolta da un rapido certificato per aborto terapeutico causa sindrome di Klinefelter, eseguito in condizioni infernali sottoposte ad accertamento di polizia. La notizia per gli altri era l’accertamento di polizia. La sub notizia alimentata da quel mascalzone che è il giornalista collettivo, ideologo incarognito della nostra società, era l’autodeterminazione della donna violata dalla campagna terroristica di Ferrara contro l’aborto. Manifestazioni, samba femministi, tentativi di arrivare alla sede del Foglio e cha cha cha.
Poiché i fatti si accompagnano alla ragione da veri alleati, eccovi un altro titolo. Genova, bimbo ucciso per un reality.
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Il giovane uomo che oggi dirige le televisioni Mediaset, e che si chiama Piersilvio Berlusconi, ha un tratto personale amabile. Dicono che sia bravo e che meriti per intero la sua fortuna. Lo ricordo ragazzo, poi l’ho genericamente perso di vista, ma chi fa vita pubblica è sempre sotto osservazione. Infatti Vanity Fair lo ha sollecitato a parlare del tema del giorno: l’aborto, e con esso di quel che riguarda la visione personale dell’esistenza umana e del modo di viverla. Piersilvio se l’è cavata restituendo al settimanale della Condè Nast un suo ritratto molto ordinario, da uomo comune figlio del proprio tempo. In politica gli piacciono Daniele Capezzone e i radicali, che peraltro si piacciono ormai poco tra di loro, ma fa niente.
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Sui bilanci di numerosissimi ragazzi, il costo del preservativo pesa molto, anzi troppo, cinque euro. Un tipo di speculazione che riguarda una massa di ragazzi e di giovani i quali spesso debbono farne a meno perché non dispongono della somma. Sembra un problemino da poco per noi adulti, invece è un handicap serio per i ragazzi. Un grammo di lattice fatto pagare cinque euro, è incredibile, anche non conoscendo i costi dei processi industriali. Perché non distribuirlo con le macchinette automatiche con una moneta da cinquanta cent?
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Alla fine del film Juno suggerisce: “Bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi”, ed è una frase fantastica. Bisognerebbe anche pensare prima di scrivere, cara Aspesi. Il suo tentativo di salvare dalla crociata contro l’aborto il film hollywoodiano che sta per invadere i nostri schermi dopo un clamoroso successo internazionale è destinato a un grottesco fallimento, e mi dispiace perché solo uno strano panico può indurre a un’impresa ideologica e giornalistica tanto disperata. La gente che ha letto il suo articolo infatti vedrà il film, ai primi di aprile. Vedrà una ragazzina con la sua lingua di strada e i suoi deliziosi capricci pieni di buonumore e di amore. La vedrà che resta incinta. Che decide di abortire. Che va verso l’ingresso di una clinica femminista per aborti. Vedrà che incontra una ragazzina bruttacchiona e sensibile, come bruttacchioni e sensibili siamo tutti noi pro life e pro family day, tutti noi che godiamo del suo accanito disprezzo antropologico, la quale le comunicherà bruscamente che il suo fagiolino ha già le unghie.
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Queridos amigos, señoras y señores,
que ninguna mujer podía ser legalmente obligada a dar a luz y que ninguna debería ser encarcelada por haber abortado. Fue una solución obligada y digna que hoy no sería ni justo ni posible anular y que se tomó para combatir el aborto ilegal. Sin embargo, desde entonces a hoy, el planeta ha sido golpeado con más de mil millones de abortos y una capa de desesperación ha calado en la Humanidad. Los abortos se siguen practicando con una media de 50 millones al año. Ningún anticonceptivo ha limitado el número de abortos por la sencilla razón de que el aborto quirúrgico y farmacológico se ha convertido en el anticonceptivo más utilizado. Nuestro planeta ha envejecido precozmente y la vida ha sido maltratada y deshumanizada.
