La rabbia americana. La grande incognita di queste elezioni statunitensi

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Economist, New Statesman, Time, Bloomberg Business Week e Tiempo.
La rabbia americana. La grande incognita di queste elezioni statunitensi

“La rabbia americana” è la grande incognita sia di queste elezioni statunitensi (il popolo silente di Trump si leverà davvero in massa per votare il suo candidato, ammesso che esista?) sia del dopo elezioni: cosa succederà a un paese diviso come non mai nel momento in cui, dopo il voto, dovrebbe ricomporsi dietro al suo nuovo commander in chief? Se lo chiede il magazine britannico New Statesman, che dedica alle elezioni d’oltre Atlantico il suo ultimo numero.

 

 

 


 

Trump ha un piano B, sostiene Businessweek, che nel suo ultimo numero pubblica un dettagliatissimo viaggio nella macchina trumpiana, ma nonostante questo (o meglio: proprio a causa di questo) il Gop è a rischio di una frattura permanente, come mostra la copertina di The Week, in cui si descrive un partito “irrimediabilmente diviso”.

 

 


 

La battaglia di Mosul deciderà il destino dell’Iraq e sarà il punto di svolta della guerra contro lo Stato islamico. Nessun altro è in grado di dare il senso della drammaticità dell’evento come Time, con una copertina impressionante.

 

 

 


Chi terrà alta la torcia dell’apertura in occidente? Non più gli Stati Uniti, né l’Europa azzoppata dalla crisi dei migranti e dalle divisioni interne. Il miglior candidato potrebbe essere, scrive l’Economist, il Canada, che in questa temperie di innalzamento di muri continua a professare il libero mercato (nonostante le resistenze europee intorno al Ceta), accoglie senza paura molti più rifugiati del suo vicino americano e ha un primo ministro che è il beniamino della sinistra liberale. Dovesse vincere Trump in America, anche dal miglior magazine inglese consigliano il trasferimento a nord, insomma.

 

 


 

La Spagna sta finalmente per avere un governo dopo quasi un anno di stravolgimenti politici, ma il difficile arriva solo adesso. Il Partito socialista, costretto obtorto collo a consentire la formazione di un esecutivo guidato da Mariano Rajoy, sta preparando una “Operazione inferno” per la legislatura, in cui una “opposizione estrema” rischia di portare il paese a nuove paralisi.

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