I problemi della Turchia saranno i nostri problemi

Una rassegna delle copertine dei principali settimanali internazionali. UniSpiegel, Atlantic, Economist, Courrier International, Spectator, Nikkei Asian Review, Commentary
I problemi della Turchia saranno i nostri problemi

Sulla copertina dello Spectator, rivista britannica, la Turchia è attraversata da lunghe crepe da cui escono frotte di disperati. Il paese, scrive Laura Pitel nell’articolo all’interno del giornale, ha già ospitato 2 milioni e mezzo di rifugiati siriani, una cifra “che nessun paese può sopportare”. Noi in Europa lo stiamo già sperimentando, e certo le intemerate del presidente Recep Tayyip Erdogan non aiutano, ma il problema della Turchia “presto diventerà il nostro”, ancora più di adesso.

 

 

 


 

Li abbiamo considerati come outsider senza speranze per troppo tempo. Ora sappiamo che entrambi i candidati più populisti delle primarie repubblicane, Donald Trump e Ted Cruz, hanno più che qualche possibilità di vincere. Ma la loro riabilitazione politica, se così si può dire, non è andata di pari passo con la considerazione per la loro politica estera. Cruz è stato deriso più volte per la sua volontà di “bombardare a tappeto lo Stato islamico” fino a vedere se la sabbia brilla, Trump fa uno scivolone dietro l’altro in quanto a politica internazionale. Ma adesso che le loro possibilità di ottenere la nomina del partito si fanno sempre più consistenti, il magazine Commentary inizia a chiedersi se siamo davanti all’emergere di una nuova dottrina repubblicana in politica estera. Per ora è lontana da quella di Obama ma anche da quella di Bush o di Reagan, è impalpabile, ma è sempre più urgente iniziare a capirci qualcosa.

 


 

 

L’Economist ha una lunga storia di editoriali e copertine a favore della legalizzazione delle droghe leggere. Per il magazine britannico è il modo migliore per limitare i traffici illegali e porre fine a una lotta ormai più che decennale. Ma questa volta i giornalisti inglesi hanno deciso di essere non solo provocatori, ma anche didattici.

 

 

 


 

Una pista da sci. Un iPhone che riprende in soggettiva, con una bandiera cinese. L'ultima copertina del Nikkei Asian Review è dedicata al business del turismo, soprattutto quello cinese, che sta muovendo l'economia asiatica. Dalla strategia di Giappone e Corea del sud per attirare turisti, l'apertura dei paesi del sud-est asiatico, fino alle mosse di Hong Kong e Macao per sviluppare la concorrenza.

 

 

 


 

 

James Fallows dell’Atlantic ha viaggiato per l’America in lungo e in largo per tre anni, cercando di capire se è ancora possibile unire un paese sempre più polarizzato e diviso. Ne esce un lunghissimo e meraviglioso reportage, alla fine del quale c’è spazio per un po’ di speranza.

 

 

 

 


 

 

Cinquecento anni dopo Tommaso Moro, il Courrier International si chiede se le utopie esistono ancora. Lo fa con una copertina molto evocativa, partendo dal “Yes we can” di Barack Obama e finendo nella Corea del nord di Kim Jong-un.

 

 

 


 

 

 

I principali protagonisti delle serie tv americane hanno un dito di fronte alla bocca e invocano silenzio. “Pssst! La strana paura dello spoiler”, scrive Uni Spiegel, la versione studentesca del magazine tedesco, invocando il demone che, al tempo delle serie tv, rovina conversazioni e amicizie.

 

 

 

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