L'estate del terrore e il declino dei media

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Economist, Spectator, Weekly Standard, Point, Nation, New York Mag
L'estate del terrore e il declino dei media

 

La nuova grande divisione della politica, conferma l’Economist, non riguarda più la destra e la sinistra, ma l’apertura e la chiusura, il globalismo e il protezionismo. Tra i due schieramenti, il tentativo di risolvere gli aspetti problematici della globalizzazione con metodi diversi provoca divisioni insanabili, e su questo campo si giocherà il futuro dell’occidente.

 

 

 


 

 

“Il nostro mondo ha un gran bisogno di speranza”. Il magazine francese Point riporta sulla copertina una bellissima foto di padre Jacques Hamel, assassinato martedì nella sua chiesa da due terroristi jihadisti, e dedica all’espansione del terrore in Francia gran parte del numero.

 

 

 


 

 

Una grande Angela Merkel e un piccolo François Hollande sudano e sbuffano sotto il sole rinchiusi nella loro divisa militare e antisommossa. Lo abbiamo visto, si è aperta l’estate del terrore dell’Europa, e i nostri leader, dice il quotidiano conservatore britannico Spectator, non sembrano pronti.

 

 

 


 

 

La politica italiana è nani e ballerine, si diceva un tempo. Quella americana è mangiafuoco e divoratori di spade, con un personaggio inquietante che cavalca un orso sullo sfondo. Il Weekly Standard, magazine conservatore statunitense, dedica una copertina preoccupata allo stato della politica americana, con l’ombra di Vladimir Putin che incombe, dopo le ultime rivelazioni sulle mail dei democratici.

 

 

 


 

 

Il Cristo di Rio appare un po’ affaticato nel tentativo di sostenere i cerchi olimpici, come l’Atlante del mito greco. Si aprono i Giochi in Brasile, e tra Zika e scandali politici il paese non è mai stato così impreparato.

 

 

 


 

 

I media sono diventati la principale causa (oltre che i principali testimoni e accusatori) dello storico declino dei media stessi. Una bella copertina e un lungo articolo dell’americano New York Magazine fanno una diagnosi completa e ben argomentata del declino non solo economico del business dell’informazione usando i contributi dei migliori giornalisti americani, con una postilla finale: non solo il problema è enorme, ma tutti nell’ambiente sanno che c’è.

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