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Cari amici, signore e signori. Molti anni fa noi occidentali abbiamo deciso che nessuna donna può essere legalmente obbligata a partorire e che nessuna donna deve essere incarcerata per avere abortito. Fu una soluzione obbligata e decente, che non è possibile e non è giusto oggi rovesciare, e che fu presa per combattere l’aborto clandestino. Ma da quel tempo ad oggi il mondo è stato sfregiato da oltre un miliardo di aborti, e una cappa di muta disperazione è calata sull’umanità. Gli aborti continuano al ritmo di cinquanta milioni l’anno. Nessun contraccettivo ha limitato il numero degli aborti, perché l’aborto chirurgico e farmacologico è diventato il metodo anticoncezionale più diffuso. Il nostro mondo è invecchiato precocemente e la vita è stata maltrattata e disumanizzata. Da quel tempo ad oggi l’aborto si è anche trasferito dal seno materno alla provetta della fecondazione artificiale. E’ diventato sempre di più aborto selettivo, dispotismo genetico, nuova schiavitù in cui una cultura forte, dominante, fiera del suo patto faustiano con il diavolo dello scientismo, decide per conto dei più deboli e indifesi tra gli esseri umani.
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Veltroni dice cose difficili, spiega che non gli interessa vincere e vuole rilanciare lo spirito degli anni Sessanta. Sta rasentando la sfortunata formula della “serietà al governo”, più il fumetto della bella politica, l’incontro con l’apparato e le regole di partito per adesso non gli giova: era più forte come sindaco africano. Mah. L’impressione è che sappia che la nuova stagione è rinviata a qualche anno di opposizione come dice lui, e lo nasconda appena. Il Cav. ci dà dentro con il voto utile, spiega che vincere è l’unica cosa che gli interessi e che è eticamente anarchico e insieme monarchico: miele per le orecchie degli italiani.
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Roma 27 febbraio. Dopo una giornata grigia, con il diavolo adagiato sulla mia spalla, oggi provo brividi di piacere alla vista di un modulo. La notte mi ha portato consiglio. M’illumino d’immenso quando entra il signor Notaio e autentica una firma. Tocco il cielo con un dito allorché ripasso il manualetto intitolato “istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”. A ogni paragrafo che rinvia a un capitolo che rinvia a un dpr che rinvia a una nota, fremo di gioia. Circoscrizione per circoscrizione, lista per lista, facciamo ruotare bei nomi che saranno eletti alla Camera, e comunque saranno eletti. Scelti per aprire una strada e tenere viva una cosa morta da trent’anni: la strana idea, e molto sexy, che le cose tristi si combattono e quelle allegre si preparano, anche con la grintaccia della battaglia politica ed elettorale. Perché no?
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Ho già detto che se anche andasse male non importa, perché è già andata bene. E che esitare genera malessere. Però un po’ esito, e ci dormo poco e un po’ mi angoscio, in mezzo a pressioni pubbliche e private, preoccupazioni motivate sulla difficoltà di tradurre in voto politico la riscoperta di una antica sapienza: liberi di scegliere, si deve scegliere contro la tristezza e la comodità del desiderio che si fa diritto in modo dispotico verso il diritto altrui. Il diritto di un concepito a diventare un uomo o una donna, non un rifiuto, uno scarto della civilizzazione. Liberi per legge di abortire, si deve scegliere contro l’aborto. Aborto? No, grazie.
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Venerdì prossimo depositeremo il contrassegno della lista per la moratoria e per la vita, contro l’aborto moralmente indifferente, all’ufficio elettorale centrale del Ministero dell’Interno. Le cose burocratiche da fare sono state fatte, e le stiamo completando con fatica e puntigliosità. Un gentile sottoscrittore ha versato ben cinquemila euro, che la vita gliene renda merito, e molti altri stanno cercando di darci una mano. L’8 marzo presenteremo le liste, e nel pomeriggio, con l’aiuto dei tanti che decideranno di venire, manifesteremo a Roma per le donne e per la vita.
