Tra Trump, musica e manipolazione genetica

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Time, Hollywood, Economist, Wired, New Statesman, Atlantic, Nikkei.
Tra Trump, musica e manipolazione genetica

Questa è stata la settimana di Donald Trump – come quella prima, e quella prima ancora. Da oltre due mesi tutti aspettano ormai che la bolla Trump alle primarie del Partito repubblicano americano scoppi e lasci spazio al vero dibattito, ma lungi dallo sgonfiarsi Trump continua a volare nei sondaggi – anche a livello nazionale, dove è a pochi punti di distanza da Hillary Clinton in una possibile sfida presidenziale. Viene quasi da pensare che sia ora di rassegnarsi, e almeno per il magazine Time è così: “Deal with it”, si legge sulla copertina, con ritratto in primissimo piano di Trump (all’interno, foto del candidato con aquila americana sul braccio). L’uomo fa sul serio, è solido nei sondaggi, ormai non è più possibile trattarlo come un fenomeno passeggero. Un’altra copertina e un altro ritratto per Trump arrivano questa settimana dall’Hollywood Reporter, dove il magnate dei palazzi di lusso si paragona niente di meno che al feticcio della destra repubblicana, Ronald Reagan.

 


 

Il magazine inglese di sinistra New Statesman ha colto una somiglianza interessante. Jeremy Corbyn, candidato (pericolosamente socialista) alle primarie per il Labour, è incredibilmente simile a Obi-Wan Kenobi di Guerre Stellari. Quale miglior occasione per mettergli in mano una bella spada laser, farlo combattere contro Darth Vader e presentarlo come il cavaliere jedi che combatte da solo contro le correnti avverse del suo partito? A partire dall’ex premier Tony Blair, non c’è commentatore che non metta in guardia la sinistra inglese dall’eleggere un candidato troppo estremista, e con amicizie pericolose negli ambienti dell’islamismo, ma Corbyn va fortissimo nei sondaggi, e ha ricevuto anche l’endorsement (una polpetta avvelenata, ovviamente) di Rupert Murdoch.

 


 


Una mazzetta di yuan incartati nel cellophane con un bollino di sconto, come i prodotti vicini alla data di scadenza al supermercato: la Nikkei Asian Review, tra le maggiori riviste asiatiche, dedica buona parte del suo ultimo numero alla svalutazione dello yuan voluta dalla Banca centrale cinese per rispondere alle difficoltà economiche. Durante la crisi finanziaria del 2008 la leadership cinese ci ha abituati a mosse rapide e alla filosofia del “whatever it takes”. Anche con le difficoltà attuali il governo ha cercato di investire tutta la sua influenza per evitare il crollo dei mercati e il rallentamento della crescita, ma questa volta, si legge in un editoriale su Nikkei, il tentativo sembra disperato, e probabilmente vano.

 


 

I danni del politicamente corretto sulla cultura americana sbarcano finalmente anche sui giornali di sinistra, con il liberal Atlantic che racconta nel suo articolo di copertina come in nome del “benessere emozionale” gli studenti dei college stiano sempre più censurando e autocensurando l’istruzione americana. E’ un allarme che è arrivato da molte parti, dai comici ai giornalisti, ma che finora è stato poco ripreso a sinistra. Finalmente qualcuno se ne accorge.

 

 


 

Crispr è una tecnica di manipolazione genetica così potente da poter cambiare il modo in cui mangiamo, viviamo, e da poter curare una quantità infinita di malattie. Ma Crispr è così potente e così semplice da mettere in pratica, da aver spaventato i suoi stessi creatori, parte dei quali negli scorsi mesi hanno diramato un appello per mettere al bando la loro stessa creatura. Con Crispr l’eugenetica sarà alla portata di tutti, e anche per un ricercatore universitario sarà possibile giocare a fare Dio, con conseguenze inimmaginabili. L’Economist dedica a questa spaventosa rivoluzione genetica la sua copertina di questa settimana, con una tesi al solito razionale: avere paura di una tecnologia è il modo migliore per perderne il controllo. Serve sicurezza, ma la censura scientifica peggiora solo le cose. (Nota a margine: su Crispr la miglior copertina resta quella di Wired America di qualche settimana fa, ne abbiamo parlato qui.

 


 

Due leggende della musica contemporanea, il produttore Jimmy Iovine e il rapper Dr. Dre, hanno un gran progetto tra le mani, Apple Music, di cui sono tra i maggiori dirigenti Ma hanno anche obiettivi ancora più ambiziosi: salvare la musica da se stessa. Lo raccontano su Wired America, con una copertina molto patinata e idee di realismo invidiabile. Tra queste, il connubio tra tecnologia e cultura è la più importante. I due hanno fondato un’accademia in cui addestrano la prossima generazione di creativi a sopravvivere alla fine delle case discografiche.

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