World War Isis

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Times, Point, Spectator, Nyt Mag, Newsweek
World War Isis

L’ombra della Tour Eiffel si estende su tutta la copertina di Time, che reca un titolo potente: “World War Isis”. La guerra al terrore deve essere globale, e combattuta su tutti i fronti. Il Time ospita una serie molto interessante di interventi. Tra questi quello dell’ex comandante della Nato in Europa, l’ammiraglio James Stavridis, su come sconfiggere militarmente lo Stato islamico, e quello di Marine Le Pen, per cui l’ospitalità ai rifugiati non può trasformarsi in incapacità di difendere la nostra libertà.

 

 

 


Il giornale francese Point, mentre Parigi si prepara alla guerra, descrive con una copertina decisamente marziale i preparativi che la Francia sta mettendo in atto per rispondere agli attentati del 13 novembre. Il presidente François Hollande ha ottenuto risultati non sempre confortanti nel tour diplomatico in cui ha chiesto agli alleati europei e americani di fare un salto di qualità nella guerra allo Stato islamico. Ma la Francia è pronta a rispondere agli attacchi in ogni caso.

 

 

 


Foto scontata, ma approfondimento intelligente per Newsweek, che si occupa dell’altro grande protagonista della nuova guerra al terrore. Il presidente russo Vladimir Putin, che ha una logica “sanguinaria”, titola il settimanale americano, ma appunto stringente. Newsweek ripercorre la parabola del leader russo nell’ultimo anno che lo ha visto passare da paria internazionale a “power broker” indispensabile per il medio oriente.

 

 

 


Una voce fuori dal coro in campo conservatore è il magazine inglese Spectator, che mettendo David Cameron, Barack Obama e François Hollande a cavallo di un missile avverte: dispiegare il potere militare dell’occidente in Siria rischia di essere controproducente, di esacerbare i conflitti e di lasciare il paese peggio di come è già ridotto. David Cameron giovedì ha perorato la necessità per il Regno Unito di intervenire con più forza in Siria, e l’establishment è abbastanza convinto, al contrario di quanto scrive lo Spectator, che dovrebbe fare ancora di più.

 

 

 


Finora l’occidente ha avuto un solo esercito con gli scarponi sul terreno che può considerare davvero affidabile. Sono i curdi, i peshmerga iracheni soprattutto, gli unici a strappare davvero territorio allo Stato islamico. In Rojava, la terra dei curdi al nord della Siria, è stata creata una “utopia secolare a due passi dallo Stato islamico”, scrive il magazine del New York Times. Certo, c’è chi invece vi vede una enclave socialista, ma il lungo reportage di Wes Enzinna merita una lettura attenta.

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