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C’è da domandarsi: ma perché lo fanno? Perché “Giuliano il mammano”? Perché l’ossessivo “la 194 non si tocca”? Perché “le donne non sono assassine”? I progressisti, dal lancio della moratoria a fine dicembre e particolarmente ora che la moratoria per l’aborto si affaccia sulla scena o sceneggiata politica con una sua lista pazza, non hanno accettato un onesto confronto. Hanno lanciato anatemi, descritto per quel che non è e deformato fino al grottesco la posizione avversaria, si sono perfino inventati una montatura giornalistica sul caso dell’aborto di Napoli, che si è ritorta contro di loro.
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I radicali si sono accasati accanto ai cattolici, un po’ sconcertati, nel Pd. Facciamo agli uni e agli altri auguri di buon lavoro. La moratoria e la lista sono diversi dalla piattaforma radicale come il giorno dalla notte, ma i radicali hanno passione, la esprimono in forme spesso ricattatorie e non sempre limpide, ma la esprimono. Dunque buon lavoro. E i cattolici democratici, stretti tra una combattiva Binetti e una minacciosa Bonino, non passano giorni lieti, ma sapranno tirarsi fuori dall’impiccio con la forza dei loro “valori”.
Primo magico errore. Ieri abbiamo pubblicato in prima pagina l’assegno milionario (in lire) con l’intestazione sbagliata a una vecchia società. Corretto rapidamente. I soldi versati per promuovere la lista pazza andranno come da regola a un conto dell’Associazione per la difesa della vita presieduta e legalmente rappresentata da Giuliano Ferrara.
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Caro Cavaliere, caro Fini, caro Bossi – Avevate pieno diritto di rifiutare la collaborazione con la lista per la vita e contro l’aborto. E lo avete fatto. Noi cercheremo di andare da soli in tutte le circoscrizioni della Camera e in tutte le regioni per il Senato, esclusa la Lombardia dove c’è Formigoni candidato, e di lui ci fidiamo anche per il suo gesto di limpida generosità verso la nostra battaglia.
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Con Magris non siamo mai andati d’accordo. Questione di pelle. Ma io ho cambiato pelle. Non m’importa che abbia messo nel suo fondo sul Corriere un giudizio aspro e indiretto su un Giuliano Ferrara che non esiste, uno scalmanato adoratore delle piazze e della rissa.
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L’Otto marzo tutte e tutti a Roma: per le donne e per la vita. Chiederò a Giovanni Lindo Ferretti di suonare e cantare come sa. A Paola Bonzi di raccontare che cosa significa combattere la solitudine di una donna di fronte al rifiuto di maternità, di fronte all’abbandono maschile e all’indifferenza sociale. Chiederò a Mario Melazzini di dirci perché i malati vogliono essere aiutati a vivere e aiutarsi a vivere, perché non sono particolarmente interessati al diritto di morire, che tutti abbiamo già.
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Non so come andrà a finire, questa storia della moratoria e della lista pazza, ma so come è cominciata. Con una salutare rinuncia. La rinuncia per otto giorni al cibo solido, tranne qualche noce, tra Natale e il primo dell’anno. Poi ho rinunciato alla pennichella, quei trenta o quaranta minuti di siesta nel letto nuziale abbandonato da mia moglie perché russo, dolce abitudine contratta da qualche anno, due-tre anni (“Non sei né giovane né vecchio, ma è come se dormissi dopo pranzo sognando di entrambe queste età”: sono versi di Marlowe, credo, citati da Eliot, che mi hanno sempre incantato, fin dall’adolescenza).
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Caro Francesco Merlo, è sabato ore 8 e trenta del mattino. Sono a Fiumicino. In partenza per Genova, e saranno parole. Poi Albenga, e saranno parole. A me il silenzio piace. Ma tu chiedi quel silenzio, quello lì, il silenzio sulla verità. Come faccio?
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Caro Pannella, questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto. Duilio Giammaria e la sua collega Elisa Ansaldi erano sconcertati dalla tua violenza verbale. Io invece la capivo. Hai dato scandalo perché pensavi che io rifiutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così, e te lo spiego.
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