Corbyn è Lenin, Trump fa le faccette

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali
Corbyn è Lenin, Trump fa le faccette

Socialisti /1. Jeremy Corbyn come Lenin, perfetto nell’iconografia sovietica che l’Economist gli costruisce intorno, con un titolo (“Indietro, compagni!”) che compone una delle migliori copertine del settimanale inglese da molti mesi a questa parte. Le tesi del magazine sono facili da indovinare, ma meritano una lettura, perché il campione del liberalismo inglese smonta il nuovo leader del Labour pezzo per pezzo, idea per idea.

 

 


 

Socialisti /2. Questa è stata la settimana del dibattito presidenziale dei repubblicani, del buon successo di Carly Fiorina, delle faccette di Donald Trump, ma Time dedica la copertina al campo democratico, con un bel ritratto (giustamente illuminato da luci gialle, che danno l’effetto seppia di una foto d’epoca) di Bernie Sanders, candidato socialisteggiante che sta facendo male a Hillary Clinton nella corsa alle primarie democratiche. Time non può che concedere un merito a Sanders: ha reso di nuovo interessante una corsa presidenziale che a sinistra sembrava nata morta, mostrando che la voglia di antipolitica non riguarda soltanto i repubblicani: “Senza un solo spot televisivo o un endorsement al Congresso Sanders ha mostrato la debolezza dell’establishment clintoniano nel partito e al tempo stesso evidenziato la sua fame per un salvatore ideologico”.

 


 

Poche settimane Forbes mostrava Travis Kalanick, fondatore e ceo di Uber, con un paio di corna disegnate. Oggi Fast Company lo mostra con un sorriso sognante in mezzo a luci celestiali, e scrive: “Ammettetelo. Voi amate Uber”. All’interno un articolo lungo di Max Chafkin racconta le origini di Uber dall’interno, la predestinazione di Kalanick, e al tempo stesso la sua trasformazione in faro ideologico, avvenuta in parte a sua insaputa: una volta Kalanick ha detto che prima che lo definissero tale “non sapeva nemmeno cosa fosse un libertario”.

 


 

“Adesso ho un cervello!”. Barbie osserva con occhi fissi il lettore dalla copertina del New York Times Magazine dove si racconta, in maniera anche un po’ inquietante, il nuovo modello della bambola Barbie in uscita a novembre, dotata della parola e di un’intelligenza artificiale, in grado di rispondere a tono e di far credere ai bambini di essere viva. La nuova Barbie è un prototipo notevole dal punto di vista tecnologico, ma pone dubbi a livello educativo. Senza contare il fatto che anche lei può essere hackerata.

 


 

La Technology Review del Mit mette insieme i 35 innovatori con meno di 35 anni più importanti dell’anno. Sono quasi tutti nomi sconosciuti, divisi tra Pionieri, Inventori, Imprenditori e Umanitaristi, e sono le persone che secondo il Mit potrebbero cambiare il mondo nei prossimi anni. Una lista da conservare per vedere chi ce la fa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi