Per l'Istat l'economia italiana nel 2016 è cresciuta più del previsto.

Il pil aumenta dello 0,9 per cento. Padoan: "I dati ci danno ragione". Ma la Commissione europea avverte: banche e instabilità politica mettono a rischio la ripresa

Per l'Istat l'economia italiana nel 2016 è cresciuta più del previsto

Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

Si chiude con una punta di ottimismo il 2016 dell'economia italiana. Secondo i dati preliminari diffusi dall'Istat, la variazione del pil stimata sui dati trimestrali grezzi è risultata pari a più 0,9 per cento. Se il dato sarà confermato a marzo, si tratterebbe dell'incremento maggiore dal 2010, quando la crescita si attestò all'1,7 per cento. Da allora, il prodotto interno lordo italiano è salito dello 0,6 per cento nel 2011, è sceso del 2,8 per cento nel 2012 e dell'1,7 per cento nel 2013, per poi tornare ad aumentare dello 0,1 per cento nel 2014 e dello 0,7 per cento nel 2015. Il dato corretto per gli effetti di calendario è anche migliore e dice più 1,0 per cento. La differenza si spiega con i due giorni lavorativi in meno contati dal 2016 rispetto al 2015. In entrambi i casi l'andamento è superiore allo 0,8 per cento atteso dal governo e si traduce in una variazione acquisita per il 2017 pari a più 0,3 per cento. I dati "danno ragione a una politica economica fatta di attenzione ai conti, riforme, sostegno a investimenti privati e investimenti pubblici", ha commentato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

 

Positivo è anche il risultato del quarto trimestre, durante il quale il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1,1 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2015. Il periodo ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. L'andamento tendenziale è uguale a quello del terzo, al top dal secondo trimestre 2011, quando la crescita si attestò all'1,5 per cento.

 

La variazione congiunturale, spiega l'istituto di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell'industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte e un apporto negativo della componente estera netta. Nello stesso periodo il pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5 per cento negli Stati Uniti, dello 0,6 per cento nel Regno Unito e dello 0,4 per cento in Francia e in Germania. In termini tendenziali, la crescita è stata del 2,2 per cento nel Regno Unito, dell'1,9 per cento negli Stati Uniti e in Germania e dell'1,1 per cento in Francia.

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La Commissione Ue nelle sue previsioni economiche d'inverno smorza però i toni e rivede le stime. Nel quadro dell'Eurozona che cresce dell'1,7 per cento nel 2016, dell'1,6 per cento nel 2017 e dell'1,8 per cento nel 2018, l'Italia resta in fondo alla classifica. Secondo le stime della commissione Ue, infatti, il nostro Paese farà registrare un più 0,9 per cento nel 2016 (comunque un rialzo rispetto allo 0,7 per cento precedentemente stimato), più 0,9 per cento nel 2017 e 1,1 per cento nel 2018. Pesano infatti i rischi per la situazione delle banche e l'incertezza politica, nonché le debolezze strutturali. E il commissario europeo Pierre Moscovici avverte: "L'incertezza politica e il lento aggiustamento del settore bancario pongono dei rischi al ribasso per le prospettive di crescita".

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Commenti all'articolo

  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    14 Febbraio 2017 - 15:03

    I dati parziali fanno prendere madornali cantonate. Se dicessimo anche che la crescita è dovuta principalmente all'aumento degli energetici, che portano una marea di nuove tasse per famiglie ed imprese senza guadagno per la competitività di quest'ultime, oltre a maggiori tasse per l'aumento degli interessi che lo stato dovrà pagare, prima di parlarne attenderei di vedere la chiusura dei prossimi bilanci ed il calo della spesa pubblica. Ma certo non serve parlarne fintanto che ci sono da combattere quei cattivoni dei tedeschi che non vogliono lavorare anche per mafia capitale, per il deficit del comune di Roma, per i nostri falsi invalidi, per i funzionari pubblici assenteisti, tedeschi che certo non vorranno vedere esposti alla gogna mediatica le partecipate che hanno dissestato MPS e tutti quei politici che ne hanno nominato gli amministratori e che benedicono la spoliazione dei risparmi privati e della finanza messa a garanzia dell'immane deficit, segno del fallimento di questo stato

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