L'èra degli occhialoni virtuali

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali.Economist, Bloomberg Businessweek, Weekly Standard, Time, Nikkei Asian Review, Spectator.
L'èra degli occhialoni virtuali

Il primo dibattito elettorale del Partito repubblicano americano ha deluso e svelato nuovi protagonisti, e dopo la gran copertina di Time con Bill Clinton e George W. Bush fotografati insieme, il Weekly Standard mostra Hillary e Jeb decisamente più bloccati dei loro predecessori. Il fatto è che “Le dinastie sono in difficoltà”, come si legge sulla copertine, e anche se tutti sono convinti che alla fine i candidati saranno loro, meglio non farsi cogliere impreparati dalle sorprese.

 

 


Il magazine inglese Spectator dedica la sua cover all’immigrazione, ma allontana il problema dalle coste britanniche, da quella Calais di cui i governi inglese e francese stanno perdendo il controllo, per raffigurare ancora i morti nel Mediterraneo. Nell’articolo all’interno del giornale, Paul Collier trova una nuova declinazione dell’“aiutiamoli a casa loro”: la maggior parte della nuova ondata di migranti sono profughi siriani, almeno 10 milioni, che scappano dalla guerra. Sono dislocati a milioni in campi profughi nei paesi confinanti, Turchia, Giordania e Libano. Per lo Spectator, è da lì che bisogna aiutarli, per creare delle “economie dell’esilio”. Ipotesi interessante, ma che ignora i barconi già in partenza.

 


Per godersi la miglior copertina dell’Economist di questa settimana (la versione internazionale non esalta, con un dibattito certo interessante ma non esplosivo su copyright e innovazione) bisogna essere in Egitto, dove il governo del presidente Abdel Fattah al Sisi ha ottenuto, grazie a un accordo speciale con l’editore, una sovracopertina agiografica in edizione limitata in occasione dell’allargamento del canale di Suez. “Il dono dell’Egitto al mondo”, recita la copertina, che fa parte della campagna mediatica importante di Sisi per accreditarsi come il “nuovo Nasser” e che sta creando qualche imbarazzo al magazine inglese.

 


Ci sono dei grossi pixel bianchi sulla mappa dell’Europa nell’ultima copertina di Bloomberg Businessweek, e un titolo eloquente: “Come Google ha perso l’Europa”. All’interno un gran pezzo parla degli errori e delle valutazioni sbagliate che hanno portato ai guai di Mountain View a Bruxelles, inseguita da indagini dell’antitrust, dagli editori del Vecchio continente, e forse perfino da un certo pregiudizio antiamericano.

 

 


Con una copertina seria e ironica (vi è raffigurato Palmer Luckey, 22 anni, inventore di Oculus Rift, gli occhialoni per la realtà virtuale, che è un po’ il prototipo del nerd), Time spiega perché la realtà virtuale è pronta a uscire dal regno dei videogiochi e a conquistare il mondo. Servirà pazienza, autoironia e, per ora, la voglia di indossare gli occhialoni.

 

 


La Nikkei Asian Review ha un numero tutto sportivo. L’Asia è la nuova frontiera non solo per il business mondiale e per gli interessi geopolitici delle grandi potenze, ma anche per lo sport. Negli ultimi anni l’Asia ha ottenuto un gran numero di eventi uno di fila all’altro e scrive Nikkei che è ora di trasformare il continente in una vera potenza sportiva.

 

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